La biologia arriva in orbita: «Presto i farmaci del futuro»
La biologia esce dagli schemi tradizionali e per il proprio futuro investe sullo spazio, ormai vero e proprio laboratorio dove la ricerca scientifica può regalare risultati fino ad ora...
La biologia esce dagli schemi tradizionali e per il proprio futuro investe sullo spazio, ormai vero e proprio laboratorio dove la ricerca scientifica può regalare risultati fino ad ora impensabili. È di questo che si è parlato ieri al Renaissance Hotel Mediterraneo durante il convegno “Le frontiere del biospazio” che ha visto la partecipazione dei principali esponenti della Federazione nazionale degli Ordini dei biologi (Fnob) e dell’Ordine dei biologi di Campania e Molise e ha richiamato anche importanti figure impegnate nella ricerca aerospaziale. A sottolineare l’importanza dell’incontro anche un videomessaggio del ministro dell’Università e della Ricerca Annamaria Bernini.
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Mariano Bizzarri, direttore del laboratorio nazionale di biomedicina spaziale, ha sottolineato come la medicina spaziale rappresenti una incedibile opportunità tanto per la diagnostica quanto per i percorsi terapeutici. Si è poi soffermato a spiegare quanto sia ostile l’ambiente spaziale per la salute umana. Numerosi gli effetti negativi sull’organismo: dalla degradazione ossea al blocco della produzione di estrogeni nelle donne. Perché allora lo spazio è considerato importante per la ricerca?
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«Perché gli esperti ritengono che nello spazio, dove i processi sono esasperati, si possono identificare rapidamente e con precisione i meccanismi che regolano l’evoluzione delle patologie». Il team guidato da Bizzarri sta già portando avanti alcuni progetti, come quello della diagnosi del respiro, che attraverso un sistema di sensori permette di individuare precocemente malattie importanti. «Il biospazio non è più fantascienza e oggi abbiamo l’occasione di mettere a confronto eccellenze accademiche e istituzioni», ha spiegato Carla Cimmino, segretaria della Federazione nazionale dei biologi e promotrice dell’incontro. Arnolfo Petruzziello, presidente dell’Ordine dei biologi di Campania e Molise ha spiegato «l’importanza dell’iniziativa anche nell’ottica di far conoscere sempre di più le nuove frontiere raggiunte dalla biologia». «Portare nello spazio modelli cellulari per studiarne la qualità e la salute ha una forte ricaduta sulla salute», ha detto il professore della Federico II Geppino Falco. Entusiasta il presidente della Federazione degli Ordini dei biologi italiani Vincenzo D’Anna: «Incontri come quello di oggi aprono nuove strade professionali per i biologi e soprattutto ci mettono a conoscenza di nuove scoperte importantissime per la vita sulla Terra». Particolare interesse ha suscitato anche l’intervento della professoressa Stefania De Pascale del Dipartimento di Agraria della Federico II e massima esperta di sistemi di supporto vitale per lo spazio.
Definita la “signora degli orti spaziali”, De Pascale ha trattatola coltivazione di piante in ambienti extraterrestri soffermandosi sulla figura dell’astro-agronomo e su come la biologia vegetale possa diventare un pilastro dei sistemi biorigenerativi per il supporto alla vita fuori dalla Terra. Non solo di spazio si è parlato. Gli studiosi si sono soffermati anche sul tema del “deep blue” e di come l’esplorazione degli abissi marini rappresenti una nuova frontiera per la professione del biologo. Apprezzato anche l’intervento di Massimo Cavaliere, direttore generale della Stazione zoologica Anton Dohrn, una grande istituzione che oggi più che mai connette la biologia marina alle sfide globali della sostenibilità.