Infarto silente: cos’è, perché è pericoloso, i fattori di rischio e come prevenirlo
Come spiega il professor Bartorelli "il 45% degli infarti non provoca sintomi, ma causa gli stessi danni, a volte fatali. È una vera emergenza"
Come spiega il professor Bartorelli "il 45% degli infarti non provoca sintomi, ma causa gli stessi danni, a volte fatali. È una vera emergenza"
Il professor Antonio Bartorelli
Si tende spesso ad associare l’infarto a un evento – oltre che grave – doloroso, percepibile e allarmante, sottovalutando invece un evento cardiovascolare altrettanto pericoloso ma molto meno riconoscibile: l’infarto silente, che come spiega il professor Antonio Bartorelli, Responsabile della Cardiologia Interventistica Universitaria presso l’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano e Presidente della Fondazione Cesare Bartorelli, rappresenta “il 45% di tutti gli infarti”. L’infarto silente non è meno pericoloso dell’infarto classico e, anzi, proprio perché asintomatico rende molto più difficile intervenire: “Spesso il paziente arriva alla diagnosi quando ha già perso il 20 o il 30% della funzionalità del muscolo cardiaco”.
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