MotoGP, Liberty spinge per il “pilota di riserva”. I team non sono d'accordo
La Gazzetta dello Sport

MotoGP, Liberty spinge per il “pilota di riserva”. I team non sono d'accordo

Martedì 14 aprile 2026
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La società titolare di Formula 1 e mondiale moto vorrebbe introdurre questa figura già presente nelle auto ma le squadre tentennano: pochi piloti all'altezza e aumento dei costi

La società titolare di Formula 1 e mondiale moto vorrebbe introdurre questa figura già presente nelle auto ma le squadre tentennano: pochi piloti all'altezza e aumento dei costi

Massimo Falcioni 14 aprile - 12:35 - MILANO

Con il campionato mondiale MotoGP oramai fisso a 22 gare, 44 con le gare sprint del sabato, torna in discussione la necessità di un pilota di riserva permanente a disposizione dei singoli Team in tutti i Gran Premi, da utilizzare in corsa in sostituzione di un pilota titolare incidentato. Le corse MotoGP sono sempre più combattute. Quindi più spettacolo ma anche più cadute, come già dimostrato nelle prime tre gare 2026 con 33 crash a Buriram, 57 a Goiana, 73 ad Austin. L’obiettivo di Liberty Media, la società titolare della F1 auto e da pochi mesi anche del Motomondiale, è fare in questo caso, quel che è già stato fatto in Formula Uno dove ogni Team deve disporre di un pilota-sostituto in grado di scendere in pista nel caso di infortunio o di malattia di uno dei due corridori ufficiali della squadra. Quest’anno, fra gli altri, i piloti “terzi” in F1 sono Antonio Giovinazzi per Ferrari, Yaki Tsunoda per Red Bull. Pato O’Ward e Leonardo Fernaroli per Mc Laren, Fred Vesti per Mercedes. Insomma, per Liberty Media, questa scelta del terzo (e anche quarto...) pilota, diventa la conferma che la MotoGP può “copiare” la F1 su più fronti, con l’obiettivo finale di gare e campionati sempre più avvincenti sul piano dello spettacolo e economicamente sempre più solidi. 

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Nei box MotoGP, questa ipotesi del terzo pilota fisso, è presa con le pinze, di fatto con nessuna squadra d’accordo. I motivi sono diversi. C’è una questione economica: un terzo pilota aumenta comunque i costi del Team. C’è anche una questione di scarsa disponibilità di piloti adeguati alla MotoGP, magari presenti sempre nel box ma mai in pista se, per fortuna, i due “ufficiali” non hanno problemi a disputare prove e gare. Tradotto, in questa MotoGP servirebbero oggi altri 11 piloti, uno per ogni squadra. Ci sono tanti piloti adeguati e quindi pronti in questo ruolo di piloti “di riserva” in MotoGP? Stando alla realtà, oggi non sono pochi i piloti, anche ex MotoGP, in grado di assolvere a questo ruolo. Fra questi Andrea Dovizioso, Danilo Petrucci, Remy Gardner, Iker Lecuona, Augusto Fernandez, Miguel Oliveira, Takaaki Nakagami. Ma un conto è utilizzare questi piloti poche volte l’anno per test “a porte chiuse”, impegnati a lavorare sullo sviluppo delle moto, un altro conto è averli nel box, pronti in ogni week end di corsa, sapendo che niente è scontato e che, non si punta a far scendere in pista il pilota riserva ma a seguire i due piloti ufficiali che ogni Team ha. 

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Anche in passato, in un motociclismo assai diverso, Case come MV e Benelli, avevano il… pilota di riserva. Un esperimento di breve durata, causa i costi e gli scarsi risultati. Vista l’aria che tira, con Liberty Media decisa a trasformare questa MotoGP non solo a proprio uso e consumo ma anche con l’obiettivo di tenere sempre al massimo la presenza in pista di moto e piloti per lo show e quindi per l’interesse produttore di business, c’è da credere che la discussione sul “pilota di riserva” non finisce qui.

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