Comunali, liti e veleni: coalizioni in ritardo ancora niente nomi
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L’unico in campo, per ora, è solamente uno: l’ex governatore Vincenzo De Luca che macina incontri, seleziona aspiranti consiglieri e ripete a tutti in maniera ossessiva come «da giugno inizierà la vera rivoluzione». Il riferimento, ovvio, è a Salerno dove per la quinta volta vuole sedersi sulla poltrona da sindaco. Mentre di avversari, di Campo largo o di centrodestra, nemmeno l’ombra. E così ad Avellino, nell’altro capoluogo campano al voto il 24 e 25 maggio: dalle coalizioni non è arrivata ancora, se non l’indicazione del nome, nemmeno lo schema di gioco. E via, a cascata, in tutti i grandi comuni napoletani come Portici, Ercolano, Pompei o San Giorgio a Cremano. Non solo i soliti veleni nel centrosinistra in affanno per riuscire a chiudere un modello simile a quello delle ultime regionali ma ancor di più nel centrodestra. Colpa anche delle ultime fibrillazioni interne per le commissioni regionali e per il posto da capo dell’opposizione tra Fdi, Fi e Lega ed ecco che la tensione nell’aria si potrebbe tagliare a fette. Tanto che ieri Fulvio Martusciello, coordinatore regionale azzurro, lancia un nuovo schema di gioco in solitaria: «A me non interessa schierare per forza il simbolo di Fi ma mettere in campo chi può essere un buon amministratore».
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I capoluoghi
A cominciare da Salerno dove il partito di Berlusconi ha bocciato il nome proposto da Fdi (Gherardo Maria Marenghi, classe 1981 e docente di diritto amministrativo) e si guarda attorno. Come? Anche con schemi inediti pur di espugnare il, sinora, imprendibile fortino deluchiano. Gli azzurri hanno intavolato infatti nelle ultime ore un ragionamento con alcuni delusi del Pd, come l’ex parlamentare dem Federico Conte, per creare uno schieramento civico ex novo con un nome della società civile capace di raccogliere i voti di chi non vuole un ritorno di De Luca a sindaco. Un ragionamento che si sta facendo anche con alcune sigle del Campo largo (escluso il Pd che lì è a strettissima fede deluchiana) che ancora non riesce a trovare la quadra su un nome.
Strada impervia anche ad Avellino dove centrodestra e centrosinistra ancora non riescono a individuare, rispettivamente, il nome. A tirare le fila del Campo largo è il Pd che metterà sul tavolo dell’alleanza i nomi di uno dei tre consiglieri comunali uscenti (Cipriani, Ambrosone e Giordano) o quello di Francesco Todisco, presidente del consorzio di bonifica del Volturno. O ancora si fa il nome dell’imprenditore Walter Giordano. Acque agitate invece nel centrodestra dove a rompere gli schemi c’è la candidatura, già ufficiale, dell’ex sindaca Laura Nargi. Nome azzurro, in corsa senza successo alle ultime regionali, ha messo già in campo il suo progetto senza però nessun simbolo di partito: schema civico già usato alle comunali del 2024 che vorrebbe ripetere. D’accordo, ovviamente gli azzurri disposti a non presentare il simbolo ma non Fratelli d’Italia che starebbe pensando di schierare Gianluca Festa, eletto primo cittadino nel 2019. I riflettori sono puntati sui comuni più grandi al voto: Pompei, Portici, Ercolano e San Giorgio a Cremano sinora amministrati dal centrosinistra (o schemi derivati come nella cittadina degli scavi) e dove il centrodestra sogna la vittoria. Anche qui nessun nome è ufficiale da entrambe le parti. A San Giorgio Pd, Avs, socialisti e civiche spingono per il dem Michele Carbone ma manca l’ok ufficiale di M5S e dei deluchiani di A testa alta. Mentre il centrodestra è disposto a convergere su Aldo Galdieri, storico esponente del partito della Meloni.
A Ercolano, il Campo largo unito deve decidere tra una serie di nomi tutti di estrazione dem tanto che si pensando anche alle primarie. Ma se non dovesse passare il voto dei militanti potrebbe spuntarla Antonietta Garzia, consigliera comunale uscente e vicina alla presidente regionale del partito Teresa Armato. Giochi ancora da chiudere anche nel centrodestra: qui una parte di Fdi punta su Gennaro Miranda ma i referenti locali dei partiti di centrodestra spingono per Luigi Fiengo.
Le criticità
La strada è ancora in salita, per tutti, a Portici e Pompei. Niente nomi ufficiali per il centrodestra mentre il Campo largo è spaccato nella cittadina amministrata sino a dicembre scorso dal dem Enzo Cuomo, ora assessore regionale all’Urbanistica. Pd, Europa Verde, A Testa Alta e civiche, tutti legati all’ex sindaco, sono pronti a puntare sulla dem Florinda Verde mentre renziani e grillini sono schierati con Fernando Farroni, ex vicesindaco. E si tenta una ricucitura che, almeno per ora, appare impossibile.
A Pompei, infine, le carte non sono state messe sul tavolo. Non l’ha fatto il centrodestra ma solo il Pd puntando su Mimmo Di Casola (che non dispiace all’M5s), sinora all’opposizione della giunta guidata da Carmine Lo Sapio (scomparso a dicembre scorso). Ma proprio un gruppo di civiche, a cominciare dai deluchiani di A Testa alta, legate all’esperienza dell’ex sindaco spingono per un nome alternativo a Di Casola.