Turismo a Napoli, gli albergatori: «Tassa di soggiorno, penalizzati dai rincari»
È duro, il commento di Federalberghi Napoli, a poche ore di distanza dall?ufficializzazione dell?aumento che riguarda la tassa di soggiorno in città. Un euro in...
È duro, il commento di FederalberghiNapoli, a poche ore di distanza dall’ufficializzazione dell’aumento che riguarda la tassa di soggiorno in città. Un euro in più per tutte le categorie ricettive, rispetto all’inizio del 2026, fino a un massimo di 6 euro a notte per gli alberghi a 5 stelle e i b&b. L’associazione di categoria dell’hotelleria napoletana, sul finire della Bmt, chiede che «il maggiore introito sia destinato all’Assessorato al Turismo per iniziative dedicate esclusivamente al comparto». Nei giorni scorsi, Il Mattino aveva appreso proprio dall’assessorato che al settore dell’accoglienza sarebbe stato destinato «il 50% degli incassi dell’incremento dell’imposta di soggiorno» e il «30% degli introiti totali» derivanti dalla tassa. Prima di Federalberghi, anche Abbac (associazione di categoria delle strutture ricettive extralberghiere) aveva protestato contro il rincaro, arrivato in aggiunta all’aumento del ‘25, anno giubilare.
APPROFONDIMENTI Soggiorno, aumenta la tassa: rincari fino a sei euro «Il turismo è in crescita ma il commercio affanna»
La polemica
Federalberghi Napoli denuncia un calo di occupazione camere del 3% rispetto al 2025 nel primo bimestre dell’anno in corso (dal 61% al 58%). Va sottolineato, però, che il tasso di ospiti negli hotel non combacia con le presenze totali, dato che i visitatori possono non pernottare, alloggiare in strutture extra-ricettive o case in affitto. L’associazione, allo stesso tempo, esprime preoccupazione per i possibili influssi negativi dovuti allo scoppio della guerra in Medioriente. La nota di Federalberghi definisce l’aumento dell’imposta di soggiorno «una decisione presa “de imperio”. Un aumento puntuale, ogni anno, come le tante promesse che lo accompagnano. Non è stato sufficiente l’incremento dello scorso anno, giustificato con il Giubileo, del quale Napoli ha beneficiato solo in via residuale. Non è stato sufficiente nemmeno l’incremento di quanto incassato con l’imposta di soggiorno nel 2025 quando sono stati superati i 30 milioni di euro. Si decide, ancora una volta, di colpire nello stesso punto, senza essere certi delle conseguenze che si possono causare».
Le incertezze
Altro nodo riguarda poi «le incertezze internazionali - prosegue la nota - che mettono a rischio anche il tradizionale punto di partenza del turismo cittadino che coincide con l’arrivo della Pasqua (a oggi sono lontane le percentuali di occupazione dello scorso anno quando si raggiunse l’80%). Una contrazione che potrebbe avere contraccolpi dal punto di vista occupazionale e frenare quella crescita costante che la città ha avuto negli ultimi anni». Il conflitto in Iran non giova alle prenotazioni. Da queste premesse parte la richiesta: «Non resta che chiedere una vera concertazione durante gli incontri degli operatori organizzati dal Comune - dichiara Francesca Pagliari, Presidente di Federalberghi Napoli - Perché se a questo aumento corrispondesse un concreto miglioramento dei servizi sarebbe tutto più accettabile. Il problema sorge quando questi risultati non si vedono o sono insufficienti». Si chiede, insomma, una «rendicontazione».
Il tavolo
Come anticipato da queste colonne a fine gennaio, fu proprio al tavolo in Comune tra operatori e assessorati che trapelò la notizia dell’aumento dell’imposta di soggiorno, approvato poi 4 giorni fa su proposta dell’assessore al Bilancio Pier Paolo Baretta, e che entrerà in vigore tra poco meno di 2 mesi. «Per noi - conclude Pagliari - è molto importante che una parte significativa di quanto incassato venga destinato direttamente all’Assessorato al Turismo, perché possa avere le giuste risorse da utilizzare per le attività di promozione e organizzazione turistica. Sarebbe opportuno organizzare un momento di incontro per capire se le azioni attuate hanno sortito l’effetto sperato o se bisogna cambiare strategia». L’assessorato al Turismo sceglie di non replicare, per ora. Anche Agostino Ingenito, presidente dell’Abbac, sostiene che «aumentare ancora la tassa di soggiorno e introdurre norme urbanistiche restrittive significhi ridurre la competitività turistica di Napoli, penalizzare chi lavora onestamente nel settore e mettere a rischio investimenti e accoglienza diffusa. Napoli non tratti il turismo come un bancomat. Serve dialogo e una vera strategia di sviluppo, non decisioni unilaterali che colpiscono chi lavora». Va anche detto che Napoli accoglie, da tradizione, un turismo spesso “cheap”. L’America’s Cup rappresenta, al contrario, un innalzamento della fascia spendente dei vacanzieri.