Mauro Esposito: "Tagliato dal Mondiale 2006 perché ero del Cagliari. Spariti tutti, nel calcio non ho amici"
L'ex attaccante di Cagliari e Roma svela le scaramanzie di Cellino: "Non voleva giocatori con la fascia tra i capelli, fece sparire lo sponsor perché era viola, vietato partire per i ritiri di venerdì"
L'ex attaccante di Cagliari e Roma svela le scaramanzie di Cellino: "Non voleva giocatori con la fascia tra i capelli, fece sparire lo sponsor perché era viola, vietato partire per i ritiri di venerdì"
Francesco Pietrella Giornalista 23 aprile - 09:29 - MILANOIl sette con la fascia tra i capelli e la catenina al collo svolazzava come un’ape pungendo portieri in giro per l’Italia: "Ero un’ala pura, ora segnerei 15 gol a stagione. Ormai gli esterni tornano indietro e la passano". Mauro Esposito, 46 anni, vecchia punta di Pescara, Roma e soprattutto Cagliari — 66 gol in sei campionati tra Serie B e A, quinto miglior marcatore della storia — si prendeva i suoi rischi col sorriso. Ora insegna ai bambini come riuscirci.
VIDEO: Chivu corteggia Palestra: le parole dette all'orecchio dopo Inter-CagliariMauro, oggi di cosa si occupa?
"Alleno l’Under 13 del Pescara, la città in cui vivo e dove ho iniziato a giocare, e mi dedico alla mia accademia. Insegno la tecnica. Ho più di cento iscritti dai 10 ai 15 anni. Il sogno è riuscire a far sì che uno di loro riesca a diventare professionista".
Per lei è stato difficile?
"Un po’. Sono cresciuto a Polvica, paesino vicino Napoli. Giocavo nel Somma Vesuviana, papà faceva il carrozziere, aveva giochicchiato nell’Internapoli in D. Mamma stava a casa. Poi a 12 anni incontrai Pierpaolo Marino e mi portò a Pescara. Da lì in poi mi ha sempre seguito. Mai avuto un agente. Di me se ne occupava la moglie, avvocato".
E non se n’è mai pentito?
"Mai, anche perché a Marino devo la carriera".
In che senso?
"A 15 anni ho rischiato di smettere per via di una vertebra distaccata dalla colonna, una roba congenita. Marino trovò uno specialista a Roma che mi assicurò l’operazione. Rimasi un anno fermo, tornai in Primavera, poi a 17 anni debuttai in Serie B. In rosa c’era anche Allegri, già leader indiscusso".
Nel ’99 Marino andò all’Udinese, e lei con lui.
"Arrivavo dall’annata della vita: 12 gol, 7 rigori procurati, la fiducia di De Canio, anche lui in Friuli. Ma pagai il salto. Nel gennaio 2001 rientrai a Pescara in B e poi, in estate, sfiorai Salerno".
Ma subentrò il Cagliari.
"Già, Cellino mi ha cambiato la vita".
I sei anni sardi riassunti in una parola?
"Felicità. All’inizio giocavo seconda punta, poi Sonetti mi disse che avrei giocato in una big solo da ala. 'La Juve ha Del Piero, il Milan Sheva, l’Inter Vieri: tu dove giochi?'. Aveva ragione. E in quegli anni mi hanno cercato diverse squadre".
Il Barcellona inviò degli emissari ad osservarmi. C'era un giovane Messi...
Mauro EspositoCi sveli qualche retroscena.
"Il Barcellona, che all’epoca aveva un giovane Messi, inviò degli emissari. Mi osservarono un po’. Poi l’Inter e la Roma, che mi cercò nel 2005 dopo l’annata in cui segnai 16 gol in Serie A. Cellino disse che mi avrebbe lasciato andare l’anno dopo".
Che rapporto aveva col presidente?
"Ero uno dei suoi figliocci, sopravvivevo persino alle sue scaramanzie. Non voleva giocatori con la fascia tra i capelli, ad esempio. Io ero un’eccezione, ma un altro lo mise fuori rosa. Poi fece sparire lo sponsor Tiscali dalla maglia perché aveva il colore viola. Non potevamo partire di venerdì per i ritiri, solo il giovedì o il sabato. E guai a salire su un aereo il 17 del mese. Era vero, genuino, e mi ha sempre aiutato. Anche quando mi sono rotto il crociato nel 2007, prima di andare alla Roma. Colpa di un allenamento come tanti: una palla sbagliata, il campo bagnato, e niente, stock...".
La mazzata più grande?
"Fisicamente non mi sono mai più ripreso. Comunque, il rimpianto più grande è stato non aver giocato il Mondiale 2006".
Se si fosse disputato nel 2005?
"Sarei stato titolare. Lippi mi convocò in tutte le partite di qualificazione e mi inserì tra i 30 preconvocati, poi mi tagliò".
Non è stata colpa di Lippi, ma se il Mondiale fosse stato nel 2005...
Mauro EspositoCome mai?
"Perché giocavo nel Cagliari e non in una big, come Camoranesi. Lippi e Gigi Riva mi dicevano che ero lì per meriti, ma la voce che girava era quella. E ovviamente non è colpa del mister, sia chiaro. Comunque, aver rappresentato l’Italia resta un orgoglio. Quando debuttai con la Slovenia a Polvica misero un maxischermo in piazza".
Capitolo Roma: se tornasse indietro...?
"La sceglierei comunque, anche se in ritiro, con Spalletti, ero un fantasma. Alla prima occasione sbagliai un gol con lo United in Champions e rimasi in panchina per due mesi. In settimana ero costretto a saltare gli allenamenti perché il ginocchio tremava. Non ero più l’Esposito che conoscevano tutti, mi fermavo ogni tre per due...".
Quanto ha sofferto?
"Tanto. Ranieri non mi vedeva, così girai l’Italia: Chievo, Grosseto, Atletico Roma. Iniziai a capire che non sarei più tornato come prima. Non riuscivo a trovare squadra. Vennero meno certezze e motivazioni".
Cosa si rimprovera?
"Forse mi è mancata la “garra” nei momenti no".
Come mai?
"Carattere. Sono così".
Il giocatore a cui si è più affezionato nella sua carriera?
"Zola. A 37 anni tornò a Cagliari in B ponendosi con umiltà. Arrivava al campo un’ora prima col preparatore e se ne andava un’ora dopo. Lo guardavamo battere le punizioni: uno spettacolo".
Amici nel calcio? Nessuno, spariti tutti. Alla fine tutto svanisce
Mauro EspositoUn amico nel calcio?
"Mah, nessuno".
E perché?
"Nel corso degli anni sono spariti tutti. È chiaro che ho bei rapporti con Langella, Suazo, Abeijon, Daniele Conti e tutti quelli con cui ho giocato in Sardegna, la mia seconda casa. Il posto che mi ha amato di più. Ma per me un amico è un’altra cosa. Sono i ragazzi di Polvica e la mia famiglia, che non mi tradirà mai. Il nostro è un ambiente dove quando smetti di giocare ci si allontana. Condividi annate, stagioni, e poi, alla fine, svanisce tutto".
E le dispiace?
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"È il calcio. E, più in generale, la vita".
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