Insieme dalla Primavera, la lite dell'andata e poi la pace: Gasp e Palladino si giocano l'Europa
Roma-Atalanta è decisiva: i giallorossi puntano a rientrare nella lotta al quarto posto, i nerazzurri tra le sei che giocheranno in coppa
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Francesco Balzani Collaboratore 18 aprile - 12:40 - ROMAAvversari per una notte come lo sono stati a gennaio. Sperando in un epilogo meno burrascoso. Gian Piero Gasperini e Raffaele Palladino si affronteranno domani all’Olimpico per un posto in Europa. E sarà la sfida tra il maestro che scoprì l’allievo a soli 17 anni e col quale ha condiviso un percorso importante. Erano i tempi delle giovanili della Juve e la strada era appena iniziata sia per il Gasp allenatore che per il Palladino calciatore.
VIDEO: Roma, Gasperini scoppia a piangere e abbandona la conferenza stampa: il videoLA SCOPERTA
—Oggi il destino vuole che Palladino guidi proprio la creatura plasmata in questi anni da Gasperini, quell’Atalanta che sogna ancora un posto in Europa e che è stata risollevata dall’ex tecnico della Fiorentina dopo il disastro Juric. Il rapporto tra Gian Piero e Raffaele non è una semplice dinamica tra colleghi, ma un vero e proprio romanzo calcistico che attraversa tre decenni, evolvendo da un legame gerarchico a una sfida tra pari. Tutto ha inizio nei primi anni Duemila, quando un giovane e talentuoso Palladino muove i primi passi nella Primavera della Juventus. Sulla panchina di quella squadra siede proprio Gasperini, l’architetto di un calcio rivoluzionario basato sull’intensità e sulla difesa a tre. In quegli anni si gettano le basi di un’affinità elettiva: Gasp vede in Raffaele l’attaccante ideale per il suo gioco, tecnico e mobile, mentre il ragazzo assorbe come una spugna i concetti di un allenatore che non si accontenta mai della mediocrità. “Raffaele lo conosco da quando ha 17 anni, da quando facevo l'allenatore in Primavera - ha confermato Gasp in conferenza stampa -. Lo avevo visto in Serie C e mi aveva convinto. Con lui abbiamo vinto il Viareggio”.
LA LITE
—Ma il rapporto è durato anche dopo. “Da allenatore nella Primavera del Monza veniva spesso a Bergamo e credo di essere stato un riferimento anche per lui. La lite di Bergamo? E’ normale che ci siano tensioni durante una gara, ognuno tira per la sua squadra. Poi quando finisce la partita è diverso. Il calcio è calcio, è giusto che sia così”. Il riferimento è a quanto accaduto il 6 gennaio scorso nella sfida vinta dall’Atalanta per 1-0. Quando la Roma ha contestato duramente il gol decisivo di Scalvini per un presunto fallo sul portiere Svilar. I due allenatori hanno avuto un acceso diverbio a bordo campo che è proseguito poi negli spogliatoi e che ha alimentato le cronache anche dei giorni successivi. I due spegneranno subito la polemica di fronte ai microfoni.
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GLI ANNI AL GENOA
—Nulla che ha messo, per ora, a repentaglio il rapporto che dopo l’esperienza alla Juve era proseguito a Genova, sponda rossoblù. È il Genoa di Gasperini che incanta l'Italia, e Palladino ne diventa un giocatore chiave (82 presenze, 7 gol e 11 assist). Sotto la Lanterna, il "maestro" trasforma il "discepolo" in un giocatore totale, capace di sacrificarsi in fase di non possesso senza perdere la lucidità negli ultimi metri. Quel periodo segna profondamente Palladino, che anni dopo ammetterà come il dna calcistico di Gasperini gli sia rimasto impresso sottopelle, condizionando la sua visione del campo una volta appesi gli scarpini al chiodo.
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