«Noi siamo genitori idonei ma Antonio è costretto a vivere in casa famiglia»
Il Mattino

«Noi siamo genitori idonei ma Antonio è costretto a vivere in casa famiglia»

Domenica 15 marzo 2026
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«Siamo genitori idonei per gli psicologi, ma ancora non ci restituiscono nostro figlio, 12 anni, che continua a restare nella casa famiglia a chiedersi lui cosa ci fa in quel posto, tra...

«Siamo genitori idonei per gli psicologi, ma ancora non ci restituiscono nostro figlio, 12 anni, che continua a restare nella casa famiglia a chiedersi lui cosa ci fa in quel posto, tra ragazzi maltrattati e vittime di abusi». I genitori del piccolo Antonio (nome di fantasia) sono delusi, «siamo stati abbandonati dalle istituzioni di Torre del Greco», dicono.

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Antonio è stato sottratto alla famiglia l’8 gennaio scorso a seguito di una denuncia della scuola per evasione scolastica. La denuncia, però, era di due anni prima. Del 2024. «In poco più di un mese - spiegano gli avvocati Rosanna D’Avino e Lucrezia Chierchia - i genitori del bambino hanno fatto cinque colloqui conoscitivi con gli psicologici e non c’è stato bisogno di fare alcun percorso alla genitorialità perché sono risultati idonei. In tempi rapidi sono state depositate anche tutte le perizie, eccetto quella della curatrice.

L’istruttoria non ha evidenziato un profilo di rischio attuale e pregiudizio che rende imprescindibile la permanenza del minore nella comunità familiare. Il bambino è incline alla socializzazione, allo studio e desideroso di ritornare in famiglia. Per questo abbiamo presentato istanza di revoca immediata che ancora non è stata approvata». 

Signora, perché si sente abbandonata dalle istituzioni cittadine?
Madre. «Perché dall’8 gennaio scorso non ho sentito nessuno. Siamo stati contattati per andare all’Asl e abbiamo fatto i colloqui, siamo idonei. Ci chiediamo: perché non è stato fatto tutto prima? Dopo la denuncia della scuola qui a casa è venuta solo una volta l’assistente sociale. Si è fermata sull’uscio, mio figlio aveva il gesso a una gamba: non è entrata per conoscere il bambino. Poi ci siamo sentite solo al telefono fino a quando non ci hanno chiamati al Comune per dirci che lo avrebbero portato in comunità».

Lei è marittimo, quindi ha vissuto da lontano tutta la vicenda, come si è sentito?
Padre. «Sì, e mi sono sentito una nullità. Il giorno che lo portarono via per fortuna ero a Napoli, io faccio la tratta Napoli-Palermo... Mi diedero un permesso, e devo dire che la Gnv mi è sempre venuta incontro in questa assurda storia, quindi sono sceso e scappato a casa ma poi ho vissuto tutto da lontano. È stato terribile. A differenza di mia moglie è stato tutto molto più complicato. Io per lo sconforto ho perso dieci chili e se penso a mio figlio piango, piango tanto».

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Come sono stati questi mesi?
Madre: «Terribili. E va sempre peggio, soprattutto ora che non ci sono più ostacoli al suo ritorno a casa. Ogni giorno che passa per lui e per noi diventa una eternità. Lui non ce la fa più, noi non ce la facciamo più. Non è facile spiegargli perché sta lì e perché ancora non è a casa. Gli abbiamo sempre detto la verità, che sta lì per le assenze a scuola, ma lui non ci crede, pensa che gli diciamo bugie. In casa famiglia ha conosciuto ragazzi che vengono da realtà diverse, più complicate, più violente e non fa altro che chiederci: ma io qui cosa ci faccio?».
Quindi, più che un percorso alla genitorialità avete fatto dei colloqui. Secondo lei si poteva fare qualcosa prima?
Padre. «Sì. Potevano fare tutti qualcosa prima. Come diceva mia moglie, siamo stati abbandonati. La scuola non ha attivato un percorso di recupero per nostro figlio, noi non siamo stati chiamati per fare un percorso psicologico e di recupero della genitoralità, che poi non è risultato neanche necessario. Per noi era tutto nuovo, non sapevamo a cosa andavamo incontro. Le cose sono cambiate solo quando abbiamo nominato gli avvocati e ci siamo rivolti a voi del Mattino. Se mio figlio andava bocciato, è giusto ma almeno chiedetevi il perché, fate qualcosa anche voi, non togliete un bambino alla famiglia: noi non lo abbiamo mai maltrattato».

Perché vostro figlio ha fatto tutte queste assenze nel 2024?
Madre. «Non mi vergogno di dire che ho avuto una forte depressione. Ho iniziato a stare male quando è morto mio padre, un lutto non elaborato. E sono andata in cura, prendevo dei farmaci. Mi ero ripresa. Poi nel 2024 mi sono vista diversa: ingrassata, i denti strani, problemi alla vista e poiché mi sentivo bene psicologicamente ho fatto l’errore di interrompere la cura da sola. È tornato tutto come prima. Mio figlio è un mammone, non voleva andare a scuola se non l’accompagnavo io e io non ce la facevo. Forse mi vedeva che stavo male... Nessuno si è preoccupato di capire cosa stessa accadendo, hanno solo agito».

Come sta vostro figlio?
Padre. «Sta malissimo. Sì, ha fatto amicizie, racconta che va a scuola, che sta andando bene, fa i compiti, ma vive con dei ragazzi che vengono da una realtà diversa, alcuni sono stranieri non riesco a parlare bene l’italiano». 
E i rapporti con la curatrice?
Padre. «Non l’abbiamo mai vista e nemmeno con lui: tutela i diritti di mio figlio soltanto attraverso le carte, con la burocrazia». 

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