Addio negozi, sparite 156mila attività: il Sud soffre ma resiste
Il Mattino

Addio negozi, sparite 156mila attività: il Sud soffre ma resiste

Venerdì 13 marzo 2026
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Il caso di Salvitelle, il paese in provincia di Salerno rimasto senza neanche un negozio, è soltanto la punta dell?iceberg. Il grido di aiuto di Maria Antonietta Scelza, la sindaca...

Il caso di Salvitelle, il paese in provincia di Salerno rimasto senza neanche un negozio, è soltanto la punta dell’iceberg. Il grido di aiuto di Maria Antonietta Scelza, la sindaca del borgo di 441 abitanti costretti a un’odissea quotidiana per fare la spesa, è quello che arriva da tanti centri dello Stivale, dove la desertificazione commerciale è inarrestabile, non soltanto per via dello spopolamento.

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Negli ultimi tredici anni le città italiane hanno visto sparire 156mila negozi e attività ambulanti, oltre un quarto del totale. Ma l'analisi di Confcommercio su “Città e demografia d’impresa” disegna uno scenario di speranza per il Mezzogiorno: mentre il Nord perde più punti vendita, il Sud resiste.

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Resilienza

Dei dieci comuni con il calo più accentuato delle imprese, sei sono al Nord: Belluno, Vercelli, Trieste, Alessandria (dove peraltro è cresciuta, seppur dello 0,1%, anche la popolazione residente), Savona e Gorizia, che vanno ben oltre il 30% in meno. In Campania la città con la variazione più rilevante è "soltanto" al 49esimo posto: Salerno ha perso tra il 2012 e il 2025 il 27% delle imprese attive del commercio al dettaglio, con una popolazione residente calata del 7,9%. Nel Mezzogiorno si registra una maggiore tenuta. Dei dieci comuni dove il calo delle imprese risulta meno pesante, cinque sono del Sud: Crotone, Olbia, Cagliari, Iglesias e Vibo Valentia.

L’elaborazione dell’ufficio studi di Confcommercio (su dati del centro studi Tagliacarne delle Camere di Commercio) prende in considerazione 107 comuni di medie dimensioni capoluoghi di provincia (Napoli è dunque tra le escluse) e 15 comuni non capoluogo più popolosi. In Campania sotto il microscopio sono finite Avellino (al 53esimo posto nella classifica del calo degli esercizi), Benevento (80), Caserta (55), Pozzuoli (68), Salerno (49) e Torre del Greco (60). Diciotto le categorie di attività analizzate, dai negozi non specializzati alle rosticcerie, scoprendo che il calo non riguarda esclusivamente i comuni più piccoli - dove a volte si registra l’estinzione di servizi essenziali, non più compensata neppure dal commercio ambulante - ma interessano anche i comuni di dimensioni maggiori. La distinzione tra attività nel centro storico e fuori dal centro storico fa venire alla luce situazioni specifiche, come la “fine” dei negozi di abbigliamento nei centri cittadini. Importante il contributo delle imprese a conduzione straniera, più 134 mila nel periodo 2012-2025.

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Il trend

Secondo i dati di Confcommercio crescono le farmacie e i negozi di computer e telefonia, calano gli alberghi e i bar tradizionali, mentre aumentano in modo significativo le attività di ristorazione e gli “altri alloggi”. In poco più di dieci anni i B&b al Sud sono più che triplicati, crescendo del 290,6% nei centri storici e del 236,9% fuori dai centri storici, una progressione vertiginosa che doppia quella del Centro-Nord (+147%). Un ruolo decisivo gioca l’e-commerce. Nel 2025 le vendite online hanno rappresentato oltre l’11% dei beni acquistabili. Con i consumi deboli, la crescita delle vendite dei discount e dell’online sta progressivamente erodendo le quote di mercato dei negozi di vicinato. Così le attività tradizionali calano drasticamente: edicole -52%, abbigliamento e calzature -37%, mobili e ferramenta -36%. Crescono invece le attività legate al turismo e alla ristorazione: ristoranti +35%, gelaterie e pasticcerie +14%, affitti brevi +184%.

Il risultato è una nuova geografia urbana: meno negozi di prossimità, più attività turistiche e ristoranti, una trasformazione degli spazi cittadini che rischia di creare quartieri-dormitorio e città meno vive, soprattutto per gli anziani e chi ha bisogno dei servizi di vicinato. E una desertificazione commerciale che non sempre va di pari passo con lo spopolamento. Almeno tre i casi simbolici nella classifica di Confcommercio: a Pesaro le attività calano del 34,9% ma la popolazione residente è aumentata dello 0,8%, a Mantova negozi a -30% ma popolazione a +4,7%, a Parma -25,9% imprese contro il 9,5% in più di residenti.

Le proposte

Per il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, «la desertificazione commerciale è diventata un’emergenza che penalizza le aree urbane, con meno servizi e meno sicurezza. Va avviato il nostro progetto Cities con i sindaci su tre priorità: disciplinare l’offerta commerciale nei centri storici, riutilizzo immediato dei locali sfitti, coniugare sviluppo economico e urbanistica».

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