Venezia, lì dove la crisi di impianti non esiste: le case da sogno di calcio e basket
La Gazzetta dello Sport

Venezia, lì dove la crisi di impianti non esiste: le case da sogno di calcio e basket

Sabato 18 aprile 2026
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Nel 2027 dovrebbe vedere la luce il nuovo impianto, moderno e funzionale, ma il vecchio Penzo, carico di storia e di ricordi, grazie ai successi della squadra di Stroppa vive una seconda giovinezza, affollato come mai da un tifo entusiasta. Stesso discorso per il basket: un moderno palazzetto è alle porte, intanto lo storico Taliercio vive giorni di gloria

Nel 2027 dovrebbe vedere la luce il nuovo impianto, moderno e funzionale, ma il vecchio Penzo, carico di storia e di ricordi, grazie ai successi della squadra di Stroppa vive una seconda giovinezza, affollato come mai da un tifo entusiasta. Stesso discorso per il basket: un moderno palazzetto è alle porte, intanto lo storico Taliercio vive giorni di gloria

Simone Battaggia Giornalista 18 aprile - 16:30 - MILANO

Venezia è un paradosso. Una città che vive sull’acqua ha ben poco di lineare e di definito, a iniziare dai confini. Lo sport di vertice non fa eccezione. La squadra di calcio si chiama Venezia ma per i suoi tifosi è soprattutto l’Unione, a ricordo della fusione del 1987 tra la tradizione neroverde e quella arancione di Mestre. La squadra di basket, la Reyer, è l’essenza dell’orgoglio lagunare ma da trentacinque anni ha trovato casa e sostegno in Terraferma. Proprio a Tessera - l’accento è sull’ultima “e” - , vicino all’aeroporto Marco Polo, stanno sorgendo il nuovo stadio e il nuovo palasport. In quella terra al confine tra barene e bonifiche, a pochi chilometri dai resti della romana Altino da dove partì la colonizzazione della Laguna, sono in fase di realizzazione due opere attese da almeno cinquant’anni. Il palasport è più avanti, la struttura all’esterno è pronta e attende di essere riempita: la Reyer sogna di ospitare le Final Eight di Coppa Italia nel febbraio 2027. Per il Venezia l’obiettivo è iniziare nel nuovo stadio il campionato 2027-28. Intanto le due società si sono assicurate la concessione quarantennale dei rispettivi impianti, inseriti nel nuovo Bosco dello Sport. Ormai ci siamo. E proprio qui nasce il paradosso. In questa stagione il piccolo, scomodo, vetusto Pier Luigi Penzo si è riempito come mai in Serie B. Dopo trentacinque anni la gente sembra essersi innamorata di nuovo dello stadio di Sant’Elena. Merito della squadra di Giovanni Stroppa, che sta offrendo probabilmente il miglior calcio visto in zona negli ultimi decenni, e di una società che sembra avere idee chiare e basi solide per un futuro ad alti livelli. Ma il merito è anche di un luogo oggettivamente incomparabile, che custodisce più di cento anni di racconti. Mentre Venezia si prepara a riempire le sue due nuove case dello sport, è giusto rendere omaggio ai suoi vecchi impianti. Ognuno è uno scrigno pieno di memorie. 

VIDEO: Lo stadio del Venezia è unico al mondo, ecco perché

caro, vecchio penzo

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Il Pier Luigi Penzo è uno stadio molto antico, dopo il Ferraris di Genova il secondo più vecchio in Italia tra quelli che sono tuttora in funzione. Venne inaugurato nel 1913 e in origine era dotato anche di una pista di atletica. A Sant’Elena hanno giocato, tra gli altri, Ezio Loik e Valentino Mazzola, che nel 1941 portarono il Venezia a trionfare in Coppa Italia e che dal 1942 furono anime del Grande Torino, tragicamente scomparso il 4 maggio 1949 a Superga. Negli Anni Sessanta lo stadio si riempiva anche di 25.000 spettatori. Potevano ammirare, tra gli altri, il centrocampista spagnolo Juan Santisteban, prelevato dal Real Madrid e in Laguna tra il 1961 e il 1963. Per ritrovare la Serie A a Venezia bisogna fare un salto di oltre trent’anni, al dopo-fusione. E anche se rimase in Laguna solo cinque mesi, il simbolo di quel periodo resta Alvaro Recoba, arrivato nel gennaio del 1999 in prestito dall’Inter e capace di portare la squadra di Walter Novellino dall’ultimo posto all’undicesimo, segnando 10 gol in 19 partite. A Venezia, però, ci sono altri luoghi di sport leggendari. Con la palestra della Misericordia si entra davvero nel mito. La “Nuova Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia” venne edificata nel Cinquecento su progetto di Jacopo Sansovino e affrescata dalla bottega di Paolo Veronese. Da spazio per le attività di una confraternita, nel 1914 divenne la sede della società sportiva Costantino Reyer, che nel salone del primo piano allestì una palestra. Poteva ospitare, chissà come, più di mille spettatori. Per molti è il posto più bello al mondo dove si sia giocato a basket. Lì dentro la Reyer vinse due scudetti, nel 1942 e nel 1943. Lì giocarono, tra gli altri, il brasiliano Ubiratan, Giorgio Cedolini, Nane Vianello, la futura stella Nba Steve Hawes. 

l'impresa di drazen

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Tra il 1977 e il 1990 la casa della Reyer fu il palasport dell’Arsenale. Venne costruito quando fu necessario dire addio alla Misericordia e dare un po’ di spazio in più ai tifosi granata. Struttura stranissima, totalmente fuori contesto per il paesaggio veneziano ma comunque amata. Senza spalti dietro ai tabelloni ma con due grandi tribune sul lato lungo del campo, offriva i 3.500 posti di capienza minima richiesti per il campionato di Serie A. Lì dentro la Reyer ha vissuto momenti straordinari. All’ingresso c’è una targa in marmo che ne ricorda uno: “Drazen Dalipagic, 18 su 23 da 2 punti, 5 su 9 da 3 punti, 19 su 19 ai tiri liberi. 70 punti in Giomo Reyer-Dietor Bologna 107-102. Venezia, 25 gennaio 1987. I tifosi”. Gli stessi tifosi, nel 1990, vissero uno strappo traumatico, ma anche salvifico. La società lasciò la città storica - all’Arsenale mancavano i requisiti di sicurezza - e trovò casa in Terraferma, al palasport Taliercio, catino del basket Mestre fallito nel 1989. Dal 1977 e per tutti gli Anni Ottanta, sotto la grande cupola del Taliercio si erano giocati i derby infuocati Mestre-Venezia. Quello che sembrava uno spazio ostile, però, negli anni si rivelò un terreno fertile. Lì dentro la Reyer ha vissuto pagine drammatiche e gloriose, dalla vittoria in gara-5 nella finale di A-2 del 1996, con una società di fatto già fallita e conscia che non ci sarebbe stata una promozione, fino alle finali scudetto del nuovo club di Luigi Brugnaro, con i trionfi del 2017 a Trento e del 2019, in casa contro Sassari. Come il Penzo, anche il Taliercio sta vivendo un momento di gloria: ci giocano anche le ragazze della Reyer, tricolori nel 2021 e nel 2024, e sono tornati pure i biancorossi del nuovo Basket Mestre, saliti fino alla Lega 2 e sicuri della salvezza. La squadra è stata capace di attrarre un pubblico sempre crescente, con tanti vecchi tifosi mescolati alle nuove leve. Tutti sognano di rivivere il derby cittadino. 

il fascino del baracca

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E il calcio? Anche in Terraferma c’è uno stadio piccolo ma carico di storia. Nel Novecento il Francesco Baracca è stato la casa del calcio Mestre, che oggi milita in Serie D, ma ha anche ospitato per primo il nuovo Venezia post-fusione. Anzi, il Venezia-Mestre, come si chiamò ufficialmente tra il 1987 e il 1989 e come lo chiamano ancora i tifosi più caldi. Lì, nel 1991, gli arancioneroverdi giocarono il campionato che li portò alla promozione in Serie B dopo il drammatico spareggio di Cesena, vinto 2-1 contro il Como ai supplementari. Il presidente era Maurizio Zamparini, in panchina sedeva Alberto Zaccheroni, in attacco c’era Paolo Poggi. Fu il ritorno di Venezia nel calcio che conta dopo decenni di assenza e quella trasferta, con ottomila veneziani e mestrini sulle tribune del Manuzzi, segnò un passaggio fondamentale per la crescita della nuova tifoseria. Oggi, dopo 35 anni di cammino fianco a fianco, due città sono pronte a riempire uno stadio e un palazzetto attesi da decenni. Lasciandosi alle spalle gli splendidi paradossi di una città unica al mondo, anche nello sport.

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