Cori, sfottò e cravatte col numero 21: la pazza notte interista a Milano
Le celebrazioni erano iniziate già con l'arrivo del pullman allo stadio e sono proseguite per le vie della città dopo il fischio finale
Le celebrazioni erano iniziate già con l'arrivo del pullman allo stadio e sono proseguite per le vie della città dopo il fischio finale
Guendalina Galdi Giornalista 4 maggio - 08:09 - MILANOSono le 22.40 del 3 maggio, l'arbitro Bonacina fischia tre volte la fine di Inter-Parma e San Siro impazzisce di gioia. In campo ci sono gli undici nerazzurri che hanno terminato la partita ma in una frazione di secondo diventano il doppio. E pure di più. Tutta la panchina schizza a festeggiare. Fuochi d'artificio, festoni nerazzurri e tricolori, tanta musica, una canzone turca molto cara a Calhanoglu che spesso accompagna la squadra in spogliatoio, Bastoni il primo acclamato dalla curva, Dumfries che a braccia larghe canta con espressione da cantautore navigato "c'è solo l'Inter". E poi quel numero 21, gigantesco, che è comparso davanti alla porta sotto il secondo anello verde. Perché è lì che è iniziato tutto. I giocatori saltano, si abbracciano, stappano bottiglie, alzano scudetti e cartelloni guardando verso l'alto e cantando in direzione dei tifosi, come fa un fidanzato innamorato con la sua bella affacciata alla finestra. In adorazione gli uni degli altri. L'Inter è tornata a essere la regina della Serie A 741 giorni dopo l'ultima festa. Nel 2024 però a San Siro non si celebrò tanto a lungo, era appena finito il derby e in casa quel giorno ci giocava il Milan. Ieri, invece, è stata tutta un'altra cosa. Dallo stadio e dai giocatori con lo sguardo rivolto in alto verso il secondo anello verde fino a Piazza del Duomo alle 2 di notte, a parti invertite. Lautaro, Thuram, Dimarco, Pio, Javier Zanetti… tutti affacciati alla terrazza del locale Terrazza Duomo 21 (non proprio un numero a caso…) a fare festa con l’onda nerazzurra sotto di loro.
VIDEO: Inter, tifosi già in delirio: che atmosfera per l'arrivo del pullman a San Siroprima e durante
—Impossibile quantificare le volte che si sono alzati i decibel a San Siro durante la serata. Nel corso della partita ma anche prima. E soprattutto anche fuori. Il pullman della squadra ha raggiunto lo stadio facendosi largo lentamente in mezzo a una marea umana nerazzurra già in estasi. Il solito brusio pre gara ha lasciato spazio ai cori da titolo. "Vinceremo il tricolor", urlato forte e a chiare lettere perché già allora non c'era più spazio per alcun timore scaramantico. "I campioni dell'Italia siamo noi". Di nuovo, due anni dopo, e per la ventunesima volta. Inter-Parma doveva ancora iniziare, ma i 74.198 nerazzurri presenti al Maezza, arrivando ognuno al proprio seggiolino, si stavano già cucendo il tricolore sul cuore cantando. Sì, ieri sera poteva bastare anche soltanto un pareggio, ma San Siro chiedeva una vittoria e Chivu questo regalo ai suoi tifosi voleva proprio farlo. Anche perché l'Inter uno scudetto così, in casa, non lo festeggiava da 37 anni. Il gol di Thuram a una manciata di secondi dall'intervallo ha fatto schizzare tutti in piedi, il 2-0 di Mkhitaryan è stato come l'arrivo del deejay alla consolle. Il momento in cui la festa è davvero iniziata. Mancavano dieci minuti più recupero alla fine della partita, San Siro già aveva iniziato a tremare e Thuram ha messo su gli occhialoni da sole da party. "I campioni dell'Italia siamo noi" un'altra volta, ma più forte. Fino a che non è diventato realtà.
duomo
—Ai piedi della cattedrale si sono ritrovate presto alcune migliaia di tifosi, altri hanno raggiunto la piazza simbolo della città di corsa, arrivando dallo stadio o da casa sfilando per le vie, lì dove il volume dei clacson ha superato quello dei cori. Dopo mezzanotte si iniziava a far fatica ad entrare in piazza. Bandiere, sciarpe al cielo, fumogeni, striscioni non avari di sfottò e giochi pirotecnici. Simboli. Un po' come la cravatta con cui si è presentato nel post gara il presidente Marotta: con il 21 cucito sopra. Il cuore della festa cittadina è sempre stato il Duomo e anche stavolta non poteva essere da meno. D'altronde, sempre quella piazza incornicerà le celebrazioni ufficiali del fine settimana del 17 maggio. Perché se ieri notte sono stati tutti moti spontanei dei tifosi, tra due settimane - dopo Inter-Verona - la squadra riceverà l'abbraccio della sua gente in giro per Milano a bordo del pullman scoperto e poi continuerà a guardare quello spettacolo d'arte varia dall'alto delle terrazze sempre fronte Duomo. I dettagli sono ancora da definire ma diventano quasi un pensiero eclissato dalla voglia di "doblete". Ma c'è tempo per tornare a immergersi di nuovo nella Coppa Italia. Ora, solo festa. La squadra, insieme allo staff, ha subito brindato al tricolore in un hotel vicino a San Siro e poi ha raggiunto la sua gente in Duomo. In una notte che è sembrata non finire mai.
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