Guerra, Roberto Sorvillo: «Non scappo da Dubai, c?è crisi ma ho fiducia»
Nei reel che affida ai social la preoccupazione è cresciuta negli ultimi giorni. Ma per Roberto Sorvillo, 38enne architetto di Battipaglia che vive negli Emirati Arabi, la minaccia dei...
Nei reel che affida ai social la preoccupazione è cresciuta negli ultimi giorni. Ma per Roberto Sorvillo, 38enne architetto di Battipaglia che vive negli Emirati Arabi, la minaccia dei droni e la paura non hanno distrutto il mito di Dubai. «Non vado via e sono tranquillo, nonostante quello che stiamo vivendo. Sono preoccupato per il mio lavoro, non per la mia vita. Prima o poi la guerra finirà».
Da quanto vive a Dubai?
«Da Battipaglia sono andato via a 18 anni, ne ho trascorsi altrettanti tra Milano e Lugano. Ora sono qui da due anni e mezzo. Ho scelto Dubai, qui vivo bene e ho aperto due aziende insieme a un socio».
I filmati però mostrano edifici colpiti e strade deserte.
«Le notizie sono serie e preoccupanti, quello che succede non ce lo aspettavamo. I danni agli edifici sono causati dai detriti dei droni intercettati. Per noi che ci viviamo continua a essere il luogo più sicuro al mondo. Per me la vita prosegue normale, lascio l’auto aperta con le chiavi inserite e non chiudo la porta di casa, vado a fare la spesa regolarmente e la benzina costa sempre 50 centesimi al litro. Non sono nel panico. Stanno cambiando soltanto le dinamiche economiche».
Vale a dire?
«Vale nel mio settore, come per ristoranti e alberghi, che lavorano al dieci per cento. La città si è svuotata, ma molti non vedono l’ora di tornare».
Eppure molti gruppi internazionali hanno sistemato il loro personale in smartworking.
«È vero, quando dicono che vogliono colpire le aziende statunitensi, le sedi di grandi uffici o banche, in maniera precauzionale viene richiesto di lavorare da casa. Fa parte di una politica di prudenza».
Poco più di una settimana fa lei pubblicava un video tranquillizzante. Lo scenario è cambiato?
«Le dinamiche cambiano. Io ho una società immobiliare e una holiday home, ospitiamo turisti in appartamenti attraverso grosse piattaforme. Il team continua a essere qui, non ho licenziato nessuno anche se abbiamo visto un calo drastico e gli appartamenti sono vuoti. Ma sappiamo che è un momento, poi Dubai riprenderà il suo corso non appena sarà passata la paura, che è l’aspetto più importante per la ripresa del mercato esterno».
Una percezione che frena anche gli investimenti.
«La percezione di un pericolo imminente frena il piccolo investitore, quello che non può sbagliare. Per capirci, chi vuole investire 150-200mila euro. E soprattutto chi a Dubai non c’è mai stato. Proprio stamattina, invece, ho avuto contatti con due clienti italiani, del Nord e del Centro, che guardano con interesse a dei progetti con case consegnate nel 2028. Sanno che Dubai si riprenderà. E poi ci sono i cash buyers, chi non vuole tenere fermi i soldi in banca ed è a caccia dell’affare, dell’occasione di un prezzo più basso».
La situazione contingente ha fatto crollare il mercato immobiliare?
«Noi consultiamo un sito di real estate, che passa in rassegna tutti gli appartamenti in vendita a Dubai. Una settimana fa gli appartamenti in vendita erano tredicimila, oggi quattordicimila. E in media il prezzo degli immobili si è abbassato del 5,4%. Solo un inserzionista ha proposto un prezzo più basso del 26%. Non mi sembra un dato allarmante».
Su cosa basa la sua fiducia nel futuro di Dubai?
«Alcuni edifici sono stati colpiti ma la città non è stata colpita al cuore. I cantieri sono attivi, le aziende lavorano. C’è incertezza nel nostro settore, ma stringendo la cinghia andiamo avanti. Continuo a fare ristrutturazioni. Ora c’è l’estate di mezzo, che per noi è bassa stagione. Il pienone si vedrà di nuovo a ottobre e novembre e la macchina sarà a pieno regime. In più questa è stata un’occasione».
In che senso?
«Siamo consapevoli che un avvenimento del genere crea una selezione del mercato. Sia per gli investitori, per cui restano solo quelli che non perdono tempo, sia per chi lavora con qualità, rispetto ai “fuffa guru”, i primi che sono scappati, singoli improvvisati che non stanno in piedi. Magari non riusciamo a vederne l’effetto oggi, ma l’aspetto sarà positivo».
Lei comunque non scapperà.
«Dubai è sempre la città senza tasse, con un livello di sicurezza altissimo a prescindere dalla guerra. E torneranno anche i turisti. Ci vorrà tempo per dimenticare, ma oggi si dimentica in fretta. La vita va avanti».
La sua famiglia non è preoccupata?
«L’ho detto ai miei genitori e ai miei familiari, che vivono tra Battipaglia e Salerno: non guardate i tg, non ascoltate il passaparola di chi non è qui, ma parlate con me. Li sento tutti i giorni, gli faccio videochiamate mentre sono in spiaggia a Kite beach o mentre mi alleno. Lo ripeto: manca solo il lavoro, perché i turisti, insieme a molti expat, sono scappati. Ma li capisco: non è piacevole per chi è in vacanza, magari con un bambino, sentire boati o ricevere alert sul cellulare».