Dai crampi ai fumogeni, dai caffè al trionfo: la notte folle di Darderi
Una partita surreale giocata fino alle due di notte: ecco i momenti chiave del successo su Jodar
Una partita surreale giocata fino alle due di notte: ecco i momenti chiave del successo su Jodar
Federica Cocchi Giornalista 14 maggio - 13:06 - ROMANotte di lacrime e preghiere. Notte di fumogeni, caffè, crampi e umidità. Notte di vittoria, storica, incredibile, voluta e portata a casa in uno stadio rimasto a tifare fino alle due di notte. La notte di Luciano Darderi agli Internazionali d’Italia è stata esattamente questo: una prova di resistenza emotiva e fisica, durata oltre tre ore e finita quando una parte di Roma stava già dormendo. Il Centrale del Foro Italico lo ha accompagnato fino alle 2 del mattino, dentro una partita che sembrava non voler finire mai. Alla fine il risultato ha detto 7-6 (5) 5-7 6-0 contro lo spagnolo Rafael Jodar, ma il punteggio racconta solo una minima parte della storia. Perché quella andata in scena è stata una notte surreale, piena di interruzioni, di tensione e di continui cambi di direzione.
tutto fermo
—Si sarebbe dovuto giocare molto prima. Invece la pioggia ha rallentato tutto il programma e Darderi è entrato in campo soltanto alle 22.53. Stanchezza, tensione che pian piano sale e combatte l’inesorabile stanchezza di una giornata lunga, con il caos dei “vicini di casa” dell’Olimpico pieno per la finale di Coppa Italia tra Lazio e Inter. Polizia, sirene, elicotteri a volare sopra il Centrale. Si gioca comunque, lo spettacolo deve continuare ma quando la partita di calcio finisce con l’assegnazione della Coppa ai nerazzurri, ecco la premiazione e una gragnuola di fuochi d’artificio e fumogeni che colorano il cielo ma, piano piano, saturano l’aria sopra il Centrale che viene avvolto da una nebbia acre. Siamo sul 6-5 0-15 Jodar nel primo set. Il fumo manda in tilt non solo la vista di Darderi ma soprattutto quella del sistema elettronico di chiamata delle linee. Il “giudice elettronico” che ha sostituito i vecchi arbitri appostati sul campo.
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—La partita viene sospesa, giocatori fermi, pubblico incredulo. Per 19 lunghissimi minuti il match resta congelato in una dimensione irreale, tra elicotteri sopra il Foro, nebbia artificiale e discussioni sulla possibilità di rinviare tutto al giorno successivo. A quel punto è chi ha più esperienza, più “garra”, più resistenza emotiva che riesce a vedere anche oltre le difficoltà. Darderi porta il match al tie break e in pieno “flow” rimonta da 2-5 nel tie-break fino a prendersi il primo set davanti a un Centrale ormai completamente trascinato e scaldato dalla sua energia. Anche il secondo set inizia dalla parte di Darderi che sale 3-0. Ma l’adrenalina pian piano svanisce e Luli cala. Jodar, appena diciannove anni, trova il modo di restare aggrappato alla partita, annullando anche due palle del possibile doppio break neutralizza due match point sul 5-4 e ribalta il set andando al terzo. O victoria o muerte. Il Centrale si rende conto che non si può arretrare, bisogna continuare a spingere, in un terzo set che diventa una lotta per la sopravvivenza. Il canti non si affievoliscono, ma le gambe si induriscono per il freddo e la fatica prende i muscoli. Il primo game è decisivo, è una sfida al saloon, un braccio di ferro: un game interminabile, ventisei punti, tredici parità, più di dodici minuti di lotta continua. Jodar resiste, ma alla sesta palla break crolla. E in in quel momento la partita si indirizza chiaramente dalla parte di Luli.
crampi
—Darderi si dà qualche colpo di racchetta sul quadricipite sinistro che inizia a indurirsi, Jodar viene morso dai crampi alla gamba destra, che cerca di tirarsi. Resta comunque in campo, coraggiosamente, guardato dal papà Rafa, unico uomo della sua vita. Preparatore, allenatore, medico, padre. Luciano sembra il più attrezzato, non solo come team: durante i cambi di campo chiede sali, acqua, energie. E persino due caffè, diventati quasi il simbolo di quella notte infinita. Il Centrale in quel momento sente che è il momento di dare l’ultima spinta, tra cori ed esultanze. I pochi rimasti sugli spalti dopo l’una di notte sembravano il doppio. Jodar affonda, Darderi vola fino al sei zero. Un boato che dirada i dubbi la nebbia, che scalda il freddo della notte. Luli trema, fa fatica quasi a chiudersi la felpa. Scrivere “Roma ti amo” sulla telecamera è un esercizio complicatissimo ma che merita un’ ultima fatica. La notte è passata e no, non era un sogno.
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