Kharg, la battaglia per l'isola centrale per il petrolio. Trump agli alleati: «Navi da guerra a Hormuz»
Il Mattino

Kharg, la battaglia per l'isola centrale per il petrolio. Trump agli alleati: «Navi da guerra a Hormuz»

Domenica 15 marzo 2026
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A due settimane dall?inizio dei bombardamenti, la strategia di Donald Trump con l?Iran non sembra ancora chiara. Ma due elementi appaiono certi. Il primo è che il presidente...

A due settimane dall’inizio dei bombardamenti, la strategia di Donald Trump con l’Iran non sembra ancora chiara. Ma due elementi appaiono certi. Il primo è che il presidente degli Stati Uniti non vuole che la guerra all’Iran si prolunghi troppo. Il secondo è che per ottenere questo risultato, la morsa su Teheran deve farsi ancora più stretta. E l’obiettivo di The Donald è soffocare la Repubblica islamica puntando dritto al suo petrolio. Dallo sblocco di Hormuz, per cui ha chiesto l’intervento militare anche di altri Paesi, fino a minacciare lo stop a tutto l’oro nero di Teheran.

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L’AVVERTIMENTO

Dopo avere bombardato e distrutti «90 obiettivi militari» di Kharg, l’isola attraverso cui passa il 90% dell’export di greggio iraniano, Trump ha spiegato che questo potrebbe essere l’inizio. Cinquemila tra marines e uomini della Us Navy stanno per essere schierati nel Golfo in vista di un potenziale sbarco sull’isola. E il capo della Casa Bianca ha avvertito che se i Pasdaran non lasceranno libere le acque dello stretto di Hormuz, il prossimo attacco distruggerà tutti gli impianti petroliferi dell’isola.
Per Trump, dunque, l’obiettivo non è solo Kharg. L’amministrazione Usa aveva risparmiato quell’hub nella speranza che il regime cedesse. Ma ora che i Pasdaran hanno bloccato Hormuz, la questione si è fatta molto più complicata. «I nemici e i loro alleati continueranno a non passare», ha ribadito il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Trump ha chiarito che la Marina Usa è pronta a scortare le navi. Ma, sul social Truth, il presidente americano ha lanciato anche un altro avvertimento. «Gli Stati Uniti hanno sconfitto e annientato completamente l'Iran, militarmente, economicamente e in ogni altro modo. Molti Paesi, specialmente quelli colpiti dal tentativo dell'Iran di chiudere lo Stretto di Hormuz, invieranno navi da guerra - in collaborazione con gli Stati Uniti d'America - per mantenere lo Stretto aperto e sicuro», ha scritto il capo della Casa Bianca. «Si auspica che la Cina, la Francia, il Giappone, la Corea del Sud, il Regno Unito e gli altri Paesi penalizzati da questa restrizione artificiale inviino navi nell'area», ha continuato il tycoon, che ha scritto poi un altro post, poche ore dopo, dello stesso tenore, dicendo che «i Paesi del mondo che ricevono petrolio attraverso Hormuz devono occuparsi di quel passaggio». Ma dalla Repubblica islamica non sono arrivati segnali che inducono a pensare che i suoi vertici, vecchi e nuovi, vogliano scendere a compromessi.

NON OSTILI

L’Iran ha deciso che attraverso quello stretto possono navigare solo imbarcazioni di Paesi non ostili (anche per blindare i legami con i suoi clienti asiatici). Ieri, sono passate due navi indiane. La Cnn ha parlato di un piano iraniano per consentire il transito dei cargo che pagano in yuan cinesi. Alireza Tangsiri, comandante della marina dei Pasdaran, ha sottolineato che Hormuz «non è ancora stato bloccato militarmente, ma è semplicemente oggetto di controllo». Dopo l’attacco a Kharg, i Guardiani della Rivoluzione hanno già fatto partire la rappresaglia contro gli impianti petroliferi della regione, soprattutto contro gli Emirati Arabi Uniti, che hanno sospeso le operazioni nel porto di Fujairah. 

I MISSILI

Droni e missili continuano a piovere su tutti i Paesi del Golfo. A tremare sono anche l’Oman e l’Iraq, dove l'ambasciata americana ha esortato i propri connazionali a lasciare il Paese. All’interno dell’Iran, cresce di nuovo la repressione contro qualsiasi forma di dissenso, al punto che ieri sono stati arrestati 54 sostenitori di Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià di Persia che continua a sostenere di potere guidare la transizione nel Paese. Undici appartenenti alla «fazione monarchica» sono stati «neutralizzati». E da Israele, dove anche ieri hanno suonato continuato gli allarmi antiaerei, il ministro della Difesa, Israel Katz, ha dichiarato che «la lotta contro l'Iran si sta intensificando e stiamo entrando nella fase decisiva che continuerà finché sarà necessario». 

«Solo il popolo iraniano può porre fine a tutto questo attraverso una lotta determinata, fino al rovesciamento del regime terroristico», ha affermato Katz. Ma per Israele, adesso, il fronte è doppio. Da una parte c’è l’Iran, contro cui combatte insieme alle forze Usa. Dall’altro il Libano, in una guerra con Hezbollah che rischia di assumere contorni molto più ampi. Ieri il portale Axios ha riferito che l’Idf è pronta ad ampliare le operazioni via terra e a prendere il controllo della regione fino al fiume Litani, in modo da smantellare tutta la rete di basi e arsenali del gruppo sciita. Secondo il quotidiano Haaretz, nei prossimi giorni potrebbero esserci colloqui diretti tra Israele e Libano in cui sarebbero coinvolti il genero di Trump, Jared Kushner, e il ministro israeliano Ron Dermer. L’incontro potrebbe tenersi a Cipro o in Francia, dove il presidente Emmanuel Macron ha proposto un piano di cessate il fuoco in cui sarebbe incluso anche il riconoscimento libanese dello Stato di Israele. E mentre i raid dell’Idf non si fermano ed Hezbollah continua a lanciare razzi verso Israele, il Paese dei cedri rischia di diventare la vittima di un conflitto che non ha voluto.

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