Da 1,5 kg a 40 grammi: Ufi, il gigante italiano che fornisce i filtri ai team di Formula 1
La Gazzetta dello Sport

Da 1,5 kg a 40 grammi: Ufi, il gigante italiano che fornisce i filtri ai team di Formula 1

Giovedì 14 maggio 2026
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Cinquant'anni di ricerca condensati in un componente da poche decine di grammi. A Milano, Giorgio Girondi e Davide Moletta hanno aperto le porte di Ufi Filters: storia, materiali e tecnologie di un'eccellenza Made in Italy che da Nogarole Rocca arriva fino in Formula 1 e poi torna sulle nostre strade

Cinquant'anni di ricerca condensati in un componente da poche decine di grammi. A Milano, Giorgio Girondi e Davide Moletta hanno aperto le porte di Ufi Filters: storia, materiali e tecnologie di un'eccellenza Made in Italy che da Nogarole Rocca arriva fino in Formula 1 e poi torna sulle nostre strade

Martin Fedrizzi 14 maggio - 17:16 - MILANO Il presidente di Ufi, Giorgio Girondi, e la Ferrari 312 T3 del 1978 di Carlos Reutemann, con cui Ufi ha celebrato la sua prima vittoria in F1 come fornitore

C'è un filtro dell'olio, esposto in una bacheca nell'evento milanese dell'8 maggio, che pesa circa 1,5 chilogrammi. È il filtro spin-on montato sulla Ferrari 312 T4 del 1979. Accanto a lui c'è il suo erede, un filtro cartridge da circa 40 grammi, utilizzato sulla Ferrari F1-75 nel 2022. I due componenti raccontano mezzo secolo di evoluzione tecnologica meglio di qualsiasi slide e per questo sono stati il punto di partenza scelto da Giorgio Girondi, presidente di Ufi, e da Davide Moletta, responsabile dell'Advanced Applications Division, per raccontare una storia industriale che, nonostante le dimensioni globali dell'azienda, è rimasta a lungo lontana dai riflettori. Ufi nasce nel 1971 a Nogarole Rocca, in provincia di Verona, fondata da tre soci, tra cui il padre dell'attuale presidente, e da allora si occupa di produrre sistemi di filtrazione. Una piccola realtà partita con una cinquantina di dipendenti, Ufi è cresciuta nel tempo ed è arrivata oggi ad impiegare oltre 4.300 persone in 21 paesi, divenendo leader globale per quanto riguarda la produzione di filtri per auto. Un ruolo di primo piano costruito anche grazie all'ingresso in Formula 1, arrivato nella seconda metà degli anni Settanta quasi per caso: alcuni ingegneri della Ferrari, percorrendo l'autostrada, notarono il capannone della giovane azienda Ufi e decisero di fermarsi. Da quell'incontro nacque una collaborazione con la casa di Maranello che dura tuttora e una presenza come fornitore in Formula 1 che nella stagione 2026 ha raggiunto una copertura totale, con Ufi che quest’anno fornisce i propri sistemi di filtrazione a tutti e undici i team in griglia.

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Il filtro spin-on da 1,5 kg, montato nel 1979 sulla Ferrari 312 T4 di F1

oltre 50 anni di innovazione

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La distanza tra quei due filtri in bacheca non si misura solo in grammi. Ogni decade ha portato nuovi materiali, nuove sfide chimiche, nuovi vincoli di peso. Negli anni Settanta la priorità era la resistenza alle pressioni dei motori da competizione; negli anni Novanta l'introduzione del titanio ha permesso di alleggerire i componenti senza sacrificarne l'affidabilità; oggi la sfida si è spostata sul piano chimico, con carburanti sintetici al 100%, come prevede il regolamento 2026, che interagiscono con oli e componenti del motore in modi che i filtri di generazione precedente non erano stati progettati per gestire. Ufi si è fatta trovare pronta anche questa volta, grazie a un percorso di ricerca iniziato ben prima che le nuove regole entrassero in vigore: lo stesso approccio che negli anni Ottanta aveva portato l'azienda a sviluppare soluzioni innovative per separare l'acqua dal gasolio nei motori diesel di serie, un problema allora nuovo e urgente che divenne il banco di prova per tecnologie poi migrate anche in pista. "Non abbiamo mai atteso che il mercato ci chiedesse qualcosa di nuovo", ha sintetizzato Moletta, sottolineando quanto sia importante la capacità di anticipare l’innovazione, più che di inseguirla.

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La sede principale di Ufi, a Nogarole Rocca (VR)

Dalla pista alla strada

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Ciò che rende Ufi un caso industriale degno di attenzione non è solo la capacità di ridurre il peso di un filtro di circa 37 volte rispetto al suo valore originale, ma il modo in cui quella conoscenza percorre continuamente la strada tra il banco motore e la produzione di serie. Il trasferimento tecnologico tra motorsport e automotive, come ha sottolineato Girondi, è sempre stato bidirezionale: la Formula 1 ha imposto ritmi di sviluppo e standard di affidabilità che hanno alzato il livello dell'intera azienda, ma spesso è stato il percorso inverso a rivelarsi decisivo, con soluzioni nate per la vettura di serie che hanno poi trovato applicazione nelle condizioni estreme della pista. Questa capacità di far circolare il sapere tra reparti e mercati diversi è anche il motivo per cui Ufi ha scelto di tenere la produzione del motorsport in Italia, nello stabilimento di Marcaria (MN), dove ogni filtro viene costruito su misura per ogni singolo team: "Gli ingegneri che incontriamo sono degli artisti", ha detto Moletta, riferendosi alla varietà di richieste - forme ovali, doppi stadi di filtrazione, geometrie dettate dagli spazi disponibili sulle monoposto - che l'azienda si trova ad affrontare. Ufi sta anche investendo in settori adiacenti, tra cui le tecnologie per l'idrogeno verde e la gestione termica dei veicoli elettrici e ibridi, seguendo una diversificazione avviata negli ultimi anni.

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