Giacomo Poretti: "Ho presentato Ronaldo a San Siro. Quante risate con Mou e che sfida con Baggio"
La Gazzetta dello Sport

Giacomo Poretti: "Ho presentato Ronaldo a San Siro. Quante risate con Mou e che sfida con Baggio"

Venerdì 15 maggio 2026
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Il comico ci racconta tutta la sua passione nerazzurra: "Moratti chiese a me, Aldo e Giovanni di presentare il Fenomeno allo stadio. Ho iniziato a tifare Inter grazie a mio cugino cieco che leggeva la Gazzetta dello Sport in Braille. Sfidai Baggio in una gara di punizioni"

Il comico ci racconta tutta la sua passione nerazzurra: "Moratti chiese a me, Aldo e Giovanni di presentare il Fenomeno allo stadio. Ho iniziato a tifare Inter grazie a mio cugino cieco che leggeva la Gazzetta dello Sport in Braille. Sfidai Baggio in una gara di punizioni"

Francesco Maletto Cazzullo Giornalista 15 maggio - 08:39 - MILANO Leggi anche L'Inter che domina in Italia non vale la Champions che conta. Cosa fare per tornare nel circolino"Pedro Pedro Pedro pem!", "Il karma esiste": la pallonata della vendetta in Lazio-Inter diventa virale

C’ è chi l’Inter la tifa e chi, come Giacomo Poretti, l’ha trasformata in una compagna di viaggio, di sketch e di vita. Dai tempi in cui con Aldo e Giovanni s’inventava il personaggio di “Rolando” a Mai dire Gol, fino alla storica presentazione di Ronaldo il Fenomeno davanti a un San Siro ribollente, il legame tra il comico e i colori nerazzurri è un intreccio inestricabile di passione e aneddoti. Reduce da una recente visita ad Appiano Gentile, Giacomo ci ha aperto la scatola dei ricordi: dalle sfide a colpi di punizioni con Roberto Baggio alle discussioni tattiche tra Aldo Baglio e José Mourinho.

Giacomo, com'è andata la sua visita ad Appiano?

“Un’esperienza fantastica, non ci andavo dai tempi di Pioli e l'ho trovata molto migliorata, molto più moderna. Il clima era di grande festa, ho scambiato qualche chiacchiera con Thuram e gli italiani, tutti miei fan: volevano sapere la data d'uscita del mio prossimo film”.

Si è portato dietro qualcosa? 

“Dimarco ha regalato la sua maglietta a mio figlio, che è rimasto in trance tutto il tempo. Ricambierò il regalo portando a Porta Romana, dove si trova il fruttivendolo dei suoi genitori, una maglia per celebrare lo scudetto che ho fatto insieme ad Aldo e Giovanni. Spero che la possa indossare la prossima giornata per la festa scudetto”.

Ha qualche ricordo allo stadio con loro?

 “Mi ricordo tante partite vinte, ma il mio ricordo indelebile a San Siro con loro resta la presentazione di Ronaldo il Fenomeno. A “Mai dire Gol” ci divertivamo a fare questo personaggio, “Rolando”, una storpiatura del calciatore che faceva Aldo, pensando che non sarebbe mai venuto all’Inter. Piacque molto a Moratti, che ci contattò quando arrivò il Fenomeno vero e ci invitò a presentarlo a San Siro. Noi ovviamente accettammo, ma al momento dell’annuncio, con lo stadio pieno, ce la facemmo addosso: Giovanni e Aldo non avevano il coraggio di parlare; quindi, lo feci io con un discorso improvvisato sul momento che ho totalmente dimenticato. Ma posso dire di aver annunciato il Fenomeno a San Siro”.

 Lo avete mai più rivisto? 

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"Diverse volte alla Pinetina, insieme a Baggio, che per l’occasione sfidammo in una gara di punizioni con la sagoma delle barriere. Io, Aldo e Giovanni contro di lui: in tre non riuscimmo a centrare lo specchio della porta nemmeno una volta."

Altri ricordi? 

"Il più imbarazzante, una cena di beneficenza con Moratti e Mourinho. Mou era appena arrivato all’Inter e aveva subito panchinato Toldo, beniamino di Aldo, per Julio Cesar. Al momento dei convenevoli Aldo non disse niente, non si presentò, disse solo: “Toldo deve giocare sempre titolare” e Mou: “Julio primo portiere, Toldo secondo portiere”. E Aldo, da vero tifoso, continuò: “Toldo è il portiere della Nazionale, deve giocare”, ma anche Mou non voleva mollare: “Giocherà in Coppa Italia”. Ma Aldo non ne voleva sapere, continuava ad insistere per la titolarità di Toldo. Alla fine, lo abbiamo messo a tacere con la forza".

Altri interisti celebri?

 "Ho un rapporto stupendo con Bergomi e tutti i calciatori di quell’Inter. Poi conosco molto bene Mazzola, che presentò Rolando/Aldo per Mai Dire Gol. Poi andammo alla Pinetina a filmare l’allenamento di Aldo con tutti i giocatori dell’Inter, con lo Zio che si faceva dribblare apposta".

Ma lei perché tifa Inter?

 "Una questione di famiglia, mio padre e mio zio erano grandi interisti. A quattro anni mi regalarono maglietta e scarpini nerazzurri. Ma il tifo vero è iniziato grazie alle sfide con mio cugino Antonio: era cieco e tifava Milan. Leggeva sempre il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport in Braille. E con lui iniziarono i primi sfottò. Quando guardavamo il derby insieme ripeteva sempre: “Ma come gioca Rivera?” e mio padre: “Ma cosa ne sai tu di come gioca Rivera?”. Poi ci mettevamo a ridere tutti quanti, si divertiva tantissimo".

Prima volta a San Siro? 

"Una partita di Coppa Italia contro il Catania, ma non mi ricordo niente. Passai tutto il tempo a osservare il pubblico allo stadio: non avevamo mai visto tante persone nello stesso luogo. Ma dopo quella partita non ho più smesso d’andarci".

Il derby più bello?
​
 "Quello del ’79 con la doppietta del mitico Beccalossi, un personaggio epico di cui porto un bellissimo ricordo. Un piacere immenso dopo un tour de force da girone dantesco: ricordo una fila infinita per entrare allo stadio; alle 11:30 ero in curva perché al tempo i posti non erano numerati, scoppiò a piovere in maniera beffarda. E poi la grande gioia. Ero allo stadio anche quando sbagliò i due rigori".

E il derby più brutto?

"Una sconfitta nel '99. Vincevamo 1-0 con gol del Fenomeno su rigore, che poi venne ingiustamente espulso per colpa di una simulazione evidente di Ayala, che a mio avviso supera di gran lunga quella di Bastoni contro la Juve. Alla fine, vinsero i rossoneri 2-1".

E l’Inter del futuro come se la immagina?

"Innanzitutto, dobbiamo tutti fare i complimenti a Chivu, che si è rivelato essere un tecnico strepitoso. Ora l’obiettivo sarà quello di abbassare l’età media. Abbiamo dei giocatori fortissimi ma un po’ avanti con l’età, ma Marotta è bravo: sono sicuro che quest’estate lavorerà sui giovani".

Per il suo podcast ha intervistato un sacco di interisti, Zanetti in primis. 

"Il Pupi è una persona incredibile. Ci siamo conosciuti quando giocava nell’Inter e abbiamo subito legato. Con Aldo e Giovanni abbiamo fatto uno spot per l’associazione benefica che gestisce insieme a Cordoba. Poi un altro grandissimo che ho intervistato è Paolo Maldini".

Che impressione le ha fatto?

"Un gigante: quando parla di calcio rimani incantato. Una persona educata e con una preparazione incredibile; da interista, sono contentissimo che il Milan lo abbia cacciato. Sarebbe stato molto pericoloso averlo ancora come ds".

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