Occupazione, ok donne e Sud: in Italia 185mila posti in più
La media del 2025 continua a dire Sud. È nel Mezzogiorno che in termini percentuali è cresciuta di più l?occupazione in Italia, grazie soprattutto alle donne, e sono...
La media del 2025 continua a dire Sud. È nel Mezzogiorno che in termini percentuali è cresciuta di più l’occupazione in Italia, grazie soprattutto alle donne, e sono maggiormente diminuite la disoccupazione e il tasso di inattività, anche se in valori assoluti la distanza dal Nord (e dalla media Italia) rimane elevata. L’ultima rilevazione Istat sul mercato del lavoro, diffusa ieri con il report sul IV trimestre 2025, conferma la tendenza emersa anche negli anni precedenti, con il Sud che registra un incremento di 0,7 punti del tasso di occupazione, rispetto al +0,1 del Centro e del Nord, con i nuovi posti di lavoro alle donne saliti dello 0,9% (primato assoluto tra le macroaree), e il tasso di disoccupazione sceso di un altro 0,8% (-0,3% nel Centro e -0,2% nel Nord).
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Il tutto in un contesto complessivo di “segnali incoraggiati”, come li definisce la premier Giorgia Meloni commentando sui social gli aggiornamenti del mercato del lavoro nazionale. «Nella media del 2025 gli occupati sono aumentati di 185mila unità – scrive - mentre il tasso di occupazione è salito al 62,5% e la disoccupazione è scesa al 6,1%. Dati che continuano a indicare una tendenza positiva». Per Meloni però «la strada da percorrere è ancora lunga e resta molto da fare per rafforzare la crescita, migliorare la qualità dell’occupazione e creare sempre più opportunità. Ma questi numeri - aggiunge - confermano che la direzione intrapresa è quella giusta. Continueremo a lavorare con determinazione per sostenere lavoro, imprese e crescita».
Question Time
Del peso crescente delle donne occupate parla la ministra del Lavoro Marina Calderone al Question time in Senato: «Il numero di donne occupate ha raggiunto il livello più alto dalla nascita della Repubblica - ha detto - Grazie alle politiche di questo Governo, secondo i dati al 31 dicembre 2025, è stata registrata una crescita dell’occupazione femminile, in particolare nelle regioni del Mezzogiorno, con complessive 84.329 nuove assunzioni di donne, di cui 21.270 con il Bonus Donne e 63.059 mediante la misura Bonus Giovani under 35».
Il Mezzogiorno
Ma è il Sud, come detto, a mantenere anche nel 2025 la spinta già registrata dal dopo Covid. «I dati Istat confermano che il Mezzogiorno continua a vivere una fase particolarmente positiva dal punto di vista occupazionale», sottolinea il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud Luigi Sbarra, ricordando che «si riduce di 0,6 punti il divario tra Nord e Sud in termini di tasso di occupazione e disoccupazione, un segnale di progressiva convergenza territoriale relativa al mercato del lavoro». È la riprova, insiste Sbarra, che «gli strumenti messi in campo dal Governo Meloni per sostenere crescita e sviluppo continuano a produrre i risultati sperati: mi riferisco per esempio alla Zes Unica Mezzogiorno, agli sgravi contributivi maggiorati in area Zes per incentivare l’occupazione di giovani e donne e alle iniziative per agevolare nuove attività imprenditoriali».
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Le ombre
Non è tutto però rose e fiori nel mercato del lavoro. L’Istat ribadisce ad esempio che se nella media dell'anno prosegue, sebbene quasi dimezzata rispetto al 2024, la crescita del numero di occupati (+185 mila, +0,8%), la cui stima si attesta a 24 milioni 117 mila unita; che il tasso di occupazione 15-64 anni sale al 62,5% (+0,3 punti percentuali in un anno) e che aumenta per il quinto anno consecutivo il lavoro a tempo pieno mentre si riduce il numero di persone in cerca di occupazione (-88 mila, -5,3% in un anno) che scendono a 1 milione 576 mila; è nella fascia più giovane della popolazione che il vento non è cambiato. Nel senso che mentre il tasso di occupazione degli over 50 guadagna 1,8 punti percentuali, quello degli under 34 perde un punto, toccando il 43,9%. Tra i giovanissimi di 15-24 anni il calo è ancora più netto: -1,8 punti. Per questa fascia d'età si tratta del quinto trimestre consecutivo di flessione, un segnale strutturale che va ben oltre la stagionalità. Anche perché, in parallelo cresce il tasso di inattività giovanile: +1,3 punti tra i 15-34enni nella media annua. Sempre più giovani, in altre parole, escono dalla ricerca attiva di lavoro.