Mazzarella, il faro dei pm sui pizzini trovati nel covo: «È la contabilità del clan»
Si è limitato ad annuire, quando gli hanno mostrato i documenti falsi. Ha ammesso di usare una carta di identità posticcia, fasulla, anche se non ha fornito altri particolari su come...
Si è limitato ad annuire, quando gli hanno mostrato i documenti falsi. Ha ammesso di usare una carta di identità posticcia, fasulla, anche se non ha fornito altri particolari su come e da chi l’avesse ricevuta. Per il resto si è avvalso della facoltà di non rispondere. Silenzio canonico dinanzi al gip Satta del Tribunale di Salerno, in attesa di doversi presentare dinanzi al giudice napoletano, quello dinanzi al quale risponde di omicidio. Eccolo Roberto Mazzarella, classe 1978, presunto reggente della camorra napoletana. Arrestato in un resort di lusso a Vietri sul mare, catturato grazie a un blitz dei carabinieri a poche ore dalla domenica di Pasqua.
APPROFONDIMENTI Domenico, prove di dialogo
per il risarcimento danni
Domani vertice al Monaldi
Il retroscena
Un blitz destinato ad aprire un altro importante solco investigativo, a proposito delle regole di successione interna che consentono al clan Mazzarella - una vera e propria holding criminale - di riprodursi da almeno trenta anni a questa parte. Restiamo proprio a quest’ultimo filone investigativo. Sotto i riflettori della Dda di Napoli ci sono almeno due pezzi di carta. Sono zeppi di numeri scritti a penna. Cifre, nulla più che cifre. Una possibile svolta per mettere a fuoco la macchina del riciclaggio di un pezzo di camorra che governa le attività illecite tra centro e periferia, ma anche in altre zone della città. Restiamo a questi due pezzi di carta. Una via di mezzo tra pizzini e una sorta di libro mastro. Per gli inquirenti dovrebbe trattarsi di materiale contabile, cifre che hanno a che vedere con la gestione economica di un clan che è cresciuto (e si è evoluto) nel corso degli anni, al netto di blitz e arresti, di sequestri e condanne. Inchiesta condotta dai pm Sergio Raimondi e Simona Rossi, come è noto ci sono alcuni punti da mettere a fuoco, tra il materiale sequestrato grazie ai blitz del comando provinciale dei carabinieri di Napoli. Tre orologi di pregio (dovrebbero trattarsi di Rolex), un telefono riconducibile a un componente della famiglia e quei due pezzi di carta. Numeri incolonnati. Possibili dati economici, che ora verranno confrontati ad altri aspetti legati alle attività della famiglia Mazzarella. Droga, racket, gestione dei falsi. Ma non solo. C’è dell’altro: di recente la camorra targata clan Mazzarella si era specializzata nel settore delle truffe telematiche, nei confronti delle persone anziane. Una sorta di nuova frontiera della frode del finto maresciallo (o del finto avvocato o del finto impiegato di banca), che si avvale di una rinnovata (e inedita) conoscenza tecnica.
Arrestato il boss Mazzarella: tradito da una festa in famiglia
La tecnica
In sintesi, quelli del clan Mazzarella si sono specializzati nella tecnica dello spoofing, che consiste nel telefonare alla vittima della singola truffa usando un numero di telefono clonato, identico a quello di un ufficio di questura, di una filiale bancaria o di uno studio legale. Un modo per abbattere le difese dei singoli interlocutori, che - dopo aver fatto verifiche estemporanee sulle fonti aperte - sono portati a fidarsi dei consigli che passano sulla linea telefonica. Un settore, quello delle frodi informatiche tramite lo spoofing, che ha fatto emergere anche l’esistenza di uffici gestiti dal clan neanche fossero una sorta di banca di famiglia. Parliamo dei locali di via Ferrante Imperato, ma anche degli “uffici” che sono stati rinvenuti all’interno di una delle case di Forcella anni fa sequestrate al clan Giuliano. Fatto sta che non si esclude che i numeri trovati possano combaciare con i riscontri aperti fino a questo momento sulle attività economiche di famiglia, non ultimo la storia delle truffe telematiche. Inchiesta in corso, che ora fa i conti anche con le prossime tappe procedurali. Dopo aver affrontato l’interrogatorio di garanzia a Salerno, ora tocca al confronto con i giudici di Napoli. Come è noto, Mazzarella è accusato di essere mandante ed esecutore dell’omicidio di Antonio Maione, colpito a morte il 15 dicembre del 2000 in una salumeria, come vendetta trasversale per l’omicidio del padre di Roberto, quel Salvatore Mazzarella ucciso nel lontano 1995. Difeso dal penalista Alessandro Pignataro, l’indagato era sfuggito al blitz di un anno e mezzo fa. Nei suoi confronti, di recente, la Dda di Napoli ha di recente chiesto una condanna a trenta anni di reclusione. Uno scenario controverso, quello del delitto del 2000, come emerge anche da alcuni dati processuali legati al presunto complice di Roberto Mazzarella. Parliamo di Clemente Amodio, parente e presunto affiliato alla camorra dei Mazzarella: difeso dai penalisti Leopoldo Perone e Valerio Spigarelli, Clemente Amodio è stato scarcerato in Cassazione. Diversa la valutazione finora adottata nei confronti del presunto boss. Ora si attende l’interrogatorio di garanzia, mentre si punta a stabilire in che modo è avvenuta la staffetta della successione, tra pizzini e business oggi al vaglio della Dda.