Hormuz, no dell'Ue a Trump: «Stretto fuori dal raggio d'azione Nato». E spunta il modello Mar Nero sperimentato in Ucraina
Corsa contro il tempo per scongiurare uno choc energetico globale nello Stretto di Hormuz, ma la strategia divide le sponde dell?Atlantico. Da un lato, Trump preme per un coinvolgimento diretto...
Corsa contro il tempo per scongiurare uno choc energetico globale nello Stretto di Hormuz, ma la strategia divide le sponde dell’Atlantico. Da un lato, Trump preme per un coinvolgimento diretto della Nato; dall'altro, l'Unione Europea e il Regno Unito preferiscono una coalizione di partner regionali e un modello di mediazione tecnica basato sull'esperienza ucraina. L'Alta rappresentante dell'Ue Kaja Kallas ha gelato le ipotesi di un intervento a guida Nato arrivate da Washington. Al suo arrivo al Consiglio Affari Esteri, Kallas ha ribadito che lo scacchiere del Golfo è «al di fuori dell'area d'azione dell'Alleanza», sottolineando l'esistenza dell'operazione europea Aspides e la disponibilità di singoli Stati membri a contribuire a una «coalizione dei volenterosi» esterna alla Nato.
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Sulla stessa linea il premier britannico Keir Starmer.
Nonostante un colloquio definito «positivo» con Trump, Starmer ha escluso che il piano per la riapertura dello Stretto sia mai stato concepito come una missione Nato. L'obiettivo di Londra è un'alleanza eterogenea che coinvolga partner europei, statunitensi e, soprattutto, i Paesi del Golfo, sfruttando le competenze di sminamento già presenti nella regione. Di parere opposto la Casa Bianca. Attraverso la portavoce Karoline Leavitt, intervistata da Fox News, il tycoon ha esortato gli alleati europei a «fare di più» e a «farsi avanti» proprio in ambito Nato per garantire la libera circolazione delle merci. Per il presidente Usa, il ripristino della sicurezza a Hormuz è un dovere che i partner atlantici «devono assumersi direttamente».Modello Mar Nero
Per superare l'impasse, l'Europa guarda a una soluzione diplomatica: la Black Sea Grain Initiative. Kallas ha confermato di aver discusso con il Segretario Generale dell'Onu, Antonio Guterres, la possibilità di replicare lo schema che nel 2022 permise di sbloccare l'export di grano ucraino nonostante il conflitto con la Russia. Il parallelismo è tecnico: istituire un corridoio marittimo sicuro sotto l'egida delle Nazioni Unite, senza attendere un cessate il fuoco politico. L'obiettivo è mettere in sicurezza quel quinto del petrolio mondiale che transita per Hormuz, evitando ripercussioni drammatiche non solo sui prezzi del greggio, ma anche sul mercato dei fertilizzanti e sulla sicurezza alimentare globale.