Corte dei Conti: Comuni a rischio default, allarme sull?attuazione dei progetti Pnrr
Il Mattino

Corte dei Conti: Comuni a rischio default, allarme sull?attuazione dei progetti Pnrr

Sabato 14 marzo 2026
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Comune che vai, dissesto finanziario che trovi. Le casse dei sindaci continuano ad essere in profondo rosso. Soprattutto nel Mezzogiorno, fra Sicilia, Calabria e Campania, dove si concentra il...

Comune che vai, dissesto finanziario che trovi. Le casse dei sindaci continuano ad essere in profondo rosso. Soprattutto nel Mezzogiorno, fra Sicilia, Calabria e Campania, dove si concentra il maggior numero delle situazioni più critiche. Non si tratta solo di una questione contabile. I bilanci in rosso comportano, infatti, pesanti sacrifici, con tagli alle spese ma anche con una minore capacità di realizzare investimenti. Un fattore che ha pesato non poco anche sui tassi di realizzazione dei progetti relativi al Pnrr. L’analisi della Corte dei Conti sui dissesti dei Comuni italiani è un campanello d’allarme, dal momento che conferma una crescita significativa delle situazioni di crisi, con circa 60 nuovi casi all’anno dal 2012.

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I CASI

Quello che più colpisce è la marcata concentrazione territoriale dei casi più critici nel Sud. Nel Centro Italia il numero è limitato, ad eccezione del Lazio. Al Nord, invece, l’incidenza resta marginale, pur interessando alcune realtà di rilievo come Alessandria, Imperia, Savona, Segrate, Sesto San Giovanni e San Giuliano Milanese. A fine 2024 risultano attivate 1.383 procedure (795 dissesti e 588 riequilibri) di cui 880 in Sicilia, e 1.001 Comuni coinvolti in Calabria e Campania. I 487 procedimenti tuttora in corso (227 dissesti e 260 riequilibri), pur rappresentando solo il 6,1% dei 7.896 Comuni italiani, interessano comunità vicine agli 8 milioni di abitanti e una massa debitoria complessiva superiore agli 8 miliardi di euro. Il dato è più alto nei Comuni più grandi, dove la maggiore articolazione organizzativa rende più difficile il percorso di risanamento. Nei centri minori, invece, gli interventi di accompagnamento consentono solitamente condizioni di equilibrio più rapide. Lo scenario, pur concentrato soprattutto nel Mezzogiorno, con casi limitati al Nord, assume rilievo per l’impatto sui territori più popolosi.

LA REGIONE

In Campania, su 550 Comuni totali, sono state attivate complessivamente (al 31 dicembre 2024) 292 procedure di crisi finanziaria (193 dichiarazioni di dissesto e 99 richieste di riequilibrio), corrispondenti a 208 Comuni. In 69 Comuni ne è stata attivata più di una. In sostanza, più di un ente su tre mostra bilanci in rosso. E la situazione non è cambiata nel primo semestre del 2025, quando sono state attivate altre 10 procedure (a fronte di 6 chiuse, tutte relative a dissesti). Ci sono anche Comuni dove il dissesto è di casa: Benevento, Castel Campagnano, Marano di Napoli e Paolisi, che la Corte dei Conti inserisce tra i “recidivi”, oggetto di ben quattro procedure e casi ancora aperti da oltre 30 anni.

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Altri 10 Comuni hanno 3 procedure di crisi, mentre quelli con due sono ben 55. Molti grandi centri sono stati interessati da procedure di crisi: 4 capoluoghi di Provincia (su cinque) e 9 città con più di 50mila abitanti. Il quinto, Salerno, pur non avendo al suo attivo nessuna procedura di crisi, ha attivato anch’esso il Patto con il Governo. Un forte elemento di discontinuità è rappresentato dai patti per Napoli e Avellino, «che indicano un percorso alternativo, che potrebbe essere generalizzato, con opportuni adattamenti, attraverso la riscrittura del Testo Unico degli enti locali». Infine, si legge sempre nel rapporto, “l’impiego di strumenti di previsione basati su algoritmi e intelligenza artificiale potrebbe rafforzare in modo significativo la capacità di prevenzione”. In questa prospettiva si colloca il progetto MoDì, un modello sviluppato dalla Corte per l’individuazione tempestiva dei segnali di rischio di squilibrio economico-finanziario.

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