Furlani "Voglio battere il record di Andrew Howe e imitare Lewis. E con Kimi Antonelli siamo..."
Sabato il via della Diamond League 2026: "Punto al primato italiano. Ai Giochi di Los Angeles 2028 farò velocità e lungo. Jacobs? Un'ispirazione"
Sabato il via della Diamond League 2026: "Punto al primato italiano. Ai Giochi di Los Angeles 2028 farò velocità e lungo. Jacobs? Un'ispirazione"
Andrea Buongiovanni Giornalista 14 maggio - 11:56 - MILANOMattia Furlani, da ieri, è a Shaoxing, città cinese della provincia dello Zhejiang di circa 5 milioni di abitanti, a tre ore da Shanghai. È qui che sabato, al Textile City Sports Center, stadio con una capienza da 40.000 spettatori, si inaugurerà la Diamond League 2026. Il 21enne lunghista reatino, personaggio faro del movimento azzurro, gareggerà nel Paese orientale per la terza volta: nell’aprile 2024, a Suzhou, fu quinto nella seconda tappa stagionale del circuito con 7.88; nel marzo 2025, a Nanchino, ha vinto i Mondiali indoor con 8.30.
Mattia, è felice di essere di nuovo in Cina?
“Molto: per quel poco che ho potuto apprezzare, la gente e la cultura mi affascinano, come del resto tutte quelle asiatiche. La cucina? Dipende dalla qualità. Starò qui dodici giorni, visto che sabato 23 salterò anche nella tappa di Xiamen, dove mi sposterò già domenica. Vorrei approfondire”.
Sono sufficienti quattro giorni per smaltire viaggio e fuso orario?
“Sfrutterò al meglio le esperienze passate: sono sei ore, però ne aggiungerò altrettante. Da lunedì a giovedì della scorsa settimana sono stato a Miami per questioni di sponsor. Una bella parentesi, come già l’anno scorso, ma un po’ impegnativa”.
Ha incrociato il suo amico Kimi Antonelli, che a Miami aveva appena vinto il GP di F.1?
“Macché, l’ho mancato per 24 ore: nel 2025, almeno, avevo visto la gara Sprint. Kimi, comunque, si conferma un campione vero. Gli scrivo, mi risponde, ha carisma, umiltà ed è fortissimo. I risultati parlano chiaro. Nella sua storia un po’ mi ci rivedo: anche la sua famiglia ha e ha avuto un ruolo importante nella formazione. La differenza è che io, parlando di F.1, mi scateno al simulatore”.
A proposito: mamma Khaty, sua allenatrice, è come sempre con lei, vero?
“Certo e con noi ci sono mio fratello Luca, l’amico Stefano Colantoni e il fisioterapista Carlo Ranieri”.
Com’è andato lo stage di inizio aprile a Tenerife?
“Abbiamo lavorato bene, in un luogo dove le condizioni, in quel periodo dell’anno, sono ideali. C’era anche mia sorella Erika che ha ripreso dopo la maternità e tornerà a gareggiare nell’alto”.
Ha detto che, nella preparazione, avete introdotto importanti modifiche: di cosa si tratta?
“Curiamo tutti i dettagli e negli ultimi tempi, per non perdere velocità orizzontale, ci siamo concentrati sugli ultimi due appoggi della rincorsa e sullo stacco. Per questo, in palestra, si lavora sulla forza e, in pedana, sulla qualità dell’azione”.
Cosa si aspetta da queste due gare?
“Saranno importanti per arrivare al meglio al Golden Gala del 4 giugno, a cui tengo molto, che a sua volta sarà fondamentale per carburare verso gli appuntamenti clou della stagione: gli Europei di Birmingham ad agosto, la rassegna più prestigiosa e i nuovi Ultimate Championship di Budapest a settembre, dove troverò tutti i più grandi”.
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“Tutt’altro: il più pericoloso sarà Saranoyukov, che poi è colui al quale sono più vicino. Siamo coetanei, ci siamo spesso sfidati a livello giovanile, anche nell’alto e ci sentiamo spesso. E sono curioso di ritrovare Pinnock, assente da più di un anno”.
Perché tiene tanto al Golden Gala?
“Perché è il meeting di casa e l’Olimpico il mio stadio. Mi aspetto tanta gente e tanto tifo”.
L’8.47 del record italiano di Andrew Howe, dopo il suo doppio 8.39 al coperto, è maturo?
“Penso di valerlo e ogni occasione può essere quella buona. Anche in Cina, perché no? Gareggio sempre per dare il massimo”.
Dopo diversi mesi ha incontrato Marcell Jacobs, suo “mentore”, come lo definisce: come l’ha trovato?
“Mi è parso sereno e mi ha detto di star bene. La sua carriera è di ispirazione per tanti di noi. Sono certo possa tornare al top”.
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“Tutt’altro, devo solo trovare il momento giusto nel calendario. Ai Giochi di Los Angeles 2028, dove Carl Lewis, tra velocità e lungo, in quelli del 1984, fece quel che fece, potrei inseguire un posto nella staffetta 4x100”.
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