Addio a Enrica Bonaccorti, ultima signora della tv
Se ne è andata anche l?ultima «signora» della tv: Enrica Bonaccorti è scomparsa ieri a Roma a 76 anni a causa di un tumore al pancreas. Volto garbato del...
Se ne è andata anche l’ultima «signora» della tv: Enrica Bonaccorti è scomparsa ieri a Roma a 76 anni a causa di un tumore al pancreas. Volto garbato del piccolo schermo, è stata attrice, paroliera, conduttrice radiofonica e scrittrice, talento eclettico insomma.
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Nata a Savona nel 1949, figlia di un ufficiale della polizia, viaggia con la famiglia fino alla fine degli anni ’60, quando si stabilisce a Roma. Frequenta Carlo Levi e Giuseppe Ungaretti, partecipa alle occupazioni studentesche, nel 1968 è tra i protagonisti della «battaglia di Valle Giulia» insieme a Fuksas, Ferrara, Venditti, Nicolini. Lavora allo spettacolo «Alla ringhiera» (1969) e successivamente collabora con la compagnia di Domenico Modugno e Paola Quattrini per «Mi è cascata una ragazza nel piatto» (1970). L’incontro col cantautore è doppiamente felice perché le permette di valorizzare anche la sua scrittura: per lui scrive i testi di canzoni come «La lontananza» e «Amara terra mia».
Approda anche al cinema, recitando per Giuseppe Patroni Griffi, Lina Wertmüller, Pasquale Festa Campanile. Esplora diversi generi, dai film d’autore alla commedia sexy. Lavora anche in importanti sceneggiati Rai, tra cui «La pietra di luna» (1972) con la regia di Anton Giulio Majano e «Eleonora» (1973) accanto a Giulietta Masina. Ma non abbandona il teatro e, soprattutto, esercita la parola, conducendo diversi programmi in radio, tra cui «L’uomo della notte» con Alfonso Gatto.
Nel 1978 l’esordio sul piccolo schermo che le darà la grande popolarità: conduce per la Rai sul secondo canale, che in quegli anni aveva l’obiettivo di intercettare e farsi portavoce dei cambiamenti sociali, «Il sesso forte», un gioco a premi che mette a confronto l’intelligenza dei due sessi. Bonaccorti interpreta il segno dei tempi con naturalezza. Dopo vari programmi di intrattenimento, nel 1983 arriva l’informazione con «Italia sera», il primo preserale di Rai1, in cui, affiancata da Mino Damato e poi da Piero Badaloni, dimostra anche autorevolezza, vincendo il primo Telegatto. Grazie al quale merita il posto che era stato della Carrà: «Pronto, Raffaella?» diventa «Pronto, chi gioca?». Eredita le telefonate e i fagioli, ma riesce a imporsi con il suo stile e l’autenticità, ottenendo successo di pubblico e vincendo un secondo Telegatto e un Oscar TV come personaggio femminile dell'anno.
Ormai rassicurante volto televisivo, nel 1982 posa nuda per «Playboy» e nel 1986 annuncia in diretta tv di essere incinta (gravidanza interrotta poi per un aborto spontaneo), quando l’argomento è ancora tabù. Alla fine del decennio, nella sua campagna acquisti di volti famosi Rai per Fininvest, Berlusconi la porta a Canale 5 insieme a Baudo e Carrà. Conduce diversi programmi, tra cui la prima edizione (e prima diretta) di «Non è la Rai» nel 1991, dove smascherò in diretta tv la truffa del «Cruciverbone», chiedendo spiegazioni alla concorrente che da casa rispose alla domanda finale prima ancora che venisse formulata dallo studio. Dal 1999 al 2001 conduce su Retequattro per tre edizioni consecutive anche un brutto tentativo di far rinascere il Festival di Napoli.
Negli anni ‘90 torna da protagonista in radio a «Chiamate Roma 3131» e «Tornando a casa». Dal 2000 si dedica molto al teatro e alla scrittura, e in tv torna come ospite fissa di programmi Rai e Mediaset, inaugurando con «Buona domenica» di Maurizio Costanzo. Nel 2007 il suo esordio letterario con il romanzo La pecora rossa, a cui ne seguono altri fino alla pubblicazione nel 2025 di Nove novelle senza lieto fine, in cui affida ai versi la confessione del suo rapporto con la morte: «“Ho spesso pensato/ alla morte/ ma non ci ho mai veramente creduto/ soprattutto alla mia/... l’idea di morire/mi uccide».
Nel 2025 scopre di aver un tumore al pancreas non operabile. Si chiude nel silenzio per 4 mesi e poi l’annuncio su Instagram: «Mi sono nascosta anche con gli amici più cari... Mi scuso con tutti, fino a oggi mi sono bloccata nell’assenza». Da quel momento decide di condividere con il pubblico gli sviluppi della sua malattia, le radiografie e le chemioterapie che la portano ad indossare «una bella, beh insomma bella, parrucchetta in testa».
Il suo racconto diventa una testimonianza viva e dignitosa di chi sa che sta andando verso la morte. Tanto che in un’intervista a Verissimo dice di non volere fiori al suo funerale: «Non voglio altri morti, i fiori lasciateli al vento».
«Ci conoscevamo da tutta la vita. Abbiamo praticamente iniziato insieme, negli anni 70, prima che diventassimo famose», ricorda commossa, Mara Venier: «Ha trascorso l'ultimo Natale da me, con la figlia Verdiana e il nipote». Per Antonella Clerici era una «donna dai mille talenti e regina del mezzogiorno». Per Massimo Giletti, che con lei condusse «I fatti vostri» su Rai2 tra il 1999 e il 2000, «Era molto intelligente. In un mondo ipocrita, ti diceva in faccia quello che pensava».