Cleto combatteva come Satana, ma il suo demone era Parigi. E gli tolse tutto, anche l'anima
La Gazzetta dello Sport

Cleto combatteva come Satana, ma il suo demone era Parigi. E gli tolse tutto, anche l'anima

Mercoledì 22 aprile 2026
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Locatelli partì da Milano, conquistò il titolo europeo dei leggeri, stregò il Duce e gli americani, ma alla fine scelse di starsene nella Ville Lumiere. Ma il suo locale finì sotto i bombardamenti dei nazisti, e lui...

Il successo seduce, il declino gli paga le spese. Allora, molto più che ora, il cerchio si chiudeva spesso così, senza tener conto degli anni di vita quando erano troppo pochi. Dimenticando presto un idolo ormai troppo logoro perché qualche altro era salito alla ribalta. Nella boxe ci si stupisce ogni volta di come basti un dito di polvere a celare, in poco tempo, anni di una gloria che aveva fatto parlare di sé, inorgoglito un popolo, scomodato titoli e aggettivi. Non sapremo mai se l'uomo che abitava in una specie di abbaino lungo il corso della Senna continuasse a riconoscere ciò che era stato quando si specchiava in quell'acqua che tagliava i sobborghi di Parigi, quando il meglio di lui se l'era già portato via la corrente, aiutata dalla Guerra, dai soldi mal investiti e ancora peggio scappati da "...quell'odore solito di polvere e di muffa, a tutte le minestre riscaldate sulla stufa... ", con la differenza che non era ancora un pensionato, perché non era neppure anziano, Cleto Locatelli, anzi Anacleto, nato a Bellinzona il 5 novembre del 1906 da genitori italiani. Rivelatosi a Milano ben presto un talento naturale della boxe, ebbe successo in quella Parigi dove lo chiamavano "Cletò". 

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