Martinez ha portato l'Inter in finale ispirandosi...all'hockey ghiaccio. Ecco come
Il portiere spagnolo ha salvato più volte i nerazzurri contro il Como sfoggiando una tecnica (già studiata da Neuer e Cech) che riprende la 'croce iberica' dei goalie
Il portiere spagnolo ha salvato più volte i nerazzurri contro il Como sfoggiando una tecnica (già studiata da Neuer e Cech) che riprende la 'croce iberica' dei goalie
Matteo Dore Giornalista 22 aprile - 20:39 - MILANOSe l’Inter è in finale di coppa Italia deve ringraziare anche Josip Martinez. E l’hockey ghiaccio. Il portiere è stato decisivo contro il Como con almeno tre parate, equamente distribuite lungo la partita. All’inizio su Baturina, poi quando ha evitato il possibile 1-3 fermando Diao e infine a tempo quasi scaduto su Caqueret. Tre “miracoli” simili, nati per il posizionamento del corpo a coprire più spazio possibile con le mani larghe e le gambe pronte a scattare, infatti per tre volte l’attaccante ha tirato addosso al portiere, facendo sembrare la parata “quasi” normale.
e l'hockey ghiaccio?
—Ma che cosa c’entra l’hockey ghiaccio? Sono ormai tanti anni che i portieri sono abituati a questo tipo di gesto. I maestri che vengono subito in mente sono il tedesco Manuel Neuer e il ceco Petr Cech. Imitando soprattutto i portieri del futsal, calcio a 5, sono stati loro a imporre l’uscita che era stata chiamata “a croce iberica”: quando c’è l’attaccante che si avvicina il portiere non cade come si faceva una volta, ma allarga le braccia e una gamba, l’altra la piega per garantirsi comunque il massimo di reattività. Ma al calcetto quello stile era arrivato proprio dall’hockey ghiaccio dove da decenni i portieri hanno sviluppato un stile chiamato butterfly perché allargando al massimo le braccia e i gambali sembravano delle farfalle. Cadendo sulle ginocchia – e aiutandosi con la stecca per riempire lo spazio che si crea in mezzo – i goalie sul ghiaccio coprono la parte bassa della porta, mentre le braccia larghe oscurando all’attaccante la parte alta. L'obiettivo è aumentare la superficie di impatto: oggi quasi tutti i portieri conoscono quest'arte. Maignan del Milan, per esempio, è uno specialista.
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—Nel tempo sono stati sviluppati nel calcio allenamenti specifici, copiati anche in questo caso dall’hockey, per migliorare la reattività e il posizionamento: il puck, il disco dell’hockey, arriva a velocità folle, i portieri devono pensare soprattutto a coprire lo spazio. A testimoniare il fatto che i due ruoli siano andati sempre di più ad avvicinarsi c’è proprio la storia di Cech che dopo aver giocato con Chelsea e Arsenal ha dato l’addio al calcio passando a difendere la porticina di varie squadre di hockey delle serie minori britanniche: dai Guildford Phoenix ai Belfast Giants passando per i Chelmsford Chieftans e gli Oxford City Stars. Chissà che anche Martinez, prima o poi, non decida di darsi all’hockey.
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