Referendum, Gratteri per il No: «La magistratura libera dai politici»
Il palco principale, a un certo punto, non è più quello del teatro Diana. Ma le due sedie messe all?esterno del teatro vomerese. Almeno una cinquantina di persone sono rimaste...
Il palco principale, a un certo punto, non è più quello del teatro Diana. Ma le due sedie messe all’esterno del teatro vomerese. Almeno una cinquantina di persone sono rimaste fuori: l’affluenza per il raduno dei big del «no» di Napoli è troppa. Non manca un po’ di tensione, devono intervenire le forze dell’ordine per riportare la calma. Ma alcuni tra i protagonisti della giornata, a partire dal procuratore generale della Corte d’Appello Aldo Policastro, decidono di fermarsi a parlare con chi non ha trovato posto. E proprio da lì Policastro sferra l’affondo più duro: «Chi vuole spazzare via la magistratura vota sì, gli altri votano no». La star della giornata, però, è il procuratore capo Nicola Gratteri. E quando lui interviene, al centro della scena torna il palco “interno”. «Questa riforma è stata approvata con l’arroganza del potere», dice dopo essere stato accolto da un applauso e dal coro «Nicola, Nicola».
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Quando lui ha smesso di palare, siamo ormai a ora di cena, il Diana inizia man mano a svuotarsi. Eccola, nelle sue scene principali, la giornata organizzata dal comitato «giusto dire no» guidato da Ettore Ferrara che raduna i principali protagonisti napoletani della campagna referendaria contro la riforma Nordio. Da Policastro a Gratteri fino a Gaetano Manfredi, in attesa dell’arrivo di Elly Schlein oggi e di Giuseppe Conte domani. E il sindaco entra nel merito del voto: «Napoli è sempre stata una città profondamente democratica e antifascista e pertanto sono convinto che qui il “No” prevarrà in maniera larga e dovremo compensare qualche altra parte d’Italia dove questo non avverrà».
LA GIORNATA
«La parola chiave del mio approccio per contrastare la riforma è stata l’arroganza», spiega Gratteri. «Non mi fermerò finché sarò vivo, se mi sfidano non ce ne è per nessuno, io sono allenato alla guerra fin da bambino», arringa il procuratore. Poi si concentra sull’iter parlamentare: «C’è un pacchetto che il Governo blinda, va in Parlamento dove non cambia una virgola. Dico io, almeno fate una finta. Per me questa si chiama arroganza del potere. Così la riforma viene approvata e noi cambiamo 7 articoli della Costituzione come se fosse un decreto legge». Entrando nel merito, Gratteri fa un passo indietro alla riforma Cartabia: «Ero l’unico in Italia ad andare in tv a criticarla perché la gente aveva paura a criticare quel governo perché c’erano tutti i partiti tranne Fdi. Quella era l’attività preparatoria, l’antipasto».
Un tema sul quale si concentrerà anche Policastro. Tanto che dice dal palco: «Il passaggio tra le carriere arricchisce, io lo renderei addirittura obbligatorio». E ancora: «la modifica costituzionale rende il pm più debole e condizionabile. Già oggi subisce pressioni della piazza e del potere. Oggi siamo forti e riusciamo a resistere, con la riforma sarà più difficile». Sulla stessa scia anche Cantone: «Bisogna votare No perché questa riforma non migliora la situazione della giustizia, indebolisce l’autonomia dei magistrati e rischia di creare per il futuro una magistratura molto più conformista. Quindi credo che sia giusto votare No per ragioni di merito e non per ragioni di schieramento». La presidente della Giunta distrettuale di Napoli dell’Anm Leda Rossetti non nasconde i suoi timori: «La riforma può minare l’indipendenza della magistratura». Significativo anche l’intervento di Manfredi: «Questo scontro tra ordinamenti dello Stato, tra politica e magistratura è un precedente estremamente grave. Il rispetto istituzionale e l’equilibrio fra i poteri è alla base della democrazia. Ogni dittatura è nata da una prevaricazione di un potere».
IL PALCO ESTERNO
Mentre sul palco si alternavano gli interventi, all’esterno veniva improvvisato il secondo evento. Per accontentare i delusi rimasti all’esterno, gli organizzatori e il teatro hanno invitato Jacopo Fo, tra i relatori dell’iniziativa a favore del No al referendum sulla giustizia, a uscire. Lo scrittore e regista ha tenuto lì un monologo che ha dato il via a una serie di interventi. Anche Policastro, il rettore dell’Università di Siena Tommaso Montanari e lo scrittore Maurizio de Giovanni salgono sulla sedia per prendere parola: «Io odio essere preso in giro. E se dici che con questa riforma si migliora la giustizia mi prendi in giro». La pioggia fa calare il sipario esterno. Poi si anche quello del Diana. Ma l’ultima settimana di campagna referendaria del fronte del no è appena iniziata. Oggi e domani i piatti forti: Schlein prima e Conte poi, in un confronto con Gennaro Sangiuliano per FdI.