Referendum, Elio Vito: «Separazione carriere falso problema, dannoso il sorteggio per il Csm»
Una storia iniziata con i radicali e proseguita con Forza Italia nel segno del garantismo. Eppure al referendum sulla Giustizia voterà «no». Può sembrare un paradosso....
Una storia iniziata con i radicali e proseguita con Forza Italia nel segno del garantismo. Eppure al referendum sulla Giustizia voterà «no». Può sembrare un paradosso. Eppure è così. Elio Vito, ex ministro e a lungo parlamentare, ha aderito al manifesto dei «garantisti per il no».
«Sì, per quanto mi riguarda, vista la mia lunga militanza in Forza Italia e nel centrodestra, che non rinnego ma rivendico, potrebbe anche chiamarsi “destra per il no”. È un’iniziativa necessaria non per contrastare gli amici della “sinistra per il sì” ma perché se a sinistra la varietà di opinioni è sempre esistita, a destra da tempo non esiste e non viene garantita. D’altronde anche i lavori parlamentari su questa riforma lo hanno confermato».
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Cioè?
«Il Parlamento non ha approvato la riforma Nordio, l’ha solo vidimata. Nessun parlamentare di maggioranza è insorto contro questo modo di procedere. È proprio il libero gioco parlamentare, simbolo di ogni democrazia liberale, che si vuole eliminare. Il liberale, il garantista, chi è di destra, deve saper dire no».
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Ma perché, pur rivendicando la militanza con gli azzurri, sosterrà il no? La battaglia sulla giustizia è stato uno dei cavalli di battaglia di Silvio Berlusconi...
«È vero, ma si è realizzata nel 1999 con l’approvazione da parte del Parlamento, quando noi sedevamo nei banchi dell’opposizione, dei principi scritti da Marcello Pera, del giusto processo nell’articolo 111 della Costituzione. All’epoca non abbiamo saputo rivendicare abbastanza il successo ottenuto con la riforma costituzionale. Più che un errore, fu una scelta di Fi funzionale alla necessità di continuare la narrazione della magistratura politicizzata e dell’uso politico della giustizia da parte della sinistra».
Ma quindi è contrario alla separazione delle carriere?
«La verità è che è un falso problema. Con la riforma del 1999 e poi ancora di più con la legge Cartabia la separazione delle carriere, di fatto, è già realizzata. Il vero problema, stando al merito del referendum, è il sistema del sorteggio per i due Csm».
I promotori del referendum dicono che servirà a fermare il fenomeno del correntismo. Non è così secondo lei?
«Sicuramente all’interno del Csm c’è stato un eccesso di correntismo che ha provocato alcune degenerazioni. Ma il sorteggio non riuscirà a risolvere questi problemi. L’obiettivo è quello di eliminare il pluralismo all’interno del Csm ma non funzionerà. Perché anche i sorteggiati porteranno nei Csm le loro istanze. E poi, il fatto che per i membri laici non ci sia il sorteggio integrale sbilancerà il Csm rendendo la parte togata più debole».
Molti sostenitori del «no» dicono che la riforma minerebbe l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. La pensa anche lei così?
«Non è la separazione delle carriere a minare l’indipendenza della magistratura, ma è il governo di Giorgia Meloni ad averla già compromessa. L’indipendenza e l’autonomia della magistratura non esistono più quando, come sta accadendo, è il governo a indicare ai magistrati quali reati contestare, come nel caso del tentato omicidio per il poliziotto vilmente aggredito a Torino. Oppure chi non deve essere indagato, come nel caso del poliziotto che a Rogoredo ammazza anziché arrestare uno spacciatore marocchino».
I radicali candidarono Enzo Tortora all’Europarlamento e la sua vicenda è uno dei simboli usati dai sostenitori del sì...
«Ho conosciuto Tortora e usare la sua tragica vicenda per la campagna pro-riforma è una distorsione. All’epoca come radicali sollevammo un’altra questione e cioè la responsabilità civile dei magistrati e non la separazione delle carriere».