I rider napoletani scendono in piazza: «Basta paghe da fame, ora il contratto»
Non erano in tanti, i rider scesi ieri in piazza a Napoli per invocare diritti e tutele. Ma c?erano, e il tema è nazionale e importante a livello sociologico, e non solo perché...
Non erano in tanti, i rider scesi ieri in piazza a Napoli per invocare diritti e tutele. Ma c’erano, e il tema è nazionale e importante a livello sociologico, e non solo perché dal Covid a oggi le piattaforme di delivery hanno radicalmente trasformato i costumi dei giovani e delle famiglie, ma anche perché «per 10 ore quotidiane di lavoro si guadagnano appena 1200 euro al mese». Negli ultimi giorni, com’è noto, la spagnola Glovo e la britannica Deliveroo, grandi multinazionali delle consegne a domicilio, sono finite al centro di un’indagine della Procura di Milano, e dunque ieri è stata indetta la giornata nazionale di mobilitazione per i rider. In città, ha preso parte alla manifestazione, organizzata davanti al Mc Donald’s di piazza Garibaldi, anche il segretario generale Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci, intervenendo ieri mattina al presidio promosso con Nidil, Filcams e Filt. La protesta è andata in scena in 30 piazze italiane.
APPROFONDIMENTI Napoli, “Riders-Lavoratori invisibili”Deliveroo, controllo giudiziario per caporalato su migliaia di rider. «Retribuzione inferiore fino al 90% rispetto alla soglia di povertà»
Le richieste
Sono 4mila circa i rider in Campania (2500 dei quali a Napoli), e rappresentano più o meno il 10% dei rider nazionali, per lo più partite Iva under 35. In sostanza, si chiede che sia loro «applicato il contratto nazionale merci e logistica». «A Napoli, come in tutta Italia - le parole di Ricci - siamo nelle piazze per chiedere che i rider abbiano un vero contratto e vengano considerati lavoratori dipendenti. Come ha dimostrato la Procura di Milano, oggi questi lavoratori sono sfruttati e sottopagati, non hanno diritti, non hanno ferie, non hanno permessi e sono vittime dall’intelligenza artificiale. Ci stiamo battendo perché venga data loro dignità, dicendo no a contratti di convenienza che li danneggiano, fuori dal perimetro dei contratti nazionali, come quello obbligatorio delle merci e la logistica. A questi lavoratori non si possono dare paghe di 3/4 euro a consegna. Il contratto nazionale che chiediamo, riconosciuto in tutto il territorio nazionale, consente ai rider di avere le stesse condizioni e gli stessi diritti siano essi a Napoli, a Palermo o a Milano». Sulla stessa linea, la posizione della segretaria nazionale Nidil Cgil, Roberta Turi: «Oggi siamo nelle piazze italiane perché è venuto il momento di dare diritti e tutele ai rider di Glovo e di Deliveroo. L’indagine della Procura di Milano ha verificato le cose che noi denunciamo da anni nelle piazze e nei tribunali: questi lavoratori vengono sfruttati approfittando del loro stato di bisogno. Quindi, se anche la Procura di Milano dichiara che queste aziende si stanno comportando in maniera illegale, è venuto finalmente il momento di fargli fare un grosso salto di qualità».
I salari
La Turi scende poi nel dettaglio degli incassi dei rider: «Questi lavoratori - prosegue - devono vedere un cambiamento immediato. E noi pensiamo che il migliore dei cambiamenti possibili per chi è in uno stato di bisogno è vedersi applicato un contratto di lavoro regolare, come ad esempio il contratto merci/logistica». Parliamo di circa 1200 euro al mese per 10 ore di lavoro al giorno. Senza diritti e tutele -. Si punta a «un contratto che preveda - conclude la Turi - tra rimborsi chilometrici, notturni, lavoro domenicale e scatti di anzianità, uno stipendio superiore ai 2mila euro al mese, con tredicesima e Tfr. Dalle indagini della Procura è invece emerso quanto, con i contratti applicati da Glovo e Deliveroo, guadagnano realmente i rider oggi: lavorando dieci ore ogni giorno, arrivano a circa 1.200 euro al mese, c’è ancora molto da fare».