Processo Becciu da rifare, colpo di scena della Corte d'Appello vaticana: «Rinnovare il dibattimento». Si ricomincia (quasi) da zero
Il Mattino

Processo Becciu da rifare, colpo di scena della Corte d'Appello vaticana: «Rinnovare il dibattimento». Si ricomincia (quasi) da zero

Martedì 17 marzo 2026
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Nuovo colpo di scena. Il famoso processo Becciu è da rifare e si riparte (quasi) da zero. Dopo poco meno di due mesi di silenzio i giudici della Corte d'Appello del Vaticano si sono...

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Nuovo colpo di scena. Il famoso processo Becciu è da rifare e si riparte (quasi) da zero. Dopo poco meno di due mesi di silenzio i giudici della Corte d'Appello del Vaticano si sono pronunciati sulle «ipotesi di nullità relative, tempestivamente eccepite e non sanate» in primo grado e ha ordinato «di rinnovare» il dibattimento che aveva portato alla condanna di nove persone, compreso il cardinale Angelo Becciu. Ha poi ordinato all'Ufficio del Promotore di Giustizia di «depositare in Cancelleria entro il 30 aprile, tutti gli atti del procedimento istruttorio nella loro versione integrale». Il che significa che finalmente verranno resi noti (e usati in sede dibattimentale) tutte le chat integrali che a suo tempo erano state omissate dal Promotore Alessandro Diddi, così come gli interrogatori che erano stati fatti. Insomma, tutti quegli elementi che erano mancati alle difese ed erano stati alla base di reiterate denunce pubbliche nel corso di oltre due anni di processo. 

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Le novità

Inoltre la Corte d'Appello guidata dall'arcivescovo Arellano, canonista corazzato, proveniente dalla Rota, ha concesso alle parti un periodo fino al 15 giugno per esaminare i documenti e per preparare le prove a difesa.

La prima udienza è stata calendarizzata per il 22 giugno anche se servirà solo a fissare il calendario delle udienze successive. Per la giustizia vaticana si prospetta un'estate piuttosto movimentata e sotto i riflettori. Papa Leone sin dall'inizio del suo magistero e in diverse sedi ha più volte sottolineato che nel settore della giustizia debba parlare solo il diritto canonico, le regole procedurali, gli avvocati delle difese e i magistrati nelle sedi opportune. Ma in questi anni, a detta di illustri canonisti, erano stati sollevati parecchi dubbi al punto da far dire che  non vi era stato un giusto processo. 

L'ultima udienza

Il mese scorso, nell'ultima udienza del processo d'appello, la Corte si era riservata di intervenire su alcuni aspetti assai importanti. A cominciare dall' annosa controversia dei Rescripta papali (i provvedimenti legislativi di Francesco che avevano dato poteri illimitati agli inquirenti a processo iniziato), poi il vulnus delle chat omissate relative al ruolo svolto dietro le quinte da Francesca Immacolata Chaoqui e Genoveffa Ciferri che avrebbero “manovrato” lo stesso Perlasca, ovvero il test principale sul quale si basa tutto l'impianto dell'accusa.  Si tratta di ben centotrentadue messaggi che la Ciferri aveva inviato a fine novembre 2022 al promotore Diddi. Di questi solo 126 erano stati depositati e 118 completamente omissati. Infine era stato anche sollevato il peso del dossieraggio svolto in Italia dal finanziere Pasquale Striano sugli imputati ben prima dell'avvio del processo vaticano medesimo. E' anche per questo che i difensori degli imputati avevano eccepito la nullità del processo. 

Cosa succede ora

Ora si potrebbe ricominciare e tutto si basa su quello che depositerà il Promotore di Giustizia.  Le difese interpellata hanno tirato un respiro di sollievo. Massimo Bassi e Cataldo Intrieri, difensori di Fabrizio Tirabassi parlano di una storica sentenza che «per la prima volta nella storia vaticana ha ritenuto inefficace e privo di effetti un rescritto del Papa, per mancata pubblicazione a nostro avviso comporta come conseguenza la radicale nullità di tutta l’indagine e del processo. Infatti tutti gli atti di indagine , a partire dai discussi interrogatori del super teste Perlasca sono da ritenersi nulli , in quanto la norma papale che conferiva pieni poteri al promotore Diddi è inefficace. Confidiamo di poter arrivare ad una rapida definizione del processo con una sentenza ampiamente assolutoria».

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