Leone XIV, la benedizione Urbi et Orbi: «Chi ha in mano le armi le deponga. Chi ha il potere di scatenare guerre scelga la pace»
«Chi ha in mano le armi le deponga. Chi ha il potere di scatenare guerre scelga la pace». Dalla Loggia delle Benedizioni, dopo aver pronunciato gli auguri pasquali in diverse...
«Chi ha in mano le armi le deponga. Chi ha il potere di scatenare guerre scelga la pace».
Dalla Loggia delle Benedizioni, dopo aver pronunciato gli auguri pasquali in diverse lingue, il Papa americano si affaccia e consegna al mondo un messaggio di non violenza che risuona netto, quasi imperioso. Le sue parole si diffondono attraverso i media, attraversano la piazza gremita, si posano sulla folla che riempie anche via della Conciliazione, raccolta sotto un cielo di primavera. Qua e là si leva un applauso, come un’eco spontanea.
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«Lasciamoci cambiare il cuore», prosegue Leone XIV.
E indica con chiarezza la via: «non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo. Non la volontà di dominare l’altro, ma il desiderio di incontrarlo».È un pensiero che ritorna, insistente, lungo tutti questi giorni: dalla Via Crucis alla Veglia pasquale della notte precedente in basilica. I conflitti in corso — dal Medio Oriente all’Ucraina, dove si combatte ormai da quattro anni e anche oggi non hanno risparmiato vittime — rischiano di scivolare dentro la normalità, di diventare paesaggio quotidiano.
«Ci stiamo abituando alla violenza — avverte il Papa —, ci rassegniamo ad essa e diventiamo indifferenti. Indifferenti alla morte di migliaia di persone. Indifferenti all’odio e alla divisione che i conflitti seminano. Indifferenti alle conseguenze economiche e sociali che essi producono e che pure tutti avvertiamo». Poi ha annunciato una preghiera per la pace in basilica per sabato prossimo. «Invito tutti a unirsi a me». Infine da quella stessa loggia, il pensiero torna a Papa Francesco «Un anno fa — ricorda — da qui rivolgeva al mondo le sue ultime parole, ammonendoci: “Quanta volontà di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo!”».
E subito dopo, prima della benedizione Urbi et Orbi, Leone XIV si affida a un’altra voce, quella di sant’Agostino, a lui cara: «Tutti abbiamo paura della morte e, per paura, ci voltiamo dall’altra parte, preferiamo non guardare. Ma non possiamo continuare a essere indifferenti. Non possiamo rassegnarci al male. Sant’Agostino insegna: se hai paura della morte, ama la resurrezione».
Poco prima, durante la sua prima messa pasquale celebrata a San Pietro, alla presenza di moltissimi cardinali, il Pontefice aveva intrecciato lo stesso filo nell’omelia. «La vediamo nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte: nei soprusi che schiacciano i più deboli, nell’idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, nella violenza della guerra che uccide e distrugge».
E tuttavia, dentro queste oscurità, per i cristiani e gli uomini di buona volontà resta una luce: «Il Signore è vivo e rimane con noi. Attraverso fessure di resurrezione che si aprono nel buio, Egli consegna il nostro cuore alla speranza».