Truffe telematiche: «Dallo chef al docente così hanno portato via i risparmi di una vita»
Il Mattino

Truffe telematiche: «Dallo chef al docente così hanno portato via i risparmi di una vita»

Martedì 17 marzo 2026
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Creare allarme, dare inizio a un sistema di giroconto per salvare i propri risparmi. Fare presto, perché tutto è a rischio, bisogna fidarsi. Era lo schema, il metodo, la strategia...

Creare allarme, dare inizio a un sistema di giroconto per salvare i propri risparmi. Fare presto, perché tutto è a rischio, bisogna fidarsi. Era lo schema, il metodo, la strategia con cui sono state truffate decine di correntisti. Eccoli gli hacker e i turnisti al servizio del clan Mazzarella, quelli che riuscivano a stare ore al telefono con le vittime, a cui venivano spedite conferme di ogni tipo: codici di otp, mail e schermate di home banking. Tutto falso, anche se tutto straordinariamente simile al vero, a rivedere quel corredo di codici, numeri verdi e link spediti ai clienti. Un “pezzotto” telematico, ultima generazione del pacco made in Forcella. E non è un caso che i registi di questa trama sono legati ai Mazzarella, dunque, eredi dei Giuliano. Ma chi c’è dietro questa storia? «Uno che - per dirla con gli inquirenti ieri in conferenza stampa - non ha studiato ma vanta conoscenze informatiche invidiabili». È il ritratto del «Polacco». Per lui niente arresti, ma agli atti spuntano le accuse del pentito Rosario Lamonica, che svela un retroscena: «All’inizio lavorava con Masseria Cardone, poi con noi». Tradotto: c’è stato l’ok dei Licciardi per fornire la sua prestazione d’opera ai Mazzarella.

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Identikit

Dunque, il «Polacco»: si chiama Salvatore Junior Montone Del Sole ed è stato protagonista di un incontro al vertice. Nel senso che viene convocato in una casa anonima di Pomigliano d’Arco, dove viene effettuata una videochiamata: in quell’occasione, non viene sfruttato il wifi dell’abitazione ma una scheda lyka mobile a prova di indagine. Una sorta di intelligence al servizio del clan, grazie al quale si definisce l’accordo dell’hacker conteso tra due cartelli, quello di Secondigliano e quello dei Mazzarella. E da quel momento in poi sono decine le vittime che cadono nella rete della banda. Proviamo a seguire la trama delle truffe: secondo i pm, Ferdinando Coronella si materializza a Monza, nel sistema informatico di un istituto di credito, quando era già in possesso delle credenziali di un cliente. La messa in scena è già alla fine.

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Si è proposto come un funzionario di polizia, come un esponente della Questura di Monza, facendogli credere di essere finito nella trama operata da presunti dipendenti infedeli della stessa banca lombarda. Alla fine il correntista abbocca. E decide di stornare una parte dei propri beni su un altro conto corrente. Un giro conto di ben 49mila euro, soldi che - nell’ottica della parte offesa - dovevano essere blindati e riproposti al sicuro. Tutto falso, grazie a quella girandola di password e otp, di verifiche e id facciali che hanno spinto il correntista a fidarsi. Ma di questi casi ce ne sonio tanti e all’ordine del giorno.

La questura 

Pensate, la truffa consumata ai danni del correntista di Monza viene portata a termine il cinque febbraio di un anno fa, tanto da spingere la Procura a depositare una sorta di integrazione della richiesta di arresto che era stata inoltrata al gip un anno e mezzo fa. Scenario simile a quello di tanti altri. Restiamo alle truffe più recenti. È il 10 gennaio del 2025, questa volta sotto i riflettori finisce Antonio Pisanti, altro presunto componente della banda dei telefonisti. È un altro presunto adescatore. Uno che - per dirla con gli inquirenti - è in grado di parlare con una cadenza impeccabile.

Un modo per disorientare i suoi interlocutori. Questa volta la vittima si trova a Livorno. E il nostro indagato si propone come funzionario del sistema antifrode della Questura di Livorno, a sua volta al lavoro nella banca locale. Anche in questa occasione è la battaglia del bene contro il male. E anche in questo caso, l’obiettivo è difendere il malcapitato correntista da una trama di dipendenti infedeli. Come va a finire? Danno da ottomila euro. Scenario che si ripete decine di volte. Nella rete finiscono un po’ tutti, dal barista al docente, dal pensionato al piccolo imprenditore, dal consulente aziendale all’impiegato pubblico. Tutti a fidarsi di quell’incrocio di informazioni che gli inglesi sintetizzano con l’espressione spoofing. Come a dire: sostituzione dei numeri, come se al telefono dall’altra parte ci fosse un fidato ispettore della Questura locale.

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