Materazzi: "Inter, prenditi la Coppa. Ho nel cuore quella del 2010: la fiducia di Mou valeva più di tutto"
L’ex nerazzurro: "Fiero della stagione di Thuram, gli scrivevo quando era giù, la società se lo tenga stretto". "A Lautaro posso solo dire grazie. Se avesse giocato col Bodo...". "La finale cui tengo di più è quella del 2010, grazie a Mou"
L’ex nerazzurro: "Fiero della stagione di Thuram, gli scrivevo quando era giù, la società se lo tenga stretto". "A Lautaro posso solo dire grazie. Se avesse giocato col Bodo...". "La finale cui tengo di più è quella del 2010, grazie a Mou"
Guendalina Galdi Giornalista 13 maggio 2026 (modifica alle 08:36) - MILANO Marco Materazzi, 52 anni, ha vinto sei volte la Coppa ItaliaNella bacheca dei trionfi di Marco Materazzi, Mondiale del 2006 a parte, ci sono 15 trofei e tutti di due colori: il nero e l’azzurro. Con l’Inter il difensore, oggi 52enne, ha vinto tutto e in questo tutto ci sono anche quattro Coppe Italia. Stasera sarà all’Olimpico e sa che potrà assistere a una finale dall’esito tutt’altro che scontato.
Dobbiamo dimenticarci la partita di sabato scorso o quella gara ha dato indicazioni utili per stasera?
"Ne ha date diverse. Ho visto un’Inter che non ha staccato la spina. Ha individuato il traguardo, l’ha raggiunto e non ha tirato su il piede dall’acceleratore. È una squadra decisa a conquistare tutto quello che può. È un club in cui si sbagliano poche scelte. Sfido tantissimi tifosi interisti a dire che a inizio anno credevano che Cristian potesse realizzare tutto questo. Io ho sempre detto una cosa: “State tranquilli, sa quello che fa”".
VIDEO: Inter, senti Bergomi: "Per fare il salto di qualità è chiaro cosa serva"Chi è il suo uomo copertina della stagione nerazzurra?
"Sono contento e orgoglioso del cammino di Thuram. Anche lui è stato un po’ criticato e si è dubitato delle sue qualità. In quel periodo ho mandato tanti messaggi a Marcus dicendogli di non mollare e di ricordarsi quanto è forte. Quando poi si sono ristabiliti determinati equilibri, nel senso che sono tornati a giocare insieme lui e Lautaro — e non me ne voglia Pio, che bisogna solo ringraziare per quello che ha fatto, a vent’anni, in questa stagione — si è visto chi sono gli uomini che pesano".
È sempre l’Inter della ThuLa.
"Lautaro è mancato tanto e in parte anche Marcus, quando giocava non in perfette condizioni. Ma nel momento in cui è tornato davvero, verso fine marzo, ha fatto gol fondamentali per lo scudetto. Forse gli ha fatto bene non leggere le critiche dei periodi peggiori. L’Inter farà bene a tenerselo stretto".
Una fotografia della stagione di Lautaro?
"A uno che ha fatto 17 gol, soltanto in A, devo solo dire grazie. È un peccato che si sia fatto male in un momento delicato, che l’ha costretto a saltare anche il ritorno con il Bodo. Se avesse giocato quella partita staremmo parlando di un altro cammino dell’Inter in Champions… Da interista posso solo augurarmi che metta la firma anche su questa finale".
Pensa dunque che sarà decisivo anche oggi?
"Non dimentichiamoci di Nicolò Barella. In un momento in cui in tanti pensavano fosse arrivato alla frutta, ha ricordato chi è. Ha sempre giocato tanto e ha dovuto smaltire a livello psicologico l’eliminazione dell’Italia dal Mondiale. Ha tirato fuori gli attributi, segnato reti importanti e fatto prestazioni maiuscole anche con la fascia da capitano. È tornato il vero lui. Quindi dico: occhio a Barella".
VIDEO: Inter, Larissa Iapichino alla Pinetina: l'incontro con Chivu e i giocatoriLato Lazio, invece, cosa rappresenta questa finale?
"Devono essere tutti orgogliosi del percorso fatto in questa Coppa Italia. Nessuno a inizio anno avrebbe scommesso un euro su di loro in finale. Ma hanno un allenatore esperto e bravo a fare di necessità virtù. Ora dovrà far capire ai giocatori che possono farcela. In una partita secca può succedere di tutto".
Cosa significherebbe per Chivu chiudere la prima stagione all’Inter con due titoli?
"Una bella doppietta. Chi ha valutato Cristian l’estate scorsa non l’ha fatto solo sulla base delle 13 gare in A col Parma, ma per tutto quello che rappresenta nel mondo nerazzurro. Poi lui ci ha sempre messo la faccia e ha dimostrato ai suoi giocatori di credere in loro. Questo non te lo insegna nessuno. C’è qualcosa in lui, e questo qualcosa c’è dai tempi dell’Ajax e da quando, a vent’anni, era già capitano in quel club".
Cristian Chivu, 45 anni
Lei di Coppe Italia ne ha vinte quattro. Qual è la finale che vorrebbe rigiocare?
"Quella persa 6-2 nel 2007. Probabilmente eravamo ubriachi perché avevamo appena vinto lo scudetto... Io ero squalificato al ritorno, potevamo ribaltarla ma è andata così".
Tra quelle vinte, invece? O comunque ci dica quella che le è rimasta di più nel cuore.
"Più di tutte tengo a quella del 2010. Non perché fosse parte del Triplete, ma perché fu una Coppa Italia in cui giocai sempre. A inizio anno Mourinho mi chiamò e disse: “Avrei piacere che tu rimanessi con noi ma prenditi il tuo tempo per decidere”. Due minuti e lo richiamai: “Voglio rimanere con te”. Lui mi disse che sarebbero arrivati altri giocatori e che non sarei stato il titolare, e a me andò bene così. Due giorni prima della finale di Coppa ero in panchina e sempre José mi si avvicinò per dirmi: “Ma ti va di giocare la finale?”. Mi diede fiducia e vincemmo quella Coppa Italia. Per me quella fiducia valeva come se avessi vinto dieci Champions".
Tornando ad oggi, cosa farà la differenza: la voglia di doblete dell’Inter o quella di riscatto della Lazio?
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"L’Inter andrà in campo per dettare legge perché ne ha le potenzialità. La Lazio la vedo in partenza un po’ titubante, magari avrà un po’ di timore ma potrà avere qualche occasione con cui, se sfruttata bene, potrà fare uno sgambetto ai nerazzurri. Ma mi immagino un’Inter forte di fisico e di testa. E con un unico obiettivo: sfilare domenica a Milano tra la gente con due coppe".
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