Nel bene confiscato alla camorra a Boscotrecase nasce il primo Centro giornalistico
Il Mattino

Nel bene confiscato alla camorra a Boscotrecase nasce il primo Centro giornalistico

Domenica 12 aprile 2026
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È stata una mattina con il sapore delle cose giuste. Persone ferme ad ascoltare, centinaia di ragazzi, istituzioni e associazioni insieme per occupare spazi di condivisione e...

È stata una mattina con il sapore delle cose giuste. Persone ferme ad ascoltare, centinaia di ragazzi, istituzioni e associazioni insieme per occupare spazi di condivisione e partecipazione. A Boscorealeè nato il Centro Giornalistico e Culturale Impastato-Siani, dentro un bene confiscato alla camorra. Un bene sottratto ai clan e donato alla gente e ai più giovani, chiamati a viverlo e a farlo crescere. Un luogo che cambia funzione e significato: dove prima c’era chiusura, oggi si entra per leggere, studiare, raccontare. E si tratta di un unicum in Italia: nello stesso spazio convivono la biblioteca comunale, una sala podcast, il set della web tv Volwer e aree dedicate alla lettura e allo studio, anche per i più piccoli.

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L’inaugurazione di ieri si è inserita nella due giorni «Sulle orme di Peppino e Giancarlo», tra Boscoreale e Torre Annunziata, nell’ambito del progetto Volwer Lab che coinvolge 160 studenti delle scuole superiori oplontine, finanziato con fondi Next Generation Eu.

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Il taglio del nastro

Al taglio del nastro Giovanni Impastato e Paolo Siani, fratelli dei due cronisti uccisi per il loro lavoro, insieme al vicepresidente della Regione Campania Mario Casillo, al vescovo di Nola Francesco Marino, al viceprefetto Aniello De Angelis, alla presidente del tribunale di Torre Annunziata Giovanna Ceppaluni, al presidente di Csv Napoli Umberto Cristadoro, al segretario generale aggiunto della Fnsi Claudio Silvestri, al segretario generale della Fondazione Polis Enrico Tedesco e alla presidente di Agrorinasce Maria Antonietta Troncone. A fare gli onori di casa la presidente dell’associazione Eiraionos Isabella Manzo e il sindaco Pasquale Di Lauro. Nel parco fuori, gli interventi delle autorità.

Il progetto

È qui che Eiraionos porta la sua esperienza formativa, costruita negli anni con laboratori nelle scuole e con la web tv Volwer, dove centinaia di studenti hanno imparato a fare domande, a stare davanti a una telecamera, a capire cosa significa raccontare. «Facciamo rivivere la biblioteca e il sapere dei libri, contaminandoli con podcast e video», ha spiegato Isabella Manzo. «Questo spazio vuole essere un presidio di legalità e un luogo vissuto ogni giorno». Legalità che prende forma concreta. Lo ha ricordato anche il sindaco Di Lauro: «Lo Stato vince anche così, educando le nuove generazioni. Questo è uno spazio chiuso alla camorra e aperto alla comunità». Sulla stessa linea Mario Casillo: «Qui i ragazzi possono studiare, incontrarsi, crescere. È un segno di civiltà. Immaginiamo cittadini che prendono un libro e lo leggono nel parco qui accanto».

 

Poi le parole dei protagonisti dell’intitolazione. Giovanni Impastato ha parlato di emozione e di continuità nella lotta alle mafie. Per Paolo Siani «la memoria di un fratello diventa memoria collettiva. Le loro voci continueranno a vivere attraverso chi entrerà qui». Umberto Cristadoro ha richiamato il ruolo del volontariato e del terzo settore: «Luoghi come questo dimostrano che le comunità sanno prendersi cura dei beni comuni. Napoli ha una rete viva, fatta di migliaia di realtà che ogni giorno costruiscono partecipazione. È anche per questo che la candidatura a Capitale italiana del volontariato 2027 ha un senso concreto». Sul versante dell’informazione, Claudio Silvestri ha messo al centro la tutela del lavoro giornalistico: «Difendere la stampa libera significa difendere la democrazia, soprattutto nel Mezzogiorno dove raccontare i territori è spesso più difficile. Qui si forma una nuova generazione consapevole».

 

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