Inter, dal fondo al trionfo con il talento di Chivu (e la forza della società)
La Gazzetta dello Sport

Inter, dal fondo al trionfo con il talento di Chivu (e la forza della società)

Lunedì 4 maggio 2026
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Il tecnico romeno sembrava una scelta d'emergenza, ma ha saputo farsi leader. E la squadra da ingiocabile è diventata "contabile": ha vinto sempre contro le avversarie meno competitive

Il tecnico romeno sembrava una scelta d'emergenza, ma ha saputo farsi leader. E la squadra da ingiocabile è diventata "contabile": ha vinto sempre contro le avversarie meno competitive

Stefano Barigelli Direttore 4 maggio - 07:26 - MILANO

Cominciamo dalla fine: in questo ventunesimo scudetto c’è la quintessenza dell’Inter. Partenza disastrosa (due sconfitte nei primi tre turni), risalita dominante, presunzione di avere già tutto in tasca, quindi sconfitte e presagi di liquefazione primaverile, infine lo strappo decisivo arrivato imprevisto, con la precisione del caso. L’Inter si è costruita strada facendo risalendo dal fondale buio dov’era finita, accanto al Titanic, dopo il rigore di Pedro a San Siro all’ultimo minuto e il 5-0 di Monaco con il Psg. Scudetto e Champions persi così male da somigliare a colpi letali, accompagnati, per non farsi mancare niente, dalla decisione araba di Inzaghi. La scelta di Chivu sembrava una soluzione di emergenza, il medico di famiglia per una malattia grave e complicatissima a cui ci si affidava solo perché il medico più vicino e perché in certi momenti meglio un amico di uno scienziato. Invece eccoci qui. Chivu, pur conservando alcuni difetti da novizio, ha saputo farsi leader di un gruppo forte ma afflitto da invincibile depressione. Poco alla volta, senza mai sterzate, li ha convinti che potevano tornare a vincere. Certo vincere qualcosa di possibile, non la Champions che al momento se la giocano in altre galassie, ma lo scudetto sì. 

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da ingiocabile a contabile

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L’Inter ha saputo approfittare dei guai del Napoli, la squadra favorita, campione d’Italia con un allenatore eccezionale. E anche del momento di transizione di Milan e Juve. Chivu deve molto ad alcuni giocatori di carattere e talento: Lautaro su tutti, poi Dimarco, Barella e Calhanoglu. A questi vanno aggiunti i lampi prima di Pio Esposito, poi di Thuram, la sicurezza di Akanji. La stagione si è snodata tra la consapevolezza della propria forza e quella dei propri limiti. I punti in classifica sono stati accumulati facendo il pieno contro le squadre meno competitive, accettando le battute a vuoto negli scontri diretti. L’Inter da ingiocabile si è fatta contabile: tre punti restano tre punti, alla fine, chiunque sia chi batti. Tutto è stato però possibile perché il club ha retto allo tsunami di delusione che ha rischiato di travolgere tutto. L’Inter ha sempre nei propri demoni i nemici peggiori. Oaktree si è rivelato un fondo con obiettivi sportivi chiari, capace di assicurare sostegno e autonomia oltreché chiedere, naturalmente, il rispetto delle indicazioni di bilancio. 

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progetto chivu

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Marotta ha potuto cosi rimettere insieme i cocci nerazzurri assistendo con continuità il progetto di Chivu. Pur sbagliando alcune scelte di mercato (Luis Henrique e Diouf, oltreché la conferma di Sommer in porta) alla fine c’è riuscito: ha conquistato il terzo scudetto, da quando è all’Inter, con tre allenatori distinti, molto diversi tra loro. Non credo alla Marotta league semplicemente perché non esiste. Altrimenti non avrebbe perso scudetti già in tasca e partite determinanti come invece è accaduto. Quello interista non è stato un monologo. Il Napoli ha pagato gli infortuni in serie ma ha confermato forza e qualità. De Laurentiis ha stabilmente portato il club ad altissimo livello come nemmeno ai tempi di Maradona, quando i successi nascevano da un giocatore fenomenale, il più grande, insieme con Pelé. Ora è diverso, c’è la società a fare la differenza. Il Napoli ha vinto molto e molto vincerà. De Laurentiis c’è riuscito con Spalletti e Conte, con Osimhen e Lukaku, con Kvara e McTominay. Le ultime quattro stagioni sono state tutte nel segno di Inter e Napoli. Il che dice molto, anzi quasi tutto. Mancano al campionato Milan e Juve. La loro stagione la consideriamo di passaggio. La Champions è un obiettivo importante ma non può bastare a chi ha una tradizione di vittorie, non di remunerati piazzamenti. Il calcio italiano ha bisogno che tornino presto. Ha bisogno di idee, energia e determinazione. C’è un ritardo enorme da colmare. Si riparte solo quando si smette di aspettare.

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