Luigi Sbarra: «Zes e crescita del Sud, un modello per l?Italia. Giustizia, sì alla riforma»
Sottosegretario Luigi Sbarra, il Sud in termini percentuali cresce più della media Italia nell?occupazione grazie in particolare alle donne. Come mai allora si guarda ancora ai dati...
Sottosegretario Luigi Sbarra, il Sud in termini percentuali cresce più della media Italia nell’occupazione grazie in particolare alle donne. Come mai allora si guarda ancora ai dati con un certo scetticismo, parlando a esempio di lavoro povero?
«I dati sulla crescita del Mezzogiorno non possono dare adito ad alcuno scetticismo. L’Istat conferma che la crescita dell’occupazione nel Mezzogiorno sta diventando sempre più strutturale. Nel 2025 il Mezzogiorno è l’area del Paese in cui l’occupazione cresce di più ed è anche l’unica in cui si riduce l’inattività: dinamiche che portano a una convergenza sempre maggiore verso Nord, con una riduzione di 0,6 punti del divario in termini di occupazione e disoccupazione. L’obiettivo del Governo è coniugare crescita quantitativa e qualitativa, puntando su investimenti in settori ad alto valore aggiunto e sulla capacità di trattenere i giovani e le loro competenze».
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Il Sud cresce grazie a Pnrr e Zes unica: vuol dire che sono gli incentivi pubblici la chiave anche per il futuro?
«Il cambio di passo che abbiamo visto in questi anni per il Sud è frutto principalmente di visione e strategia unitaria e coordinata messa in campo dal Governo Meloni, politiche pubbliche mirate, strumenti efficaci e risorse certe. Parliamo innanzitutto delle risorse del Pnrr, con il 40% dedicato al Mezzogiorno, a cui si aggiungono oltre il 70% delle risorse delle politiche di coesione. In questo quadro, la Zes ha rappresentato nel Mezzogiorno un vero e proprio strumento di politica industriale che ha favorito l’attrazione degli investimenti, con 10 miliardi di stanziamenti per il periodo 2024–2028. Credo che, per rendere strutturale il momento positivo che sta vivendo il Sud, sia fondamentale continuare a sostenere e rafforzare la crescita di questi territori, con ricadute positive concrete a favore di investimenti, occupazione e infrastrutture».
A proposito di Zes unica, la premier Meloni insiste sulla possibile estensione del modello a tutta Italia mentre lei è più prudente temendo contraccolpi per il Sud. Come finirà?
«L’esperienza positiva della Zes l’ha resa un modello di riferimento per l’intero Paese: un riconoscimento che non può che far piacere. I risultati degli ultimi due anni sono ben sopra le aspettative, la strategia industriale è stata in grado di stimolare occupazione e investimenti. Parliamo di più di mille autorizzazioni uniche rilasciate negli ultimi due anni, per quasi 6 miliardi di investimenti e circa 18mila ricadute occupazionali. Ai numeri citati dobbiamo aggiungere i dati del credito d’imposta, dove si registrano 17.300 domande per oltre 12,4 miliardi di investimenti supportati negli ultimi due anni. La programmazione triennale e il relativo finanziamento della Zes ha l’obiettivo di proseguire questa esperienza di successo per sostenere competitività e attrattività di territori e investitori senza perdere di vista l’importante sfida della riduzione del divario tra il Mezzogiorno e il resto del Pese».
Le recenti alluvioni in Sicilia e Calabria, dove lei è stato tra i primi ad arrivare, confermano che il dissesto idrogeologico del Sud è una priorità del Paese. Che fare?
«L’intervento del Governo è stato molto efficace e ha portato due elementi che ritengo fondamentali per affrontare il problema in modo strutturale. Da un lato le risorse, che devono continuare ad arrivare in modo rapido e mirato e dall’altro il coordinamento degli sforzi a tutti i livelli istituzionali. Il nostro obiettivo è trasformare l’intervento emergenziale in una strategia strutturale capace di garantire la sicurezza del territorio e dei cittadini».
Referendum sulla giustizia, il Governo si è mobilitato per sostenere le ragioni del si. La politicizzazione dell'evento condizionerà l'affluenza alle urne?
«Il referendum non appartiene né al governo né alle opposizioni ma ai cittadini, chiamati ad esprimersi direttamente su un aspetto costituzionalmente rilevante. Il Governo, su mandato dei cittadini, ha portato avanti la riforma della giustizia per migliorare la qualità delle garanzie che lo Stato offre ai suoi cittadini. Per quanto mi riguarda, da cittadino prima ancora che da Sottosegretario, andrò a votare convintamente “Sì” perché credo in una giustizia giusta, equa e indipendente. L’invito che rivolgo a tutti è quello di andare a votare, sostenendo le ragioni del Sì e valutando questa riforma per i contenuti e per il suo profilo di modernità».
Secondo lei, dunque, la riforma della giustizia migliorerà il rapporto tra cittadini e magistratura?
«La riforma della giustizia affonda le sue radici in un percorso molto lungo voluto anche da altri governi (vedi commissione D’Alema del 1997) e nasce proprio con l’obiettivo di rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, puntando su tre aspetti principali: garantire l’imparzialità e la terzietà del giudice attraverso la separazione delle carriere, contrastare l’interferenza delle correnti con l’introduzione del sorteggio nei due Csm e assicurare un giudizio disciplinare imparziale con l’istituzione dell’Alta Corte. Votando “Sì” al referendum avremo finalmente modo di dare piena attuazione ai principi della Riforma Costituzionale del 1999, approvata con il contributo di maggioranza e opposizione. Il 22 e il 23 marzo avremo l’occasione storica di consegnare alle generazioni future una giustizia nuova, rafforzata e degna della nostra fiducia».