Napoli, Andrea Delmastro Delle Vedove: «Grazie ai nostri agenti più attenzione ai reclusi»
Il Mattino

Napoli, Andrea Delmastro Delle Vedove: «Grazie ai nostri agenti più attenzione ai reclusi»

Sabato 14 marzo 2026
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Valorizzare un corpo di polizia che svolge un ruolo essenziale per la democrazia, nella frontiera più complessa, quella dei detenuti, nel chiuso di un carcere. È questo...

Valorizzare un corpo di polizia che svolge un ruolo essenziale per la democrazia, nella frontiera più complessa, quella dei detenuti, nel chiuso di un carcere. È questo l’obiettivo che ha spinto il ministero della Giustizia a portare a Napoli, a partire da oggi, la cerimonia di eventi nazionali legati al compleanno numero 209 della polizia penitenziaria. Da oggi a piazza del Plebiscito, con il museo della legalità, mentre mercoledì sono attese alte cariche del governo e dello Stato, a partire dal ministro guardasigilli Carlo Nordio. Ne parliamo con il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, che ha fortemente voluto che la cerimonia nazionale si tenesse a Napoli.

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Una festa nazionale per un corpo che attende rinforzi, cosa può dirci sul capitolo assunzioni?

«Lo sforzo del governo Meloni non ha pari in materia di assunzioni. Ho firmato un bando per 3350 nuove assunzioni, a conferma della volontà di valorizzare un corpo decisivo per la nostra democrazia: decisivo per rendere effettiva la pena, ma anche la riabilitazione e il reinserimento dei detenuti, come descritto nella nostra Costituzione. In sintesi, nell’arco di un triennio possiamo contare 15mila nuove assunzioni. Numeri in controtendenza rispetto al passato».

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Da oggi in piazza Plebiscito, turisti e napoletani potranno conoscere i valori che caratterizzano questo corpo. Ci può raccontare in che cosa consiste essere agente penitenziario nel 2026?

«Significa svolgere un ruolo strategico per la sicurezza nazionale, un’attività sempre più costituzionalmente orientata. Si va dalla tutela del rispetto delle regole all’interno delle carceri, all’attività di dialogo e di disponibilità che si deve a chi ha intrapreso un percorso di recupero. Oggi agli agenti penitenziari vengono richieste attitudini investigative e di intervento che diventano cruciali nel contrasto al crimine organizzato. Pensiamo alla caccia ai droni che trasportano droga e cellulari, armi o informazioni dall’esterno verso le case circondariali. Il Corpo è sempre più specializzato ad affrontare criticità differenti».

A cosa fa riferimento?

«Penso alle attitudini del Gruppo operativo mobile (che gestisce i detenuti in regime di 41 bis), ma anche al Nucleo investigativo centrale, al servizio cinofili (specializzato nella ricerca di droga, armi e stupefacenti); penso anche al Gio, impegnato nelle attività di negoziato in situazioni complesse; senza dimenticare il gruppo sportivo che alimenta un senso di appartenenza al Corpo. Parliamo di competenze tecniche da abbinare alla sensibilità umana, alla ricerca del dialogo formativo con chi sta vivendo un periodo difficile della sua esistenza».

Marzo 2020, rivolte di gruppi di detenuti in diverse carceri, anche in Campania, in piena emergenza Covid. Oggi fanno notizia le immagini di Casal del Marmo, con il coinvolgimento di dieci agenti dell’istituto minorile, ma anche la recente decisione di un malato psichiatrico piantonato in ospedale a Napoli di togliersi la vita. Sempre a Napoli vanno segnalate le brillanti operazioni di contrasto dei droni. Qual è l’analisi su questi episodi?

«Ovviamente non posso esprimermi su vicende su cui sono in corso inchieste. Le posso dire che rispetto ai fatti del marzo del 2020 lo scenario è completamente cambiato, per gli investimenti stanziati da questo governo per rinforzare i ranghi del Corpo, con una politica di assunzioni».

Altre criticità sono legate all’edilizia carceraria e al sovraffollamento. C’è una strategia in materia?

«Sul sovraffollamento puntiamo sul più grosso piano di edilizia penitenziaria che l’Italia abbia mai avuto. Puntiamo a superare le politiche inconcludenti legate agli interventi di svuota-carceri, che oltre a vanificare il lavoro delle forze dell’ordine e ad alimentare un senso di incertezza della pena, non ha risolto certo la questione sovraffollamento. Anni fa c’era un surplus di 10mila detenuti, lo stesso numero di oggi. Sul fronte dell’edilizia, va ricordato il lavoro di Marco Doglio (commissario straordinario per emergenza carceri), per la fine del 2027 puntiamo a recuperare a disposizione altri 7mila posti per abbattere le condizioni più critiche».

Questione lavoro.

«Rieducazione, formazione, progetti di inserimento nel mondo del mercato. Bisogna creare un ponte virtuoso per chi lascia il carcere, per abbattere la recidiva».

Cosa direbbe a un agente prima del giuramento?

«Che siamo orgogliosi della polizia penitenziaria e che nessun agente è solo ma deve sentirsi inserito in un contesto più ampio: come in una grande famiglia».

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