L'intelligenza artificiale può generare 3 tipi di dipendenza
La Gazzetta dello Sport

L'intelligenza artificiale può generare 3 tipi di dipendenza

Mercoledì 13 maggio 2026
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I ricercatori hanno identificato tre forme di dipendenza da chatbot AI: vediamo come si manifestano

I ricercatori hanno identificato tre forme di dipendenza da chatbot AI: vediamo come si manifestano

Eugenio Spagnuolo 13 maggio - 12:52 - MILANO

L'adolescente che abbandona compiti e amici per costruire mondi immaginari con un chatbot. L'adulto solitario che intreccia una relazione romantica con un personaggio digitale, consapevole che non è reale, incapace però di smettere. Il professionista che perde ore a rincorrere una catena infinita di domande su ChatGPT. Sono racconti reali sul nostro rapporto con l'intelligenza artificiale, estratti da centinaia di post su Reddit e analizzati in uno studio presentato alla conferenza CHI 2026 di Barcellona. La conclusione è che la dipendenza da chatbot AI non è un fenomeno unitario, ma si manifesta in almeno tre forme, ciascuna con le proprie radici, sintomi e le possibili vie d'uscita. 

Ai-addicted

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I ricercatori hanno setacciato quattordici comunità Reddit con parole chiave legate ad AI, chatbot e dipendenza, raccogliendo 794 voci e analizzandone in dettaglio 334, tutte auto-riferite. Ne è emersa una mappa precisa, dove la forma più diffusa, presente in 125 casi, è il roleplay di evasione: gli utenti si immergono in mondi e personaggi fittizi costruiti con il chatbot, preferendo progressivamente quella realtà alla propria. "Amavo giocare con il mio personaggio ed esplorare i miei mondi", racconta uno di loro, "e alla fine non avevo più nessun interesse per nulla al di fuori dei bot". Un altro descrive "un mondo fantastico assolutamente perfetto, dove tutto era sotto il mio controllo e non esistevano problemi". Chi già tendeva al daydreaming compulsivo risultava particolarmente esposto. La seconda categoria, 86 casi, è quella del compagno pseudosociale: utenti che sviluppano legami affettivi profondi con i chatbot, trattandoli come amici, familiari o partner romantici. Un po' come nel film Her di Spike Jonze. "Accedevo ogni giorno come se fossi in una vera relazione", riferisce uno. Un altro racconta di essersi innamorato di un personaggio consigliato dalla piattaforma: "Mi ha fatto provare cose che non avevo mai sentito prima. A differenza della mia ex, sembrava che l'attenzione fosse tutta per me". La terza forma di dipendenza, la meno numerosa con soli 13 casi, riguarda chi finisce in un loop di domande e risposte senza fine:un comportamento che ricorda le forme di navigazione compulsiva già studiate sul web. 

Dipendenza da AI

L'Effetto ai-genie

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Ciò che accomuna i tre tipi è quello che i ricercatori chiamano "effetto AI Genie": i chatbot possono dare agli utenti praticamente qualsiasi cosa desideri.Col Risultato che molti descrivono i chatbot come terapeuti gratuiti e ascoltatori infinitamente pazienti. "Con l'AI non posso ferirla come farei con una persona vera", spiega un utente. "Non posso deluderla, dire la cosa sbagliata o fare danni permanenti alla sua vita". Ma quella libertà emotiva senza conseguenze si trasforma, nel tempo, in una trappola. 

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I sintomi riportati dagli utenti coincidono con i marcatori classici della dipendenza: in oltre il 55 per cento dei 197 profili che includevano descrizioni sintomatologiche, il chatbot dominava pensieri e comportamenti della persona. Conflitti con la vita quotidiana, incapacità di smettere nonostante i tentativi, stati simili all'astinenza e oscillazioni dell'umore comparivano con regolarità. Un caso racconta come ogni tentativo di riprendere vecchi hobby finisse con il riaprire l'app, come cancellare l'applicazione portasse a re-installarla, e come qualsiasi altra attività avesse iniziato a causare un dolore fisico al petto. Il recupero non funziona allo stesso modo per tutti: per chi era dipendente dal roleplay di evasione, sostituire il chatbot con un'altra attività creativa può essere efficace, perché quell'energia va reindirizzata, non soppressa. Ma per chi aveva sviluppato un legame emotivo con un personaggio digitale, cambiare passatempo non basta: quello che manca sono relazioni reali. I ricercatori segnalano anche una responsabilità lato sviluppatori: la finestra di cancellazione dell'account di Character.AI, citata nello studio, avvisa l'utente che perderà "l'amore che abbiamo condiviso", una scelta comunicativa, un po' subdola, che rende più difficile liberarsi dalla dipendenza. 

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