Dagli errori individuali al centrocampo che non filtra: i perché del crollo difensivo del Milan
Da metà marzo il Diavolo ha incassato 12 gol, dopo i soli 15 nel girone d'andata. I cali di Modric e Rabiot, gli errori di Maignan e le prestazioni insufficienti dei difensori al centro del crollo rossonero
Da metà marzo il Diavolo ha incassato 12 gol, dopo i soli 15 nel girone d'andata. I cali di Modric e Rabiot, gli errori di Maignan e le prestazioni insufficienti dei difensori al centro del crollo rossonero
Francesco Albanesi 13 maggio - 09:10 - MILANOIl castello difensivo è ufficialmente crollato. E pensare che Max Allegri non ci aveva messo neanche tanto a costruirlo e blindarlo. Nel girone d’andata il Milan aveva la seconda miglior difesa del campionato (15 gol subiti, insieme a Inter, Napoli e Como), dettaglio non proprio irrilevante che aveva spinto il Diavolo fino a -3 dalla vetta. Si parlava di ambizioni scudetto, di una squadra a cui potevi togliere tutto, ma non l’anima e la capacità di difendersi con ordine quasi maniacale. Qualche mese dopo, invece, è cambiato tutto. Da metà marzo in poi il Milan ha segnato appena 6 gol ma, soprattutto, ne ha subiti 12: nove nelle ultime sei partite, cinque nelle ultime due. Tradotto: la certezza più granitica della stagione, proprio nel momento decisivo, si è sciolta come neve al sole. E la cosa più inquietante è che gli uomini sono sempre gli stessi.
VIDEO: Davide Ancelotti: "Sono pronto per allenare il Milan"involuzione
—La data da cerchiare in rosso è il 15 marzo. Il Milan perde a Roma contro la Lazio - con l’Inter che il giorno prima aveva pareggiato in casa con l’Atalanta - e lì prende l’uscita che porta lontano dalla corsa scudetto. È la terza sconfitta in campionato. In quel periodo Matteo Gabbia, leader silenzioso della difesa, era fuori per infortunio. Strano ma vero: senza il numero 46 il Milan aveva perso due partite in meno di un mese. Sembrava che tutti i problemi difensivi di Allegri si potessero riassumere in quell’assenza. Col tempo, però, sono emersi problemi ben più profondi. Detto della botta psicologica per l’allontanamento dalla vetta, il rendimento individuale è calato vistosamente, anche dal punto di vista fisico. Il centrocampo si è involuto nel momento in cui Modric ha abbassato i giri del motore. In più si è sentita parecchio anche la diminuzione del lavoro sporco di Rabiot, uno che alla difesa dava sempre una mano concreta. Così come è mancato l’equilibrio garantito da Saelemaekers sulla fascia destra, tra coperture e ripartenze, senza dimenticare lo spirito di sacrificio di Bartesaghi dalla parte opposta. Se prima il problema sembrava un attacco che segnava col contagocce - perfettamente in linea con l’idea di calcio allegriana -, adesso il discorso si è allargato a ciò che per Max conta più di tutto: la fase difensiva. E pensare che, prima delle gare contro Sassuolo e Atalanta, quella rossonera era ancora la seconda difesa meno battuta d’Europa nei cinque principali campionati. Fa quasi ridere, se non fosse tragicamente vero.
Inter Campione d’Italia: abbonati alla Digital Edition + Poster Prima Pagina a 4,99€/mese
metamorfosi
—I soli due clean sheet contro Verona e Juventus negli ultimi due mesi sono la fotografia perfetta dell’involuzione del Milan nel girone di ritorno, in cui sono arrivati appena 18 gol in 17 partite. Ancora peggio il rendimento recente: 7 punti nelle ultime otto gare, media da 0,9 a partita. Ritmo da retrocessione, più che da Europa. Peggio hanno fatto soltanto Pisa, Verona e Lecce. È difficile spiegare una metamorfosi così negativa dopo i 42 punti del girone d’andata, un passo che sembrava da vera candidata al titolo. Nel caos generale, l’unico che in qualche modo si salva - o forse sarebbe meglio dire “quello meno peggio” - è Strahinja Pavlovic. Il serbo è arrivato al quinto gol in campionato: più della metà di quelli segnati da Leao (9) e appena uno in meno di Nkunku. Pavlovic dà l’impressione di essere l’ultimo a mollare. Al contrario, Tomori, De Winter e lo stesso Gabbia sono calati parecchio, insieme a Maignan, disastroso sul terzo gol dell’Atalanta domenica. A fine settembre, dopo Milan-Napoli 2-1, Allegri disse: "Quando difendi in un certo modo, difficilmente prendi gol". Ecco, quel "certo modo" il Milan deve ritrovarlo subito contro Genoa e Cagliari, ultime due tappe della stagione che decideranno quale Europa giocherà il Diavolo il prossimo anno. Ostacoli non impossibili, almeno sulla carta. Il problema è che oggi il Milan sembra una squadra capace di perdere con chiunque e, allo stesso tempo, di vincere – anzi, pareggiare - contro tutti. E quando sei metà carne e metà pesce, di solito, non è mai un buon segnale.
Leggi anche Cafu: "Il Milan ce la fa: va in Champions e Allegri resta. Spero vada anche la Roma"Milan, Tare è in discussione. Alla finestra c'è D'Amico, re delle plusvalenze© RIPRODUZIONE RISERVATA