Trump apre al petrolio russo: quanto sta guadagnando la Russia dalla guerra in Medio Oriente (e cosa vuol dire per prezzi e mercati)
«La Russia è la grande vincitrice della guerra in Medio Oriente». Analisti ed esperti concordano: il conflitto tra Iran e asse Usa-Israele sta offrendo a Mosca...
«La Russia è la grande vincitrice della guerra in Medio Oriente». Analisti ed esperti concordano: il conflitto tra Iran e asse Usa-Israele sta offrendo a Mosca un’inaspettata boccata d’ossigeno economica, almeno per ora. Prima dello scoppio della guerra, le aziende energetiche russe faticavano a collocare il proprio petrolio sui mercati internazionali a causa delle sanzioni occidentali. Le tensioni nel Golfo stanno però cambiando lo scenario: l’impennata dei prezzi e le turbolenze nello Stretto di Hormuz stanno spingendo nuovi acquirenti verso il greggio russo, rafforzando la posizione di Mosca nei confronti di grandi importatori come Cina e India. Anche gli Stati Uniti, su decisione di Donald Trump, hanno allentato alcune sanzioni, consentendo a determinati acquirenti di acquistare petrolio russo. L’aumento dei prezzi di petrolio e gas naturale sta così rimpinguando le casse del Cremlino, già provate dalle sanzioni occidentali e da quattro anni di guerra.
APPROFONDIMENTI FotoQuanto sta incassando la Russia
Secondo un’analisi del Financial Times, Mosca starebbe incassando fino a 150 milioni di dollari al giorno di entrate aggiuntive grazie all’aumento delle vendite di petrolio, diventando uno dei principali beneficiari economici del conflitto in Medio Oriente. Finora il Cremlino avrebbe già guadagnato tra 1,3 e 1,9 miliardi di dollari in più dalle tasse sulle esportazioni di greggio. A spingere la domanda è soprattutto la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, che ha portato India e Cina ad aumentare gli acquisti di petrolio russo. Gli Stati Uniti, inoltre, hanno ridotto la pressione su Nuova Delhi affinché limitasse gli acquisti da Mosca, contribuendo a deviare un numero significativo di petroliere verso l’Oceano Indiano. Secondo i calcoli del Financial Times, basati su dati del settore e sulle stime degli analisti, il governo russo potrebbe incassare tra 3,3 e 4,9 miliardi di dollari di entrate aggiuntive entro la fine di marzo. La previsione presuppone che il prezzo del greggio russo Urals si mantenga tra i 70 e gli 80 dollari al barile, ben al di sopra della media dei due mesi precedenti, ferma a circa 52 dollari.
Si tratterebbe di un netto ribaltamento della situazione per Mosca. Prima del conflitto con l’Iran, infatti, la Russia stava affrontando il calo dei prezzi del petrolio e la perdita di una parte significativa delle vendite verso l’India, soprattutto a causa delle pressioni di Washington. Secondo un rapporto pubblicato oggi dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, a febbraio le esportazioni russe di greggio e prodotti petroliferi sono scese dell’11,4%, a 6,6 milioni di barili al giorno: il livello più basso dall’invasione dell’Ucraina nel 2022. «Molto dipenderà da quanto durerà il conflitto in Medio Oriente», osserva Borys Dodonov, responsabile degli studi su energia e clima presso la Kyiv School of Economics. «Ma i prezzi elevati attuali aiuteranno la Russia a rispettare gli obiettivi di bilancio di questo trimestre e forse anche ad accumulare qualche riserva».
La Ue: le nostre sanzioni sul petrolio russo restano
Diverso l'approccio dell'Ue, che dallo scoppio della guerra in Ucraina è più strettamente legata a Kiev e punitiva rispetto agli Usa nei confronti di Mosca: «Le nostre sanzioni sul petrolio russo ed il price cap deciso a livello Ue rimangono validi. Non è il momento di allentare le sanzioni contro la Russia: Mosca non può essere la beneficiaria della guerra in Iran», ha detto la portavoce della Commissione Ue, Paula Pinho, parlando alla stampa a Bruxelles. «L'eccezione presentata dagli Stati Uniti è in ogni caso limitata solo al petrolio già in viaggio».
Concorde il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa: «La decisione unilaterale degli Stati Uniti di revocare le sanzioni sulle esportazioni di petrolio russo è molto preoccupante, poiché incide sulla sicurezza europea. Aumentare la pressione economica sulla Russia è fondamentale affinché accetti di avviare negoziati seri per una pace giusta e duratura. L'indebolimento delle sanzioni aumenta le risorse a disposizione della Russia per condurre la guerra di aggressione contro l'Ucraina».