Cafu: "Il Milan ce la fa: va in Champions e Allegri resta. Spero vada anche la Roma"
La Gazzetta dello Sport

Cafu: "Il Milan ce la fa: va in Champions e Allegri resta. Spero vada anche la Roma"

Mercoledì 13 maggio 2026
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Il doppio ex sulla volata in campionato: "Squadra in crisi? Credo più a un calo fisiologico. Modric? Se desse l'ok lo farei giocare pure bendato". "Anche i giallorossi meritano di qualificarsi, con bravura e fortuna hanno pescato un mostro come Malen"  

Il doppio ex sulla volata in campionato: "Squadra in crisi? Credo più a un calo fisiologico. Modric? Se desse l'ok lo farei giocare pure bendato". "Anche i giallorossi meritano di qualificarsi, con bravura e fortuna hanno pescato un mostro come Malen"  

Marco Guidi Giornalista 13 maggio 2026 (modifica alle 08:08) - MILANO Marcos Cafu con la Champions vinta col Milan nel 2007

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. E nel Milan di oggi, con la qualificazione Champions appesa a un filo a due giornate dalla fine, quanto avrebbe fatto comodo un leader di tante battaglie come Marcos Cafu, uno che Paolo Maldini chiamava “Capitano”, considerandolo un pari grado quando entrambi vestivano la maglia rossonera. "Sono convinto che nelle due gare decisive rivedremo il Milan che abbiamo conosciuto nella prima parte della stagione", anticipa l’ex terzino brasiliano, visto in Italia anche alla Roma. 

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Sono giorni complicati per il Diavolo, reduce da 7 punti nelle ultime 8 giornate, scavalcato dalla Juventus e raggiunto dalla Roma al quarto posto... 

"Quale squadra, nell’arco di una stagione, non attraversa un momento di difficoltà? Il problema del Milan è che questo momento sia arrivato proprio nel rush finale del campionato e quindi lo si nota di più". 

La squadra di Allegri, però, sembra aver perso la compattezza della prima parte di stagione, non trova?

"Credo sia più un calo fisiologico. La sfortuna è che nell’ultimo periodo gli errori dei singoli non si sono concentrati in una sola partita, ma sono stati spalmati su più gare. Il concetto è semplice: meglio perdere una volta per undici errori dei calciatori, che undici incontri per l’errore di un solo giocatore". 

Allenatore e società, però, sono d’accordo sul ritiro: da ex giocatore, lo vede più come una soluzione o una punizione?

"Dipende. Non nego che a volte il ritiro venga percepito dai calciatori come una punizione, ma quando è prolungato e condiviso aiuta davvero a compattare il gruppo". 

Com’è giocare in un clima di forte contestazione, come successo a San Siro nell’ultima contro l’Atalanta? 

"Partiamo dal principio che contestare è un diritto sacrosanto dei tifosi, almeno finché la protesta resta nei confini della civiltà, cosa che per esempio non era capitata ai miei tempi alla Roma dopo un’eliminazione in Coppa Italia per opera dell’Atalanta (settembre 2000, ndr). Tifoserie come quella giallorossa o dello stesso Milan sono molto calde, ma bisogna anche ricordarsi che nessun tifoso vuole il male della propria squadra, per cui i fischi o i cori vanno intesi solo come un modo per spronare l’ambiente".

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Ha citato l’altro suo grande amore italiano, la Roma. Ironia della sorte, le sue due squadre sono in corsa per un posto in Champions: chi la merita di più? 

"Mi sta chiedendo di scegliere tra mamma e papà (ride, ndr)? A parte gli scherzi, io credo che entrambe la meritino e mi auguro che entrambe ce la facciano. Perché sia Milan che Roma hanno iniziato solo adesso un nuovo percorso e lo stanno facendo anche egregiamente, contro ogni pronostico". 

Chi non va in Champions, però, può vedere il progetto subire uno stop. Per esempio, sarebbe giusto per lei confermare in panchina Allegri in caso di mancata qualificazione? 

"Io non penso che il tecnico possa essere giudicato solo da come andranno le prossime due partite. La stagione va analizzata nel suo complesso e, se torniamo solo a tre o quattro settimane fa, nessuno avrebbe mai messo in discussione Max. Da come la vedo io, poi, il livello delle pretendenti a un posto in Champions si è alzato, perciò non è un traguardo così scontato...". 

Forse con un mercato a gennaio più ricco il Milan ora non rischierebbe... Si sognava lo scudetto. 

"Non è così facile il mercato invernale. Devi essere bravo e anche molto fortunato. Come la Roma nel pescare quel mostro di Malen". 

Malen segna a raffica. Leao e Pulisic, invece, dopo i 15 gol in due all’andata si sono fermati a due - entrambi di Rafa - nel ritorno. 

"Un mistero, ma come nel calcio ne capitano spesso. Vi ricordate Dovbyk? Arrivò alla Roma da capocannoniere della Liga col Girona, segnò pure in giallorosso, prima di entrare in crisi... Non è che possa essere diventato un incapace all’improvviso. Lo stesso discorso vale oggi per Leao e Pulisic". 

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Nkunku, in compenso, con l’Atalanta è entrato bene. Che a sorpresa sia lui l’uomo Champions del Milan già alla prossima a Genova? 

"Non mi sorprenderebbe. Per come l’ho visto io, Nkunku è in grande forma e ha tutte le qualità per prendersi la squadra sulle spalle". 

Intanto, pure Modric vuole tornare a tutti i costi... 

"Un atleta che è disposto a tutto per aiutare la squadra è un esempio anche per gli altri. Se poi è un campione, allora è proprio un leader assoluto. Sa cosa penso? Se mi dà la disponibilità, io Modric lo farei giocare anche bendato".

Parlando di leadership, lei che è stato capitano del Brasile, non si aspettava che Maignan ci mettesse di più la faccia in questo periodo difficile? 

"Non scordiamoci che il capitano parla pubblicamente solo se autorizzato dalla società... Diverso è il discorso interno. Io sono sicuro, per esempio, che Maignan sia il tipo che nel chiuso dello spogliatoio sa farsi sentire bene". 

Mettiamo che la stagione si concluda con la qualificazione in Champions: cosa servirebbe, allora, per alzare il livello di questo Milan? 

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"Non credo molto. Sostanzialmente, un pizzico di fortuna in più".

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