Yamaha R7 2026, l'elettronica non toglie la personalità
La Gazzetta dello Sport

Yamaha R7 2026, l'elettronica non toglie la personalità

Lunedì 4 maggio 2026
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Con un pacchetto elettronico completissimo, una ciclistica rivista e maggior comfort, la nuova R7 si trasforma senza perdere in accessibilità: l’abbiamo messa alla prova su strada e in pista, dove convince

Con un pacchetto elettronico completissimo, una ciclistica rivista e maggior comfort, la nuova R7 si trasforma senza perdere in accessibilità: l’abbiamo messa alla prova su strada e in pista, dove convince

Adam Child e Adriano Bestetti 4 maggio - 07:19 - VILA VERDE DE FICALHO (PORTOGALLO) La nuova Yamaha R7 2026 in colorazione “Anniversary White”

La popolare Yamaha R7 è stata per lungo tempo sotto assedio. Sono infatti sempre più numerose le case produttrici che, a suo discapito, cercano di attirare i nuovi e giovani motociclisti verso le loro sportive entry-level. Si tratta di un segmento in piena espansione, che continua a evolversi: le moto stanno migliorando e l’introduzione della nuova classe Sportbike, che da quest’anno affianca il mondiale Superbike, ha ulteriormente accresciuto l’entusiasmo per queste moto leggere e accessibili. Le sportive, quindi, sono tutt’altro che morte. Yamaha è entrata in questa categoria nel 2022 con la subito acclamata R7, ma oggi, con una concorrenza sempre più intensa proveniente da Europa, Giappone e persino Cina, è arrivato il momento di rilanciare con una versione significativamente aggiornata della moto.

Indice

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1 Com'è: un diverso approccio

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L’obiettivo di fondo di Yamaha era quello di mantenere l’accessibilità quotidiana della R7 migliorandone però le prestazioni e il livello tecnologico, specialmente in termini di aiuti alla guida, sia su strada che in pista. L’ormai noto motore Cp2 da 689 cc resta fondamentalmente invariato, ma l’introduzione del nuovo acceleratore elettronico Ycc-t consente un controllo più preciso, un leggero incremento della coppia e, per la prima volta, apre la porta a modalità di guida e aiuti sensibili all’angolo di inclinazione. Ovvero la sempre più diffusa funzione cornering. Gli pneumatici Bridgestone Battlax Hypersport S23 sono montati su cerchi SpinForged più leggeri, le sospensioni sono migliorate, il telaio è più rigido e la posizione di guida è più rilassata, con una sella leggermente più bassa e un serbatoio più capiente.

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2 Com'è: elettronica al top

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L’aspetto più interessante, però, è la suite di aiuti elettronici a disposizione del pilota, di tutto rispetto per una sportiva entry-level. Con un pacchetto che comprende controllo di trazione, controllo dello slide, controllo dell’impennata, riding mode, power mode, quickshifter Yamaha di terza generazione, gestione del freno motore, launch control, controllo dello slittamento in frenata e Abs, è elettronicamente potente quanto una Yamaha R1. Per una moto da poco più di 70 Cv e un prezzo base di 10.499 euro, si tratta di una dotazione sorprendente. Yamaha ha voluto farci provare la nuova R7 sia su strada che in pista, il tutto in una giornata piuttosto intensa: 160 km di trasferimento dalla Spagna al Portogallo seguiti da una sessione in pista, nel tardo pomeriggio, sul nuovo Circuito do Sol.

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3 Com'è: colorazione evocativa

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Una delle tre colorazioni disponibili per la nuova R7 (l’unica che comporta un sovrapprezzo di 300 euro) è la “Anniversary White”, una livrea in bianco, rosso e nero ispirata alle Yamaha da competizione degli Anni 90, scelta per celebrare i 70 anni del marchio giapponese. Chi ha memoria storica penserà subito alla R7 originale guidata da leggende come Noriyuki Haga nel mondiale Superbike. La R7 originale da 749 cc era una moto estrema e rara, costruita per competere ai massimi livelli: semplicemente incomparabile a quella attuale per molteplici aspetti. I puristi diranno che queste grafiche dovrebbero essere usate solo per modelli speciali, ma sulla R7 2026 funzionano a meraviglia. Non è solo questione di estetica. La nuova moto si distingue anche per l’inedita piastra di sterzo superiore, che le dona un aspetto quasi da R1 ufficiale, per le forcelle regolabili che alludono a un maggior potenziale in pista e per il nuovo displayTft a colori da 5” con connettività Bluetooth, che aggiunge un ulteriore tocco premium. Proporre una sportiva entry-level così accattivante mantenendosi sotto gli 11.000 euro non è facile, ma Yamaha ci è riuscita.

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4 Com'è: in sella

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Abbiamo iniziato il test da Aracena, nel sud-ovest della Spagna, in direzione Circuito do Sol, come detto a circa 160 km di distanza oltre il confine portoghese. Una volta in sella, la R7 si rivela inconfondibilmente Yamaha per via dei comandi familiari, incluso il controverso joystick e l’interruttore a doppio click delle frecce. Il nuovo display è chiaro, intuitivo e personalizzabile con quattro temi. Inoltre i riding mode e molte altre impostazioni possono essere modificate anche in movimento. La posizione di guida è più rilassata rispetto al modello precedente: il manubrio è più alto di 3,6 mm, più vicino al petto di 8,7 mm e più largo di 12 mm mentre la sella è leggermente più bassa, a 830 mm da terra. La “vecchia” R7 sembrava piccola, quasi giocattolo, mentre la versione 2026 appare più matura e solida. Il manubrio largo contribuisce molto a questo effetto, insieme alla qualità di elementi visivi chiave come la nuova piastra di sterzo. Trasmette un’elevata qualità. Telaio e forcellone sono più rigidi, presumibilmente per una maggior efficienza in pista, mentre la forcella Kyb completamente regolabile è ora più morbida. Si avverte la differenza di assetto, soprattutto a livello di sospensioni, più comunicative. La guida è più lineare e confortevole, molto più assimilabile a una versatile moto stradale che a un’autentica moto da pista. Alcune strade in Spagna erano dissestate e piene di buche, eppure la Yamaha le ha assorbite senza patemi. Se a questo aggiungiamo la posizione di guida più comoda, abbiamo, oserei dire, una moto sportiva rilassata e confortevole. Una volta raggiunta questa confidenza con la nuova R7, l'idea di una lunga gita mattutina è improvvisamente diventata più attraente.

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5 Com'è: il motore Cp2

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Il motore ha ricevuto il già menzionato ride-by-wire Ycc-t e piccoli aggiornamenti a aspirazione e alimentazione. E questo è praticamente tutto a riguardo. La potenza massima dichiarata resta di 73,4 Cv a 8.750 giri/min mentre la coppia massima è leggermente aumentata, arrivando a 68 Nm a 6.500 giri/min. Il suo bicilindrico parallelo Cp2 sembra però più fluido e potente di prima, specialmente a regimi medio-bassi. Anche il quickshifter è fluido, ma mi sono ritrovato a optare per meno cambi di marcia rispetto alla moto precedente, scalando una sola marcia invece che due per un sorpasso veloce. Mi sono persino ritrovato a uscire pigramente dai villaggi spagnoli in quarta o quinta marcia, pur mantenendo un'accelerazione decente. La nuova R7, quindi, può essere straordinariamente civile. Ovviamente, è ancora possibile spingere al massimo: il Cp2 è ricco di coppia, ma ama anche galoppare liberamente verso la zona rossa. Disattivando l’anti-impennata, nelle prime due marce alzerà volentieri la ruota anteriore con un piccolo aiuto da parte della frizione.

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6 Come va: nel misto veloce

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Non è una moto lenta, sembra più potente dei 73 Cv dichiarati. Durante il test si è trovata perfettamente a suo agio nei lunghi curvoni veloci del nostro percorso, riuscendo a superare in scioltezza il traffico balzando rapidamente a 100 km/h e talvolta spingendosi anche oltre i canonici 130 km/h. E quando abbiamo affrontato tratti più tortuosi, con tanto di tornanti, la Yamaha ha nuovamente superato di gran lunga le aspettative. La combinazione tra l'assetto più morbido delle sospensioni e le gomme Bridgestone S23 dall’elevata aderenza ha generato un ottimo feedback da parte della moto, capace così di infondere tanta fiducia. Al punto da ritrovarsi regolarmente ad affrontare le curve con le saponette che strisciano sull'asfalto. Le sospensioni sono morbide e offrono un ottimo sostegno, come ci si aspetterebbe su strada da una moto sportiva. Se la curva si stringe improvvisamente, è possibile correggere con il freno anteriore anche con il ginocchio già a terra, grazie al cornering Abs. E se il manto stradale peggiora drasticamente, slide control e traction control sono pronti a intervenire per ogni evenienza. La R7 è pensata anche per i motociclisti alle prime armi, che commettono errori: questi sistemi elettronici all'avanguardia li aiuteranno nella stessa misura in cui possono aiutare un motociclista esperto a perfezionare le proprie abilità. E chi non amasse questi sistemi di assistenza alla guida può sempre disattivarli. L'unico piccolo neo dell'assetto morbido della R7 emerge quando il ritmo si fa più sostenuto. Sebbene la sensibilità e l'aderenza siano rimaste elevate per tutta la durata della nostra prova, in frenata la forcella ha finito con lo sfruttare in maniera eccessiva i suoi 120 mm di corsa. Avrebbe necessitato di maggior sostegno, ma questo problema può essere risolto grazie alle sospensioni regolabili, come vedremo tra poco.

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7 Come va: in pista

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Per la parte del test dedicata alla pista, i tecnici Yamaha hanno regolato le sospensioni e montato pneumatici Bridgestone RS12 più adatti al contesto. Nient’altro. Ero un po' preoccupato dal fatto che la R7 potesse essere un surclassata o comunque rivelarsi sottodimensionata in questo ambiente. Il tracciato presenta numerosi punti ciechi, curve di ogni genere e ondulazioni selvagge: è più simile a un ottovolante, se non addirittura a una prova di coraggio, che a un circuito convenzionale. E a conti fatti, si è rivelato il terreno di gioco ideale per la R7. Quando si impara un nuovo tracciato, specialmente uno complesso come questo, serve una moto amichevole e indulgente, ed è probabilmente questo uno dei motivi principali per cui la R7 ha brillato. Nella mia prima uscita ho optato per la modalità Sport standard con la potenza al massimo e tutti i sistemi di assistenza alla guida, compreso l’Abs, impostati sul minimo livello di intervento. Il lavoro dell’anti-impennata si è fatto sentire ad ogni scollinamento, smorzando dolcemente le impennate indesiderate, ma l’Abs e gli altri dispositivi non si sono fatti percepire affatto. La potenza non intimidatoria e pienamente fruibile ha permesso di mantenere sempre il controllo della situazione, di scegliere la traiettoria giusta e di affrontare le curve con precisione. I piloti meno esperti apprezzeranno certamente questa abbondanza di ausili elettronici, quasi impercettibili, che lavorano dietro le quinte per farli sentire rilassati e sicuri in pista.

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8 Come va: divertimento tra i cordoli

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Nonostante le mie preoccupazioni riguardo al comportamento della forcella con guida aggressiva, il suo settaggio non è stato modificato radicalmente per l’ingresso in pista. Il precarico delle molle è rimasto invariato, mentre lo smorzamento in compressione è passato dal livello 7 al 4 e quello in estensione dall’8 al 4 (entrambi lavorano su 11 scatti complessivi). L'avantreno ha offerto di nuovo un ottimo feeling, ma accompagnandolo a un maggior controllo. Le gomme più sportive, utilizzate senza ricorrere a termocoperte, hanno dato maggiore sicurezza, incoraggiando a mollare i freni e a essere veloci in percorrenza. Per imparare un nuovo circuito, specialmente di questo tipo, la R7 è davvero la compagna perfetta. Nel tardo pomeriggio ho disattivato del tutto l’anti-wheelie e l’Abs al posteriore, solo per divertimento, senza cambiare il set-up generale. Se avessimo voluto migliorare i tempi sul giro o anche correre, la forcella sarebbe stata destinataria di ulteriori sperimentazioni, ma per questa semplice giornata in pista non c'era bisogno di sprecare tempo contando i click. Nonostante abbia solo 73 Cv – o forse proprio per questo – la R7 si è rivelata oltremodo facile e divertente. In uscita di curva basta richiamare quanta più potenza il prima possibile (aderenza e sensibilità abbondano, senza sottovalutare la sorveglianza dello slide control), rannicchiarsi dietro al cupolino ben dimensionato e spremere fino all'ultimo cavallo sul dritto. E poi, in ingresso curva, rialzarsi, frenare bruscamente, rilasciare la moto e inclinarla fino a raggiungere angoli di inclinazione quasi da gomito a terra. E ripetere il tutto fino al tramonto.

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9 Come va: senza fatica

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L'Abs è intervenuto una o due volte e le pedane hanno sfiorato leggermente l'asfalto, ma per una moto entry-level, su questo tipo di circuito, si è andati ben oltre la semplice sufficienza. Ed è stata un’esperienza anche relativamente sicura. Altre moto della stessa categoria non se la sarebbero cavata altrettanto bene, con diversi piloti probabilmente costretti ad arrendersi quando la morbidezza delle sospensioni e l'altezza da terra si sarebbero rivelate un problema. Il punto chiave qui è che ero io a guidare la moto, non il contrario. La R7 è leggera, maneggevole e divertente da guidare, ma non si spinge mai oltre le righe. Dopo 20 minuti di sessione in pista non ero affatto stanco. Anzi, avevo solo voglia di continuare, cosa che non credo sarebbe potuta accadere con una moto più potente. Naturalmente, una moto da 73,4 Cv è fantastica quando tutte le altre moto in pista hanno la stessa potenza, ma su una pista più veloce, con moto più potenti – anche solo di 90-95 Cv – sarebbe stato altrettanto divertente? Direi che la R7 ha un telaio in grado di eguagliare o superare qualsiasi moto della sua categoria, e i sistemi di assistenza alla guida sono di prim'ordine, ma non si può nascondere il fatto che sia un po' indietro, in termini di prestazioni, rispetto ad alcune delle sue concorrenti dirette.

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10 Il verdetto

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La spietata concorrenza nel segmento delle sportive entry-level ha spinto Yamaha a migliorare la sua R7, una moto che, priva di supporti elettronici alla guida, cominciava a sembrare datata. Yamaha è però andata oltre. L'elenco di dispositivi e tecnologie a disposizione, come il controllo dello slittamento per la pista o il cruise control per la strada, è al top della categoria. In termini di elettronica, ha lo stesso livello di una superbike di solo una manciata di anni fa, e per meno di 11.000 euro. Tutti questi ausili sono pensati per aiutare i piloti meno esperti ad apprendere le basi, ma semplificano anche la vita ai più navigati. Guidare la R7 del 2026 è, in definitiva, un vero spasso, ma non si tratta solo di ausili alla guida. La posizione di guida è più matura e confortevole mentre l’assetto più morbido regala una sensazione di guida più amichevole e orientata all'utilizzo stradale. Il telaio offre un ottimo feedback e ne fa una moto facile da guidare, che infonde subito fiducia al pilota. Nel complesso, il design non è cambiato drasticamente, ma propone piccoli ritocchi che fanno la differenza, soprattutto la nuova plancia e la piastra di sterzo di alta qualità. E come molti, ma non tutti, approvo pienamente la livrea del 70° anniversario. La R7 del 2026 è un'eccellente moto stradale che può essere usata quotidianamente e che regala comunque divertimento in pista, sia ai principianti che agli esperti. Restano comunque due grandi interrogativi: 73 Cv sono davvero sufficienti? E con un prezzo base di 10.499 euro, è forse troppo costosa per avere successo nel suo segmento?

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11 Scheda tecnica

Yamaha R7 2026 - Scheda Tecnica

MOTORE Tipo2 cilindri, Raffreddato a liquido, DOHC, 4 valvole, 4 tempi Cilindrata689 cc Alesaggio x corsa80,0 mm x 68,6 mm Rapporto di compressione11,5 : 1 Potenza max54,0 kW (73,4 CV) @ 8.750 giri/min Coppia max35,0 kW (47,6 CV) @ 4.500 giri/min Frizionein bagno d'olio, dischi multipli TrasmissioneSempre in presa, 6 marce Consumi di carburante4.1 l/100 km Emissioni CO297 g/km CICLISTICA  TelaioA diamante Inclinazione canotto sterzo24º Sospensione ant.Forcella usd, Ø41 mm Sospensione post.(leveraggi progressivi), Forcellone Freno ant.Disco idraulico doppio, Ø 298 mm Freno post.Disco idraulico singolo, Ø 245 mm Pneumatico ant.120/70ZR17M/C (58 W) Tubeless Pneumatico ant.180/55ZR17M/C (73 W) Tubeless DIMENSIONI E PESO  L x L x A2.070 x 725 x 1.160 mm Altezza minima da terra1.395 mm Altezza sella830 mm Capacità serbatoio14,0 litri Peso in ordine di marcia 189 kg (compresi serbatoi olio e carburante pieni) PREZZOa partire 10.499 euro

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