Pogacar, Yamal, Alcaraz e la grande differenza tra sconfitti e perdenti
La Gazzetta dello Sport

Pogacar, Yamal, Alcaraz e la grande differenza tra sconfitti e perdenti

Sabato 18 aprile 2026
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Roubaix, Champions, Montecarlo, si può non vincere rimanendo sé stessi. Alcuni insuccessi servono e fanno crescere lo sport

È secondo, Pogacar: no, dice il suo corpo scomponendosi dentro il velodromo, ancora in sella ma ormai d’inerzia portato verso la sconfitta, a un paio di metri da Wout Van Aert, il vincitore della Roubaix. La sua testa e il suo cuore non ricordavano più il disordine e l’angoscia della fatica senza vittoria. Ma un attimo dopo parteciperà - con chiunque ami quello sport e quello sforzo infinito e insopportabile - alla festa per l’altro: d’incanto e tutto insieme, Wout ha avuto il risarcimento più bello della sua splendida e diseguale carriera. Questo pianeta assassinato dai tiranni è sembrato (solo un momento, lì sull’arrivo di Roubaix) un posto migliore, dove le cose possono aggiustarsi, i torti raddrizzarsi. Poco più tardi, trattenendo il premio del finalista, Carlos Alcaraz, da qualche minuto ex numero uno del mondo, si complimenta con Jannik Sinner con la solita sincerità di chi ormai ha capito che nello sport serve una sconfitta per riconoscere una grande vittoria e che in quello sport, il suo e di Sinner, è una parte che cambia spesso, s’inverte, riguardando - per loro forza - soprattutto e solo loro due.

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