Dietro la rinascita di Van Aert c'è anche il running: l'allenamento di corsa prima della bici
La Gazzetta dello Sport

Dietro la rinascita di Van Aert c'è anche il running: l'allenamento di corsa prima della bici

Martedì 14 aprile 2026
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Il belga ha sorpreso tutti con una vittoria memorabile alla Parigi-Roubaix. Dietro questo ritorno al top ci sono tanti sacrifici e un dettaglio davvero particolare

Il belga ha sorpreso tutti con una vittoria memorabile alla Parigi-Roubaix. Dietro questo ritorno al top ci sono tanti sacrifici e un dettaglio davvero particolare

Federico Mariani 14 aprile - 18:12 - MILANO

Il mondo del ciclismo applaude Wout Van Aert. Il belga si prende la Parigi-Roubaix e torna a conquistare una classica Monumento dopo sei anni. Si interrompe così un periodo negativo, fatto di cadute, sfortuna e sconfitte dolorose. Il corridore del team Visma | Lease a Bike non si è mai arreso, come dimostra il suo recupero lampo dalla frattura alla caviglia destra nel gennaio 2026, tornando in sella appena 10 giorni dopo l’intervento. Ma c’è un aspetto davvero particolare negli allenamenti di Van Aert: la combinazione tra corsa e ciclismo.

Van Aert trionfa davanti a Tadej Pogacar (a sin.) e Jasper Stuyven (a destra)

IL CASO

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Questa strana unione di sport diversi era stata rivelata dallo stesso Wout nel gennaio 2024, durante il ritiro in Spagna. Come documentato dai propri social, il belga aveva in programma oltre 200 km da affrontare con la bici. Prima di mettersi all’opera, però, c’era stato spazio per la corsa. Così, alle 7.11, Van Aert e il compagno Edoardo Affini avevano coperto una breve distanza, 7,63 km, con una media di 4'25" al chilometro. Una volta consumata la colazione, ecco l’allenamento in sella. Un giro lungo 232,68 km, reso ancora più impegnativo da 3.609 metri di dislivello. Van Aert aveva impiegato sette ore e tre minuti, chiudendo con una velocità media pari a 32,9 km/h. Ma perché aggiungere anche la corsa a una sessione così intensa? C’è una spiegazione.

LO STUDIO

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Infatti le discipline che richiedono particolare resistenza, come il ciclismo, possono impattare negativamente sulla densità ossea. Lo conferma uno studio realizzato nel 2023 da un gruppo di ricercatori spagnoli, One Season in Professional Cycling Is Enough to Negatively Affect Bone Health. Il testo era stato condotto su 18 ciclisti professionisti maschi, tra i 20 e i 40 anni, tutti impegnati in almeno un grande Giro. Il calo è dettato dalla peculiarità dello stesso ciclismo: infatti il carico sulle ossa è limitato, dato che il peso corporeo viene sostenuto dalla bicicletta. Inoltre notoriamente questo sport richiede una corporatura leggera, migliorando così il rapporto peso/potenza in salita. Un risultato ottenibile con l’alimentazione. Ma se da una parte si può limitare l’apporto calorico, dall’altro lato si rischia anche di non soddisfare il fabbisogno di calcio, costringendo così l’organismo ad attingere alle risorse ossee. Questo può portare a un’alterazione dell’equilibrio ormonale e alla comparsa della Relative Energy Deficiency in Sport (RED-S), che comporta proprio la riduzione della densità ossea e dunque una maggiore esposizione del corpo agli infortuni, come traumi e fratture in caso di caduta nel ciclismo.

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La gioia di Van Aert, già vincitore di una Milano-Sanremo

SOLUZIONE

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Di fronte a questo scenario, entra in gioco l’utilità di altre discipline più impattanti. Una caratteristica presente nella corsa, grazie anche a una diversa distribuzione del peso durante lo sforzo. Van Aert non è il solo ciclista a essersi avvicinato a questo sport. Per esempio, Bauke Mollema, vincitore del Giro di Lombardia 2019, si cimentò nei 10 km della Monaco Run 2024, chiudendo quarto assoluto per la categoria M35 con il tempo di 31'40". Dunque ciclismo e corsa non appaiono come mondi tra loro inconciliabili.

Leggi anche L’omaggio di Van Aert: i fiori della Roubaix ai genitori di Goolaerts, il compagno morto nel 2018E van Aert si riprese quel sorriso che Van der Poel gli aveva tolto da bambino

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