Barella: "Lo scudetto è sempre stato l'obiettivo. Non abbiamo mai perso la voglia di stare insieme"
Il centrocampista nerazzurro celebra il 21° scudetto, conquistato con tre giornate d'anticipo dopo il successo sul Parma: "Sono orgogliosissimo di questa squadra e di questi ragazzi"
Il centrocampista nerazzurro celebra il 21° scudetto, conquistato con tre giornate d'anticipo dopo il successo sul Parma: "Sono orgogliosissimo di questa squadra e di questi ragazzi"
Francesco Pietrella Giornalista 3 maggio 2026 (modifica alle 23:56) - MILANOAnche ieri sera, nel giorno del suo terzo scudetto, s’è visto un Barella alla Forrest Gump, senza il cappellino rosso della “Bubba Gump gamberi” ma con la solita "voglia di correre". Quella che lo accompagna fin dai tempi di Cagliari, quando Gianfranco Matteoli, suo scopritore, gli consigliava di riposarsi. "In allenamento gli dicevo di rallentare un po’". E lui: "Io devo correre'". A fine partita, in mezzo ai coriandoli nerazzurri, è stato il più vivace: ha sventolato un asciugamano bianco e ha spinto i compagni sotto la curva. "Era il nostro obiettivo - ha detto Barella -, Non è stato facile, ma possiamo godercela perché è un grande traguardo. Il calcio e la vita sono così: si attraversano momenti difficili, ma non bisogna mai mollare. La stagione dell’anno scorso è un esempio: siamo arrivati in fondo in tutte le competizioni, ma non abbiamo vinto nulla. Questa squadra ha dimostrato che non ha mai perso la voglia di stare insieme". E alla fine ha vinto.
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—Barella è questo e sarà questo finché avrà fiato nei polmoni. Di nuovo campione d’Italia in nerazzurro dopo i due titoli del 2020-21 e del 2023-24, il primo con Conte e il secondo con Simone Inzaghi. L’ultimo, figlio della finale di Champions persa 5-0 contro il Psg, è arrivato con Chivu, l’allenatore che l’ha sempre difeso anche nei momenti no, quando San Siro rumoreggiava per qualche palla persa. Per “Cristi” è sempre stato una delle colonne su cui costruire la squadra. E in ruoli diversi: mezzala, ma anche regista. Un appunto: Chivu gli ha sempre chiesto di calciare di più in porta. Ha chiuso l’annata con tre gol in campionato. Può migliorare ancora.
più decisivo
—Questo è l’ottavo trofeo con l’Inter contando coppe e supercoppe (e a fine anno potrebbero diventare nove). Ieri ha avuto la fortuna di festeggiarlo con la fascia da capitano. Se l’è tolta solo quand’è entrato Lautaro, al rientro in campo dopo un mese. In teoria non si potrebbe fare, ma in fondo, in una serata così, vale la pena. Col dieci nerazzurro fuori gioco per diverso tempo a causa dell’infortunio al polpaccio, Barella s’è preso tra le mani la leadership infilando anche gol e assist di spessore, spesso decisivi. L’ultimo dei nove passaggi vincenti è arrivato nella vittoria in rimonta contro il Como per 4-3. Suo il tocco per Thuram per il 2-1 a fine primo tempo, utile per orchestrare la “remuntada” e rimettere lo scudetto lungo l’autostrada per Milano. Ieri sera infine, l’unica volta in cui Barella non ha corso è stato quando è stato sostituito nella ripresa. San Siro gli ha riservato la standing ovation, Chivu l’ha abbracciato forte. Così si fa con le colonne portanti.
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