I trionfi: dal tornado Conte alla stella di Inzaghi. Ma ora Chivu la vera svolta
La Gazzetta dello Sport

I trionfi: dal tornado Conte alla stella di Inzaghi. Ma ora Chivu la vera svolta

Martedì 5 maggio 2026
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Il 3-5-2 unisce i titoli di Antonio, Simone e Cristian. Il romeno punta ad aprire un altro ciclo vincente

Il 3-5-2 unisce i titoli di Antonio, Simone e Cristian. Il romeno punta ad aprire un altro ciclo vincente

Filippo Conticello Giornalista 5 maggio - 11:43 - MILANO

Da quando ha buttato giù dal trono la vecchia tiranna Juventus, l’Inter ha preso ago e filo tre volte: in un settennato, ha cucito al petto tre scudetti e tutti con sarti diversi. Tra il Conte 2021, l’Inzaghi 2024 e il Chivu 2026 si sprecano le differenze, ma è stato costruito pure un ponte unico, un collegamento che unisce generazioni diverse: è il modulo di partenza, impresso nel marmo e mai modificato per davvero. La difesa a tre che protegge e permette di ripartire, gli esterni a tutta fascia nella coperta di cinque centrocampisti, le coppie di attaccanti iconici e interscambiabili: la strada maestra non è poi tanto diversa. In generale, è sopravvissuto giusto un manipolo di giocatori, che ha cantato e portato la croce per tutto il periodo, indipendentemente dall’allenatore di turno. Questo è il terzo titolo di Bastoni, Barella e Lautaro, intoccabili e in prima linea dal 2021 a oggi. Ma anche quello di Darmian e De Vrij, retrocessi nelle gerarchie, ma operai di rara affidabilità. In ognuna delle tre occasioni l’Inter ha stravinto, facendo il vuoto come da tradizione: questo club non ama le mezze misure, le battaglie punto a punto non le si addicono. Lo sanno bene sia Antonio che Simone, e adesso pure Cristian. 

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La rivoluzione Antonio

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Per primo è stato Antonio Conte, anche se è strano pensarci adesso: il tecnico “napoletano” è tornato ad essere il principe dei nemici, eppure un tempo ad Appiano plasmava un gruppo a propria immagine. Lo mandava nell’arena secondo principi codificati, quasi meccanizzati, dalla mitologica LuLa, Lukaku più Lautaro, fino al motore italiano di Bastoni e Barella. I segreti del trionfo stavano nella miglior difesa e nella continuità scientifica dopo un inizio singhiozzante, anche se agevolata dall’improvvida e prematura eliminazione in Champions. C’erano, purtroppo, ancora i postumi del Covid a complicare le vite di tutti e la coppa dello scudetto 2020-21 venne consegnata nel vuoto pneumatico di uno stadio a capienza zero, senza la festa di popolo a lungo sperata. 

La via di Simone

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 Il fiume nerazzurro ha solo dovuto aspettare: si è rovesciato nelle strade tre anni dopo, al terzo tentativo di Simone Inzaghi. L’ex laziale aveva raccolto l’eredità di Conte e dato un’impronta differente dentro alla stessa ortodossia del 3-5-2: meno rigidità, più palleggio e libertà di giocata, con alcuni innesti strategici rispetto al titolo precedente. A sinistra ha iniziato a scorrazzare Federico Dimarco, esterno fatto in casa, e in mezzo ha dato le carte Hakan Calhanoglu, regista “totale” strappato al Milan. Soprattutto, davanti c’era una nuova coppia a cullare i sogni dei tifosi: sulle ceneri della LuLa è sorta la ThuLa. Sono stati Thuram e il capocannoniere Lautaro a permettere ai nerazzurri di salire su una stella, la seconda della storia, con un dominio totale, senza rallentamenti. Il titolo è diventato matematico dopo nel derby in casa del Diavolo a 5 turni dalla fine, come in un libro di fiabe nerazzurre. 

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La cura di Cristian Questo trionfo, invece, è quello della cura e della redenzione: Cristian Chivu ha riattaccato i pezzi di cuore infranti alla fine della stagione precedente, ha riacceso sentimenti e motivazioni, ha rilanciato una generazione all’ultimo canto. Ma ha anche innestato semi di gioventù, che fioriranno definitivamente in futuro: la ThuLa è stata il terminale come due stagioni fa, ma stavolta c’era il rampante Pio a bussare alle spalle dei titolari. Il tutto, seguendo nuovi principi coraggiosi: il calcio del romeno si è dimostrato, infatti, più verticale e intenso, con meno arabeschi rispetto a Inzaghi. Dopo lo scudetto, mercato permettendo, Cristian potrà finalmente cambiare il famoso 3-5-2 della casa, ma in questa stagione di debutto e gloria ha seguito la via maestra dei predecessori scudettati: alla prova dei fatti, era quella giusta. 

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