Patrizia Mercolino allo stadio Maradona, cinquantamila cuori battono per Domenico Caliendo
Il bisogno di un?altra carezza. A guardare e ad ascoltare in un incredibile silenzio mamma Patrizia leggere il suo messaggio in ricordo di Domenico ai bordi del terreno di gioco del...
Il bisogno di un’altra carezza. A guardare e ad ascoltare in un incredibile silenzio mamma Patrizia leggere il suo messaggio in ricordo di Domenico ai bordi del terreno di gioco del Maradona, c’è tutta una città, non solo i cinquantamila allo stadio. Ci sono anche i tifosi del Lecce che si alzano in piedi in senso di rispetto. Dura tutto poco più di un minuto, ma è una roba che graffia il cuore. Non c’è il saluto rumoroso delle curve, ma l’addio affettuoso, sorpreso ed emozionato di una comunità che fin dal primo giorno è rimasta travolta dalla tragedia del piccolo. Il Maradona abbraccia la famiglia Caliendo e la loro Fondazione. C’è la mamma che ormai tutti abbiamo imparato a conoscere e a voler bene, con il suo strazio e quelle parole che non possono lasciare indifferenti: «Ti amo piccolo mio», dice.
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Napoli-Lecce: al Maradona anche Patrizia, la mamma di Domenico Caliendo
Non è più solo Napoli-Lecce, c’è ben altro in questo pomeriggio. Le due squadre hanno appena terminato il loro riscaldamento, il pubblico ha finito di esaltarsi alla vista di De Bruyne e Lukaku e dei loro tiri alla porta difesa da Contini. A bordo campo ci sono loro, Patrizia, Antonio e i due figli. E c’è l’avvocato Francesco Petruzzi. Mamma Patrizia legge tutto d’un fiato: «Quando mi hanno detto che Domenico non ce l'ha fatta, anche il mio cuore si è rotto, come il suo. E non so se potrà aggiustarsi, probabilmente no, non succederà mai. La differenza è che il mio batte ancora e se oggi sono qui, al centro di questo stadio, lo devo alla vostra vicinanza. Voi che avete sperato e pianto con noi mi dite che dobbiamo fare qualcosa, che il dolore va trasformato in forza. Non è facile, ma in qualche modo ve lo dobbiamo. Così stiamo cercando di diventare una fondazione che possa assistere chi si trova in situazioni simili alla nostra. Prima, durante e dopo. Aiutateci a creare questa fondazione. La vogliamo per voi, per noi. E per Domenico, che mi vede da lassù e magari sarà orgoglioso di questa mamma distrutta e che si sente così in colpa. Ti amo piccolo mio, ti amerò sempre».
L'emozione
Il Napoli ha voluto la famiglia Caliendo, vuole sostenere la fondazione che porta il suo nome e che da pochi giorni è nata nel nome di piccino. Valentina De Laurentiis porge la teca con la maglia con il simbolo dell’infinito e le firme dei calciatori. È azzurra. Aurelio De Laurentiis accoglie il gruppetto nella saletta, una famiglia tifosissima del Napoli: resta insieme per qualche minuto, non riesce a nascondere di essere rimasto molto colpito dalla loro tragedia e garantisce che il Napoli è pronto a sostenere la fondazione, con qualsiasi iniziativa che verrà studiata insieme. È l’anno del Centenario e il club azzurro, con il suo direttore generale Tommaso Bianchini, ha già in mente come dare una mano allo fondazione intitolata a Domenico Caliendo. D’altronde, la beneficenza in casa Napoli è all’ordine del giorno.
C’è un cielo nuvoloso, e un’atmosfera livida al Maradona. Le parole di Patrizia non lasciano nessuno indifferente: occhi stremati, nasi rossi, adolescenti alle prese con il tempo crudele della vita: «Cosa è successo?», chiedono i bambini in tribuna al fianco dei loro papà. Vai allo stadio, pensi di dover esultare per un gol ma è giusto che si inizi già a fare i conti con la vita. Patrizia ha il volto bianco, scolorito dalla tristezza. Le mani della madre tormentano il foglio che è stato preparato, quelle del padre sono appoggiate sulla spalla di lei e poi al fianco degli altri due figli. La famiglia Caliendo, con il loro legale e un medico che li segue passo dopo passo, si accomodano in tribuna. A salutarli va anche il capitano, Giovanni Di Lorenzo: si avvicina, abbraccia mamma Patrizia e papà Antonio. Sussurra delle parole, di sicuro si mette a disposizione per maglie e altri genere di regali.
La commozione
È un altro lungo, lento e caldo addio. Ma diverso da quello che avviene nelle tv del dolore. Perché pieno di orgoglio, senza strazio. Non è stata tristezza rituale quella vissuta in quei minuti in quel breve corridoio di calciatori e tifosi in preghiera, ognuno smarrito nei propri pensieri, dietro un’immagine di quel bambino che gioca con la mamma nei pochi video che i genitori hanno voluto diffondere. Il dolore si è fatto abbraccio e carezza, ha riguardato anche chi non è tifoso. E ieri il Maradona ha pianto proprio un figlio, un fratellino. Lo ha fatto con le lacrime di Valentina De Laurentiis e dei dirigenti azzurri.
Alla fine sono tutti commossi, in ricordo del piccolo che non c’è più. Per una volta, una partita non è rimasta aggrappata soltanto alle polemiche di un rigore o di un gol assurdo, perché la vita è ben altro e va avanti con le sue umane debolezze. Ma è importante pensare che questo profondo sentimento di vicinanza sia arrivato intero, e intatto, alla famiglia di Domenico e ai suoi fratellini. Per tutti loro, il Napoli e i 50mila del Maradona hanno avuto un pensiero che non finisce. Ci sono partite che sembrano preghiere anche se non si crede in nessun dio. Come questa. Lo scorso anno, la squadra azzurra e Conte furono travolti da un’altra terribile tragedia, quella di Daniele. Era stato per quasi un anno una “mascotte” per il gruppo. Un altro angioletto.