Evenepoel: "Al Giro puntiamo su Pellizzari e Pogacar è uno stimolo. L'Islam? Sono felice"
Il belga domenica corre l’Amstel: "Il record dell'Ora non è una priorità. La religione? Imparo ogni giorno"
Il belga domenica corre l’Amstel: "Il record dell'Ora non è una priorità. La religione? Imparo ogni giorno"
Ciro Scognamiglio Giornalista 15 aprile - 09:29 - MILANOCondividere la stessa epoca sportiva con Tadej Pogacar e non considerarla una sfortuna, bensì una opportunità. Così ragiona Remco Evenepoel, che si esalta nella competizione e mai perde la mentalità del numero uno. Nei grandi giri ha davanti – almeno – Pogi e Vingegaard; nelle grandi classiche di primavera lo stesso Pogi e Van der Poel, con i quali ha condiviso il podio al Fiandre (davanti a Van Aert, poi re della Roubaix), mentre a crono è riuscito a far meglio pure di Filippo Ganna. Nel complesso, a 26 anni, il suo palmares brilla non poco e con la Red Bull le ambizioni restano di altissimo livello. A cominciare dal trittico delle Ardenne: domenica l’Amstel Gold Race, mercoledì la Freccia Vallone (ancora da confermare), domenica 26 la Liegi, dove lo attende sempre... il campione del mondo
VIDEO: Parigi-Roubaix highlights, Van Aert supera Pogacar: boato del velodromoEvenepoel, l’obiettivo resta quello di raggiungere e superare il livello di Pogacar? Ma è realistico?
"Io voglio raggiungere la migliore versione di sempre di me stesso, che ancora non si è vista. In bici, e come persona. C’è tanto che posso imparare. Ritengo che i margini di crescita siano molti e penso di essere nell’ambiente giusto per cercare di raggiungere il mio scopo".
Per quali motivi, in particolare?
"In questa squadra sto scoprendo nuove cose anche su me stesso, era davvero il momento giusto per cambiare. Ogni gara sarà una occasione per vedere come va questo processo".
Quali sono le principali differenze con il passato? O la più importante?
"Il fatto di cambiare coach e compagni dà motivazioni maggiori, anzitutto. Devo parlare di più in inglese, ovviamente. C’è grande comunicazione, collegamenti e interscambi tra ogni aspetto della preparazione".
Sfidare soprattutto Pogacar può essere scoraggiante?
"No, semmai uno stimolo. Io, in ogni caso, mi concentro soprattutto su me stesso, su quello che io posso fare. E rispetto alle precedenti stagioni, la mia intenzione è gareggiare di più".
Il ciclismo non è tutta la vita e non è per sempre: bisogna trovare un equilibrio, godersi i momenti
Una curiosità… a sfondo italiano, a proposito della sua intenzione di tentare il record dell’Ora che adesso, con 56,792 km, appartiene a Filippo Ganna: quando accadrà?
"Sicuramente non quest’anno, neppure nel 2027. E poi io non sono mai andato troppo in pista. Abbiamo nello staff uno come Dan Bigham che è stato a sua volta primatista dell’Ora ma... Per quanto mi riguarda, se accadrà non sarà prima del 2030".
A inizio stagione ha sorpreso il ritiro di Simon Yates e si è evocato il rischio di “esaurimento nervoso” nel ciclismo moderno: qual è la sua opinione al riguardo?
"Ognuno di noi ha una mentalità diversa su come vivere la vita e come trovare il bilanciamento con il ciclismo. Io, quando è necessario, sono professionale al duecento per cento. Però ci sono anche dei momenti in cui “stacco”, specie a casa con mia moglie Oumi. Se torno dall’allenamento, lei mi chiede com’è andata e poi basta, non parliamo più di bici. Quando si è troppo focalizzati sul ciclismo, si rischia di perdere il controllo della propria vita personale".
È un messaggio che vuole far passare?
"Sì, perché il ciclismo non è per sempre. Essere marito, padre... lo supera. Io la vedo così, e devo dire che pure in squadra ritrovo questa filosofia. Siamo molto seri, ma quando il “lavoro” finisce bisogna godersi i momenti. Non dobbiamo dimenticarlo e più si riesce a godere dei periodi belli, meglio si riescono a gestire quelli negativi».
La pressione su di lei, specie in Belgio, resta altissima: ora la sa gestire meglio?
"Credo di sì, sono già sette-otto anni che sto nel ciclismo professionistico e questo aiuta. Già al debutto mi ero ritrovato al centro dell’attenzione, ma ora la pressione e le aspettative non sono più un problema".
In passato ha fatto riferimento anche all’importanza delle fede: è un argomento di cui parla volentieri?
"Sì, non è un segreto che da quando io e Oumi siamo sposati, dal 2022, condividiamo la religione (Oumi, belga di origini marocchine, è musulmana; ndr). È un qualcosa che sto imparando giorno per giorno, mese per mese, anno per anno... e ne sono felice".
Il suo compagno di squadra Giulio Pellizzari sarà leader al Giro d’Italia: con quali prospettive?
"L’ho incontrato ai ritiri dell’inverno, e abbiamo corso insieme alla Valenciana per la prima volta (primo e terzo; ndr). È un po’ più giovane di me, ma abbiamo la stessa energia. È allegro, ti dà morale, è molto simpatico. Come corridore... Il momento in cui potrà pensare di salire sul podio del Giro è molto vicino. E quando si è pronti per le prime tre posizioni, si può ambire a vincere. Ha un grande futuro davanti, per diventare uno dei migliori uomini al mondo da grandi giri".
Leggi anche L’omaggio di Van Aert: i fiori della Roubaix ai genitori di Goolaerts, il compagno morto nel 2018Affini, lo scudiero di Van Aert: "È il campione di tutti, mito vivente. Meritava la Roubaix"© RIPRODUZIONE RISERVATA