"Quel lavoro? Ci andrei di corsa": l'idea di correre fino a Zurigo per un colloquio
Stefano Castioni racconta la sua incredibile sfida: correre 500 km dal Lago di Garda a Zurigo per una posizione in On. Un'intervista tra trail running, sogni e la filosofia dell'endurance oltre il cronometro
Stefano Castioni racconta la sua incredibile sfida: correre 500 km dal Lago di Garda a Zurigo per una posizione in On. Un'intervista tra trail running, sogni e la filosofia dell'endurance oltre il cronometro
Laerte Salvini 13 aprile - 18:17 - MILANOTutto nasce da un "fuoco" improvviso, quello che divampa quando capisci che un'opportunità è cucita addosso alla tua storia. Stefano Castioni, una vita passata tra la gestione di atleti e la creazione di contenuti per brand sportivi, non ha visto solo un annuncio di lavoro quando si è imbattuto nella posizione aperta in ON, azienda leader nel settore del running. Ha visto una destinazione. "L’iniziativa è nata da un’intuizione," racconta Stefano. "Ho visto questa posizione per la gestione degli atleti nel trail running e mi si è accesa la lampadina. Al di là del semplice inviare il curriculum, proprio per il fuoco che mi ha acceso dentro il tipo di sfida, ho pensato se si potesse fare qualcosa in più per dimostrare l’entusiasmo che porterei. Mi sembrava una storia carina da raccontare: partire da casa e andare in corsa fino a Zurigo, dove ha sede l’azienda". Un viaggio che, sulla carta, sembrava lineare, ma che una volta disegnato sulle mappe ha rivelato la sua vera natura: "Quando ho iniziato a tracciare il percorso mi sono reso conto che è abbastanza impegnativo, ma per le cose a cui teniamo le difficoltà si superano".
L'intuizione: quando il curriculum non basta più
—Stefano non è un improvvisato. La sua è una storia che affonda le radici nella fatica delle corse campestri, evolvendosi costantemente verso distanze sempre più estreme. Ha vissuto l'epoca d'oro delle ultra trail, arrivando a confrontarsi con la "gara regina", il Tor des Géants e i suoi 330 chilometri tra le vette valdostane. Eppure, oggi, il suo approccio alla corsa ha subito una maturazione profonda, meno legata al cronometro e più alla connessione. "Il trail ha fatto parte della mia vita da sempre," spiega. "Inizialmente c’era la componente agonistica, poi man mano le distanze si sono allungate, dai cross sotto casa fino alle ultra. Negli ultimi anni, però, vuoi per l'età che avanza o per i motivi familiari e i figli, l’agonismo ha perso un po' di senso. Quello che è rimasto intatto, anzi, che sta diventando sempre più autentico, è la passione di stare negli ambienti naturali e viverli attraverso la corsa. È una connessione meravigliosa, meno legata alla performance e senza alcun tipo di finalità che non sia il vivere il momento".
Dall’agonismo all’essenza
—Ad ogni modo, correre per quasi 500 chilometri con oltre 10.000 metri di dislivello rappresenta non soltanto una sfida fisica, ma anche un modo originale per portare avanti un manifesto. Castioni, racconta, vuole che questo viaggio parli di resilienza e di merito, concetti che nel mondo dell’endurance sono moneta corrente ma che spesso si perdono nella frenesia della quotidianità lavorativa: "I valori che vorrei trasmettere sono semplici: quando ci teniamo a fare qualcosa, non deve spaventarci una salita, una difficoltà o un ostacolo, purché rimanga chiaro l'obiettivo. Per guadagnarsi le cose che hanno valore bisogna lavorare duro. Un viaggio del genere dimostra che servono preparazione, testa, costanza e resilienza. Nulla si improvvisa: io posso pensare a un'attività del genere perché vengo da vent'anni di esperienza. Se non avessi mai fatto niente, non potrei nemmeno immaginarla".
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Il peso della fatica
—Nella società moderna, regolata ogni secondo da un sistema sempre più tecnologico e complesso, Castioni ritrova nel trail running una forma di minimalismo esistenziale. Una disciplina che spoglia l'uomo del superfluo per restituirlo alla sua dimensione più pura, quella del movimento nello spazio naturale: "Per me il trail rappresenta l'esplorazione e la connessione tra uomo e natura. È una disciplina talmente semplice: non serve attrezzatura particolare, bastano abbigliamento e calzature e sei operativo. In questa semplicità e in questo minimalismo si possono sentire sensazioni di scoperta, di avventura e di libertà. A volte basta una corsa di meno di un'ora in un ambiente naturale per ritrovare quel senso di movimento e di libertà. Questo, per me, è il trail running". Adesso, tra Stefano Castioni e il suo obiettivo, ci sono solo le Alpi. Una salita dopo l'altra, verso Zurigo, con la speranza che tutti i chilometri fatti, possano portare al traguardo prefissato.
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