Arctic Metagaz, la petroliera russa carica di gas alla deriva si allontana da Lampedusa. Convocato un vertice a Palazzo Chigi
Il Mattino

Arctic Metagaz, la petroliera russa carica di gas alla deriva si allontana da Lampedusa. Convocato un vertice a Palazzo Chigi

Venerdì 13 marzo 2026
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Si starebbe allontanando dalle isole Pelagie l'Arctic Metagaz, la petroliera russa carica di 900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas liquefatto che da giorni è alla deriva...

Si starebbe allontanando dalle isole Pelagie l'Arctic Metagaz, la petroliera russa carica di 900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas liquefatto che da giorni è alla deriva nel Mediterraneo. Dopo essersi avvicinata prima a Lampedusa e poi a Linosa, la nave si starebbe dirigendo ora verso Malta. Secondo quanto si è appreso non ci sarebbe, al momento, il rischio inquinamento. Mezzi della Marina militare italiana - un rimorchiatore e, se dovesse servire, un mezzo antinquinamento - restano vicini al relitto alla deriva pronti a intervenire, nel tratto di mare fra le isole Pelagie e Malta, soltanto in caso d'emergenza. 

APPROFONDIMENTI

La vicenda

Una petroliera russa alla deriva e senza equipaggio si avvicina alle acque di Lampedusa. Si ritiene che sulla nave ci siano 900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas liquefatto.#Tg1pic.twitter.com/b61zyicxVD

— Tg1 (@Tg1Rai) March 12, 2026

L'Italia valuta un intervento

Secondo quanto appreso da Agenzia Nova, il relitto sarebbe monitorato da unità della Marina militare e della Guardia costiera italiane. Nelle ultime ore, anche un velivolo dell’operazione aeronavale europea EuNavfor Med Irini avrebbe sorvolato l'area per verificare la posizione e le condizioni dell'imbarcazione. La situazione è all'attenzione della presidenza del Consiglio e della Protezione civile, che starebbero valutando possibili opzioni di intervento, incluso il coinvolgimento di società specializzate nel recupero di relitti per mettere in sicurezza la nave o procedere a un eventuale traino lontano dalle rotte più trafficate del Mediterraneo centrale. Al momento sembrerebbe esclusa l'ipotesi di un affondamento controllato dell'imbarcazione mediante cariche esplosive per ragioni di sicurezza. A breve a Palazzo Chigi si terrà un vertice proprio per esaminare la situazione.

Il sindaco di Lampedusa: «Situazione sotto controllo»

A tranquillizzare tutti è stato anche Filippo Mannino, il sindaco di Lampedusa e Linosa. «La situazione è assolutamente sotto controllo, la nave attualmente si trova in acque internazionali a circa 30 miglia ad est da Linosa, e con il vento tende a scarrocciare verso Malta. Sul posto ci sono mezzi della nostra Marina militare, rimorchiatori e mezzi antiquinamento pronti ad intervenire qualora la situazione dovesse degenerare», ha detto il primo cittadino all'Adnkronos.

Le condizioni della petroliera

Secondo quanto appreso, la nave - lunga circa 277 metri - presenta gravi danni strutturali. Lo scafo sarebbe stato colpito sul lato sinistro da un drone navale, con la formazione di un ampio squarcio, mentre la sezione di poppa risulta gravemente bruciata. L'imbarcazione appare inclinata e avrebbe già imbarcato una quantità significativa di acqua. A prua sarebbero inoltre ancora presenti due serbatoi contenenti gas naturale liquefatto (Gnl), mentre a bordo resterebbe anche carburante navale non scaricato, elemento che alimenta preoccupazioni per possibili conseguenze ambientali nel caso di un eventuale sversamento. Il gas naturale liquefatto tende infatti a evaporare rapidamente in mare e non produce tipicamente fenomeni di inquinamento persistente. Diverso è il caso del carburante di bordo, che se disperso potrebbe formare una pellicola superficiale simile a quella provocata da sversamenti di petrolio, con potenziali effetti sugli ecosistemi marini dell’area.

L'equipaggio della metaniera, composto da 30 cittadini russi, era stato tratto in salvo nelle ore successive all'incidente e trasferito nella Libia orientale controllata dal feldmaresciallo Khalifa Haftar, alleato di Mosca. Da lì una parte dei membri sarebbe successivamente rientrata in Russia. Le circostanze dell'esplosione che ha colpito la nave restano oggetto di indagine. Nei giorni scorsi la Russia ha accusato Kiev di aver condotto un attacco con droni navali contro l’imbarcazione. La stampa ucraina vicina agli ambienti governativi ha rilanciato questa ipotesi, lasciando intendere un possibile coinvolgimento delle forze di Kiev senza tuttavia rivendicare ufficialmente l'operazione.
 

 

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