Kimi da titolo, ma la McLaren è tornata? E la Ferrari? Le domande (e le risposte) del GP di Miami
La quarta gara della stagione ha confermato il talento del bolognese e rivisto competitivi i campioni del mondo di Woking. I perché della gara il giorno dopo
La quarta gara della stagione ha confermato il talento del bolognese e rivisto competitivi i campioni del mondo di Woking. I perché della gara il giorno dopo
Ci sono momenti, in ogni carriera, in cui avviene quel passaggio da promessa a certezza. Quanto poi quelle certezze diventeranno importanti, lo definirà solo il talento personale. Nel caso di Kimi Antonelli, è evidente, stiamo assistendo a questo passaggio, con contestuale scrittura di pagine di storia della F1. A Miami il 19enne fenomeno della Mercedes ha conquistato il terzo successo consecutivo nelle prime tre gare della stagione: nessuno, nella storia del Circus, aveva mai trasformato le sue prime tre pole position in altrettante vittorie. Cento punti in classifica, venti di vantaggio sul compagno George Russell, un primato costruito gara dopo gara con una solidità che va ben oltre l'anagrafe. In Florida la prestazione del bolognese ha aggiunto qualcosa di più sottile della semplice velocità. Partenza non perfetta, Norris attaccante, un sospetto problema al cambio nel finale: eppure Antonelli ha gestito le gomme hard con una lucidità e una calma che molti veterani si sognano. E’ proprio il trend che impressiona, Kimi aggiunge sempre qualcosa alle sue esibizioni. Del resto se l’è auto-imposto, ripete ossessivamente che l’asticella va alzata perché i rivali non staranno a guardare. Ma un conto è volerlo, un conto è riuscirci coma fa lui. La sua simbiosi col team è sempre più forte e la fiducia, parlano le tre vittorie consecutive, cresce a livelli esponenziali. Se la stagione proseguirà su questi binari, il titolo iridato al secondo anno di Formula 1 non sarà fantascienza. E’ presto e non è giusto aggiungere pressione. Ma in passato è già successo.
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