Francesco Moser: "Sul Blockhaus si vedrà chi può vincere il Giro. Può essere la tappa di Pellizzari"
La Gazzetta dello Sport

Francesco Moser: "Sul Blockhaus si vedrà chi può vincere il Giro. Può essere la tappa di Pellizzari"

Venerdì 15 maggio 2026
3 visualizzazioni

L'ex campione del Giro: " Le cadute sono all’ordine del giorno perché oggi si va troppo forte, in certe situazioni e soprattutto nei finali. Outsider? Mi incuriosisce il canadese Gee, della squadra di Ciccone: può fare classifica. Vediamo cosa combina"

L'ex campione del Giro: " Le cadute sono all’ordine del giorno perché oggi si va troppo forte, in certe situazioni e soprattutto nei finali. Outsider? Mi incuriosisce il canadese Gee, della squadra di Ciccone: può fare classifica. Vediamo cosa combina"

dal nostro inviato  Sergio Arcobelli 15 maggio - 07:50 - NAPOLI

Il Blockhaus non perdona. Non lo faceva quarant’anni fa, non lo farà oggi. Una delle salite simbolo della corsa rosa — 13,6 chilometri all’8,4% nel cuore della Maiella, in Abruzzo — torna a spaventare il Giro d’Italia e a riaccendere i ricordi di Francesco Moser, che su quelle rampe costruì una fetta decisiva del suo trionfo rosa nel 1984 ai danni di Laurent Fignon. Allora il francese andò in crisi di fame, Moser fiutò il momento e colpì, riuscendo a guadagnare 58” su Fignon. La quinta tappa di quell’edizione della corsa Gazzetta andò per due secondi a Moreno Argentin, ma il colpo grosso lo fece Moser, che strappò di dosso la maglia rosa al transalpino e pose le basi per il successo finale al suo unico Giro d’Italia nel palmares. Moser vinse poi quel Giro per 1’03”, rifilando 2’24” a Fignon nella crono finale di Verona e ribaltando la classifica generale. Oggi, osservando il Giro da spettatore privilegiato a Piazza del Plebiscito come testimonial per Mediolanum, l’unico italiano a podio in tutte e cinque le classiche monumento (Sanremo, Fiandre, Roubaix, Liegi e Lombardia) vede un’altra giornata destinata a lasciare il segno: "È una salita in cui bisogna avere gambe vere, perché qui si perde il Giro in pochi chilometri", dice l’ex campione con quel tono di sempre: diretto, asciutto, senza diplomazia.

Moser, il Blockhaus cosa le ricorda?
​
 "Nel 1984 lo affrontammo da un’altra parte, arrivando dal mare. A un certo punto Fignon andò in crisi, si staccò. Appena l’abbiamo visto così ho detto: qui bisogna approfittarne". 

Quel giorno vinse Moreno Argentin.

"Sì, ma non tirò mai. Restò a ruota e fece la volata. A me non interessava vincere la tappa, interessava prendere secondi. Dieci secondi pedalando sono difficili da guadagnare, con gli abbuoni invece li prendi subito. E allora ce n’erano venti: tanta roba".

Oggi però ci sono ancora gli abbuoni, anzi sono aumentati i secondi in palio ai traguardi volanti. Possono incidere?
​
 "No. Questo è un Giro che si decide a minuti, non a secondi. Il percorso è duro e gli abbuoni conteranno poco".

Gli occhi sono puntati su Jonas Vingegaard. Il danese può già prendersi la maglia rosa?

"Prima vedrà chi ha le gambe. Può anche succedere che attacchi qualcun altro, ma l’unico che può davvero fare la differenza è lui".

Vingegaard è l'unico che può fare davvero la differenza 

Chi oggi rischia di saltare?

"Difficile per Afonso Eulalio, anche alla luce delle fatiche e delle cadute degli ultimi giorni, tenere la maglia con un percorso così. Si affrontano tre salite: il Rionero, Roccaraso e l’ultima del Blockhaus che è dura davvero. Se attaccano lì, i minuti vanno via come niente". 

Tra gli osservati speciali c’è anche Giulio Pellizzari, la carta migliore in chiave Italia. 

"Sul Blockhaus si vedrà chi può vincere il Giro. Rimarranno in pochi e la speranza, certo, è che Giulio possa restare con il danese". 

Vede outsider? 
​
"Mi incuriosisce il canadese Derek Gee, quello della squadra di Giulio Ciccone. È lui che può fare classifica. Vediamo cosa combina". 

L’altro ieri però Ciccone è rimasto subito solo. Lei cosa avrebbe fatto al suo posto? 

"Che cosa puoi fare? Da solo non fai niente. Se non hai quattro o cinque compagni ti ammazzi. Ciccone sarà stanco e rischia di perdere minuti anche correndo in casa". 

Le torna in mente il vecchio Blockhaus di Ciccone?

"Eccome. Tutti lo aspettavano nell’edizione del 2022 e lui perse quasi dieci minuti. Ricordo pure una tv privata di Pescara che lo massacrò. Il giorno dopo vidi il giornalista e gli dissi: 'Non puoi fare queste cose'". 

Dove si decide davvero questo Giro? 

"Giorno per giorno. Lo puoi perdere anche in pianura se perdi le ruote".

VIDEO: Giro d'Italia 2026, il percorso della settima tappa da Formia a Blockhaus

E le cadute? È il tema dominante di questa prima parte di corsa. 
​
"Sono all’ordine del giorno perché oggi si va troppo forte, in certe situazioni e specialmente nei finali. Se una curva la puoi fare ai 50 e la fai ai 60, vai per terra. Avete visto Eulalio e Arrieta come sono finiti giù quando l’altro ieri si stavano giocando la vittoria di tappa? Basta un niente per cadere".

Anche il meteo può pesare? Potrebbe trasformare il Blockhaus in una trappola. 

"Se viene brutto tempo, lassù sarà durissima. In questi giorni dalle mie parti in Trentino stava nevicando. Il Blockhaus è freddo, si arriva oltre i 1600 metri". 

Lei invece pedala ancora? 
​
"Sì, ma ormai con la bici elettrica. Ho fatto una quarantina di chilometri in due uscite per conto mio".

Anche lei ha pedalato a Potenza sotto il diluvio come gli altri compagni di avventura? 

"Io ho evitato. Non vale più la pena fare troppa fatica. Al massimo, se me lo chiedono, faccio il direttore sportivo". È "lo Sceriffo" per sempre.

Leggi anche Ciao Bulgaria, quanto amore per il Giro: 250 mila persone a SofiaGiro d’Italia, highlights tappa 3: Magnier vince rimontando Milan negli ultimi 30 metri!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo